Giappone: al via la terza freccia delle Abenomics. E l’Italia sogna le Renzinomics

Alessandro Iacopini

25 Giugno 2014 - 12:27

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Il premier giapponese Abe presenta un nuovo pacchetto di riforme: meno tasse alla imprese e più lavoro alle donne. Ma i mercati e gli analisti reagiscono con freddezza.

Giappone: al via la terza freccia delle Abenomics. E l'Italia sogna le Renzinomics

Dopo la politica monetaria ultraespansiva e la politica fiscale flessibile, ieri il premier giapponese Shinzo Abe ha illustrato quella che viene definita la «terza freccia» della sua politica economica, chiamata, in assonanza alle Reaganomics del presidente americano Ronald Regan, Abenomics.

Il pacchetto illustrato a Tokyo ieri da Abe si concentrata soprattutto sulla riduzione delle tasse sulle imprese (corporate tax), sull’introduzione di zone economiche speciali, su una maggiore partecipazione delle donne al lavoro e su una riforma del fondo pensioni pubblico. Prevista inoltre una deregolamentazione dei sistemi sanitari ed energetico, una parziale riforma agricola e nuovi approcci al mercato del lavoro.

Gli esperti e gli analisti, che già avevano commentato le indiscrezioni trapelate nelle settimane scorse, hanno accolto con freddezza la «terza freccia» di Abe: il giudizio, piuttosto unanime, è che le misure presentante abbiano indubbi aspetti positivi ma che nelle pratica siano piuttosto timide.

Il rischio, in sostanza, è quello di trovarsi di fronte soltanto ad una serie di annunci che nei fatti poco incidono sull’economia nipponica, alle prese dai primi anni Novanta con una crescita asfittica e un’inflazione prossima allo zero.

Anche la borsa di Tokyo non si è entusiasmata dopo l’annuncio: già debole a causa della chiusura di Wall Street, il mercato asiatico ha chiuso in negativo, abbastanza indifferente alle parole di Abe.

Meno tasse alle imprese
La mossa più concreta della «terza freccia» è la riduzione delle imposte alle imprese, che scenderanno dall’attuale 35% a sotto il 30%.

Il taglio comincerà dal prossimo anno e procedera’ per gradi in un arco di anni imprecisato. Tuttavia non è stato ancora chiarito come saranno trovate tutte le risorse fiscali alternative.

Per adesso le coperture arrivano da un aumento dell’imposta sui consumi ( la nostra IVA) passata dal 5 all’ 8% in aprile e pronta a salire al 10% nell’ottobre 2015, solo però se la ripresa economica dovesse accelerare.

Nonostante in patria ci siano state molte critiche per questo gioco di prestigio fiscale, Abe è convinto che la misura contribuira’ sia a rallentare le delocalizzazioni produttive all’estero e sia ad attirare investimenti stranieri diretti.

Womenomics
Una maggiore partecipazione delle donne alla vita sociale ed economica del Giappone è uno dei nodi chiave della politica di Abe. Un aspetto questo che va molto oltre la semplice connotazione professionale e lavorativa dei singoli, ma che ha invece un forte impatto sulla vita sociale e culturale del Paese nipponico.

Rispetto ai paesi più avanzati dell’Occidente (non di certo l’Italia), il ruolo della donna in Giappone è ancora marginale rispetto agli uomini. Per questo Abe è convinto che una parte della futura crescita del Giappone possa passare proprio dalle donne.

In sostanza però Abe chiede alle giapponesi di trasformarsi in eroine: da un lato devono far carriera, dall’altra devono fare figli, per contrastare il declino demografico.
In cambio Abe offre più asili nido e una maggiore attenzione verso la parità di trattamento nelle aziende.

Riforma del fondo pensioni pubblico
Era questo una delle novità più attese dagli analisti e dalla comunità finanziaria internazionale. Il Government Investment Pension Fund gestisce fondi per circa 130mila miiardi di yen e si attende una sua rapida revisione del suo portafoglio titoli.

Generalmente orientato verso l’acquisto di bond statali, il Fondo sposterà l’attenzione sugli investimenti privati e più rischiosi, in modo da trasformarsi in una sorta di fondo d’investimento internazionale.

Le altre misure
Tra le altre misure, spiccano la creazione di zone economiche speciali, dove vigono cioè alti livelli di deregolamentazione e liberalizzazione (le troppe resistenze locali hanno fatto optare per questa scelta), un nuovo sistema sanitario assicurativo misto pubblico e privato e la deregolamentazione del mercato della distribuzione dell’energia.

Prevista anche una riforma dell’agricoltura per orientare il settore primario verso l’export e una sorta di piano nazionale per il turismo. Per attirare turisti, Abe sta cercando di convincere gli enti locali a liberalizzare i casinò.

Dal punto di vista del mercato del lavoro la «terza freccia» viene giudicata piuttosto carente: si prevedono misure minori per evitare gli straordinari e lo sviluppo di un sistema basato sulla valutazione del lavoro e non sulle ore lavorate.

Le Renzinomics
Le Abenomics hanno suscitato molto interesse da parte degli osservatori di tutto il mondo e anche in Italia, dove il premier Matteo Renzi è fortemente tentato da implementare anche nel nostro paese politiche economiche simili.

Durante i primi giorni di governo, molti quotidiani italiani, continuando sulla scia dei calchi linguistici, avevano addirittura coniato l’espressione Renzinomics.

Forse è un po’ troppo parlare di Renzinomics, ma è indubbio che la politica economica promossa da Abe può rappresentare un modello da cui trarre ispirazione per riformare il sistema produttivo italiano.

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