Food delivery, come funziona davvero: i retroscena del primo sindacalista dei riders

Martino Grassi

11 Febbraio 2021 - 14:33

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Come funziona davvero il servizio di Food Delivery? Yiftalem Parigi, il primo sindacalista dei riders, svela quali sono i retroscena.

Come funziona davvero il servizio di Food Delivery? Nell’ultimo periodo l’attenzione sulla condizione dei rider, i lavoratori che effettuano le consegne a domicilio, è cresciuta sempre più. Fino ad ora infatti questa categoria è stata costretta a subire quello che potrebbe essere definito come un vero e proprio sfruttamento.

Adesso sembra che qualcosa si stia muovendo, e i rider auspicano a delle migliori condizioni di lavoro in grado di fornirgli maggiori tutele e assistenza, oltre che una paga equa. Yiftalem Parigi, il primo sindacalista dei rider, ha raccontato quali sono i retroscena di questo servizio nel corso di un’intervista per Money.it.

Food delivery, come funziona davvero il servizio

Just Eat, una delle aziende leader del settore Food Delivery ha recentemente annunciato di voler regolarizzare i rider, decidendo quindi di fare una scelta etica, affermando che “ai riders devono essere garantiti i diritti che dovrebbero avere qualsiasi lavoratore, e dando un messaggio forte anche alle altre multinazionali.

Prima di queste ultime novità, spiega Parigi, la situazione era completamente diversa. A livello di condizioni generali infatti “non c’erano contributi, non c’erano le ferie e non c’era la malattia, a livello economico c’era e c’è una paga a cottimo”, ossia una paga che varia in base alle consegne e che spinge i rider “ad andare sempre più veloce, per fare più consegne e guadagnare di più”.

Anche le condizioni del lavoro, continua Parigi, sono a discapito del lavoratore. In sostanza il metodo di attribuzione delle consegne si basa esclusivamente su un algoritmo, “una piattaforma che fa la selezione dei rider, che secondo la società sono più produttivi, quelli che seguono di più le linee guida”. Queste direttive premiano infatti chi lavora di più nel fine settimana, nei momenti di maggiore richiesta e chi in generale lavora di più, garantendo più turni ai rider:

Questo è un sistema un po’ assurdo, soprattutto in un contesto in cui il nostro lavoro è per le strade a contatto con i rischi di incidenti, con i pedoni etc. Un sistema di pagamento e di selezione di chi può lavorare di più, basato su chi va più veloce mette a rischio noi e chi ci sta intorno”.

Proprio per questo motivo è necessario che i rider siano pagati all’ora e non a cottimo come succede in questo momento, aggiunge il sindacalista. Le attuali condizioni inoltre espongono maggiormente i rider a ulteriori problemi, facendoli diventare anche i bersagli di atti criminali, come furti o altri tipi di violenze. “Noi quando subiamo queste aggressioni, non siamo tutelati dalle società. Se ci rubano i soldi questi soldi li dobbiamo rimborsare noi, non abbiamo un’assicurazione o un’indennità”, spiega ancora Parigi, aggiungendo che anche nel caso in cui il rider debba interrompere un turno a seguito di un’aggressione, l’algoritmo penalizzerà il lavoratore, facendolo crollare nella classifica e riducendo i turni futuri.

Un altro fattore che penalizza la categoria è il fatto che ci siano più rider rispetto al numero effettivo di consegne, e questo spinge anche le aziende a pagare meno rispetto a quanto dovrebbero: “Se sono tanti a richiederle, alla fine puoi dire tengo le paghe un po’ più basse tanto qualcuno me le accetterà per forza, se invece fossimo pochi e le richieste tante succederebbe il contrario”.

Governo Draghi, cosa aspettarsi per il lavoro

Uno dei punti centrali del governo Draghi sembra essere proprio quello del lavoro, ma cosa dobbiamo aspettarci per i giovani e per le categorie più svantaggiate? La speranza di Parigi è quella che vengano fatti degli investimenti sull’entrata nel mondo del lavoro, che al momento è una cosa molto difficile. Parigi conclude affermando che:

“Se molti di noi si ritrovano a fare questi lavoretti, anche dopo essersi laureati, c’è un problema, su cui sarebbe giusto che il nuovo governo facesse un analisi. Penso poi che anche dal punto di vista dell’aumento di queste nuove forme di precariato andrebbe rivisto anche l’ordinamento giuridico italiano”.

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