Finanziamento pubblico ai partiti: ecco l’ultimo colpo di mano della casta

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Oggi alla Camera è passato un emendamento della maggioranza che consente l’erogazione di una tranche di finanziamento pubblico ai partiti senza alcun controllo. Insorge il M5S. Ecco cos’è successo.

Ennesimo colpo di mano della casta oggi alla Camera: è stato votato un emendamento che consente, nonostante l’assenza totale di controlli, l’erogazione di una tranche del finanziamento pubblico ai partiti per l’attuale legislatura.

Finanziamento pubblico ai partiti: l’emendamento Boccadutri

Oggi la Camera dei Deputati ha approvato l’emendamento Boccadutri che permette alle forze politiche che siedono in Parlamento, ad eccezione del solo M5S, di ottenere una tranche del finanziamento pubblico per questa legislatura pari a 45,5 milioni di euro. Cosa c’è di strano? Ecco: a fine luglio gli Uffici di presidenza di Camera e Senato avevano sospeso l’erogazione del finanziamento perché la commissione di controllo “era impossibilitata a svolgere le dovute verifiche sui bilanci 2013 e 2014 per mancanza di personale". E’ come se un normale cittadino si autorizzasse da solo un finanziamento in banca senza che quest’ultima possa controllarne i requisiti di accesso. La legge adesso, per diventare definitiva, dovrà passare l’esame del Senato dove si preannuncia una durissima battaglia con il M5S.

Finanziamento pubblico ai partiti: la dura reazione del M5S all’emendamento Boccadutri

Durissima la reazione in aula del M5S con i deputati grillini che hanno sventolato decine di banconote in segno di protesta. Da segnalare, su tutte, la dichiarazione del vicepresidente della Camera del M5S Luigi Di Maio:

“Nel primo giorno di Parlamento dopo la pausa estiva viene approvata una Legge (la «Boccadutri») che permette ai partiti di incassare i rimborsi elettorali - soldi pubblici - senza controlli sui bilanci, senza rendiconti delle spese. Assegni in bianco. Incasseranno i soldi delle nostre tasse senza spiegarci cosa ci faranno. Un bel calcio agli imprenditori ed ai professionisti di questo Paese che ogni giorno subiscono la burocrazia italiana, a volte fallendo a causa delle spese di certificazione e scartoffie varie. Se il buon giorno si vede dal mattino, ci aspetta un autunno parlamentare molto caldo!”

Finanziamento pubblico ai partiti: il PD difende l’emendamento Boccadutri

Il PD si giustifica attraverso le parole del deputato Sergio Boccadutri, primo firmatario della legge ed ex tesoriere di SEL passato recentemente al PD, secondo il quale l’intervento normativo di oggi “serve a sanare una situazione di oggettiva difficoltà cui si è venuta a trovare la commissione di garanzia per la trasparenza”.
In altre parole, secondo il PD e le altre forze della maggioranza non era possibile attendere il ripristino del corretto funzionamento dell’organo di controllo (la commissione di garanzia per la trasparenza) ma era necessario procedere con urgenza. Sorge spontanea una domanda: questi «rimborsi elettorali» verranno mai verificati?

Finanziamento pubblico ai partiti: il quadro giuridico oggi

Com’è noto il finanziamento pubblico ai partiti è stato abrogato con la Legge 149/2013 che ha previsto:

  • la possibilità di destinare il 2 x 1000 della propria IRPEF ad un partito politico;
  • l’istituzione di apposite detrazioni fiscali per le erogazioni liberali in denaro in favore dei partiti politici;
  • la possibilità di raccolte telefoniche di fondi (modalità «moderna» di raccolta delle erogazioni liberali);
  • l’estensione ai partiti politici delle disposizioni in materia di contratti di solidarietà.

Tuttavia, per stessa previsione legislativa, l’effettiva cessazione del finanziamento pubblico ai partiti avverrà solo nel 2017, proseguendo quindi per i prossimi due anni.