GRECIA. Il ministro delle finanze greco Evangelos Venizelos ha sollevato solo un aspetto del problema cui la Grecia sta facendo fronte quando Mercoledì ha ammonito che la Grecia deve tassare e tagliare di più per evitare l’esclusione da ulteriori programmi di aiuto e il collasso economico che ne conseguirebbe.
Il rovescio della medaglia è che altre tasse e nuovi tagli, rischio, allo stesso modo, di portare ad una disintegrazione economica, e molto probabilmente di sfociare in una crisi politica che potrebbe rovesciare il governo e con esso l’accordo della Grecia con UE, BCE e FMI, la squadra della “troika “.
In sintesi, per la Grecia entrambe le scelte sono terribili. Ciascuna potrebbe tradursi in default e in un’uscita dalla zona euro.
Le previsioni del Fondo monetario internazionale, secondo cui la Grecia rimarrà in recessione per il quarto anno nel 2012 con un preoccupante andamento al rialzo del tasso di disoccupazione, pesano sul governo che impotente e umiliato, continua ad arrancare per coprire il proprio deficit di bilancio.
Centomila posti di lavoro nel settore pubblico devono essere tagliati, così come gli stipendi dei dipendenti pubblici, mentre le tasse dovranno essere alzate per soddisfare i requisiti stabiliti dagli istituti di credito internazionali. Dopo aver protetto il suo elettorato di base - il settore pubblico - durante la crisi, il governo socialista dovrà ora demolire la propria base politica.
I funzionari greci si stanno preparando per un’altra ondata di scioperi e di nuovi disordini civili. Oltre il 40% dei giovani lavoratori è attualmente senza un’occupazione. I negozi ad Atene, in numero sempre crescente, abbassano le serrande, mentre salgono le preoccupazioni per una possibile rivolta fiscale, con i greci che si rifiutano di pagare, semplicemente perchè non hanno i soldi per farlo.
Questo è un terreno fertile per il partito d’opposizione New Democracy, che ha chiesto nuove elezioni. Il partito è in aumento nei sondaggi dopo aver promesso di strappare il piano di riforma forzatamente approvato dal parlamento in estate e riorientare la politica, improntandola più alla crescita che non all’austerità. Spingere l’attuale governo sull’orlo della distruzione politica apre le porte a una maggiore incertezza politica, più di quanta gli investitori finanziari europei non vogliano, e possano, sopportare.