Una manciata di ore separa l’America dalla tempesta fiscale che sarà innescata il prossimo 31 dicembre 2012: sull’orlo del precipizio fiscale, l’America riceverà dal debito la spinta finale e sarà catapultata giù dal burrone, diretta verso la crisi e la recessione.
Scatta oggi, dunque, l’ultimo round di Obama per trovare un accordo con il Congresso e raggiungere un’intesa che sventi l’incubo del fallimento per l’economia USA.
L’America rischia di fallire?
Allo scadere della mezzanotte del 31 dicembre -sembra la storia di Cenerentola- il debito raggiungerà il tetto massimo fissato nel 2011 (16.400 miliardi di dollari) e, allo stesso tempo, con il fiscal cliff andranno in scadenza una serie di agevolazioni fiscali ed entreranno in vigore tagli automatici alla spesa: una stretta fiscale senza precedenti nella storia americana.
Con il fiscal cliff, se l’intesa non sarà trovata, scatteranno una serie di strette fiscali che porteranno ad una pressione di circa 2.000 dollari a famiglia per anno, con un’impennata del 2% sulle aliquote salariali. Il fiscal cliff rappresenta un mix fiscale che rappresenta il 3% del PIL nazionale, un vero e proprio spintone verso la recessione economica.
Se non bastasse, c’è in gioco anche la questione del debito, rimandata nel 2011 e oggi apparentemente insormontabile. Quando l’America raggiungerà la soglia di insostenibilità del debito (stabilita nel 2011) il rischio di default sarà sempre più concreto, soprattutto se si pensa alla reazione delle agenzie di rating che lascerebbero inesorabilmente piovere downgrade.
Ultimo round per Obama
Intanto, a Washington, le battute finali di questa lunga e irrisolta trattativa tra democratici e repubblicani in cerca di un accordo su come scongiurare il precipizio.
Proprio oggi sarà il giorno dell’ultimo round. Barack Obama, insieme al suo vice (Joe Biden), incontrerà i leader democratici e repubblicani nel tentativo di raggiungere una intesa, sia pure minima, che consenta all’economia statunitense di evitare l’incubo fallimento.
Alle 21 (ora italiana), Obama incontrerà il Congresso per l’ultima volta, ma riguardo ad una possibile intesa, i membri sono sostanzialmente divisi sulle modalità con le quali il prelievo fiscale possa aumentare per i cittadini più ricchi. A quanto pare, nella parte repubblicana si apre un varco per la possibilità di un accordo sulle tasse a patto che Obama presenti un piano significativo di tagli alla spesa.
In queste ore cruciali per l’economia dell’America, si cerca un compromesso finale che eviti il volo dal precipizio. Le ultime ipotesi parlano della possibilità di estensione delle agevolazioni per i redditi inferiori ai 250.000 dollari, sospensione dei tagli e mantenimento dei sussidi per i disoccupati.
Il gioco politico con effetti reali
In questo quadro c’è poi anche la componente politica e strategica: una volta che il fiscal cliff sarà in atto, con chi se la prenderanno i cittadini? Chi sarà il «cattivo» e chi il «paladino»?
Non solo, c’è infine una corrente di pensiero che accoglie la «teoria del bungee jumping»: saltare dal precipizio fiscale con un elastico legato alla caviglia. Il salto dal precipizio rappresenterebbe un innalzamento delle tasse per tutti, ma grazie all’effetto «elastico» si potrebbe raggiungere con più facilità un’intesa del Congresso sulla riduzione fiscale.
Intanto, Wall Street registra perdite e ieri ha chiuso in rosso, imprese e cittadini sono in serie difficoltà e, in questo contesto strategico, non si tiene conto dei danni reali che il salto dal cliff sta già portando all’economia degli Stati Uniti.
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