Facebook, Google, Amazon e Apple: al via il più grande piano di lobbying in UE

Riccardo Lozzi

14 Dicembre 2020 - 17:12

14 Dicembre 2020 - 18:06

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Così le Big Tech americane starebbero cercando di influenzare le politiche dell’Unione Europea sulla regolamentazione dai servizi digitali.

Facebook, Google, Amazon e Apple: al via il più grande piano di lobbying in UE

Facebook, Google, Apple e Amazon sono pronte a finanziare il più grande piano di lobbying in Unione Europea. L’obiettivo delle Big Tech statunitensi sarebbe quello di influenzare le decisioni contenute nel Digital Services Act sulla regolamentazione dei servizi digitali nel vecchio continente.

L’UE, infatti, sta diventando la prima area economica e politica a dotarsi di regole molto stringenti nel settore tecnologico, con il fine di garantire maggiori tutele sulla libera concorrenza alle imprese e sulla privacy ai cittadini.

Una serie di norme che potrebbero causare diversi problemi ai colossi della Silicon Valley, i quali solo nella prima metà del 2020 hanno speso complessivamente 19 milioni di euro per garantirsi l’appoggio di think tank, studi legali e società di consulenza. Secondo alcune indiscrezioni gli importi stanziati sarebbero anche più alti.

Il più grande piano di lobbying in UE

Nonostante per il momento le cifre siano ancora di gran lunga inferiori rispetto a quanto viene speso ogni anno per i membri del Congresso americano, diversi funzionari europei si dicono preoccupati dal trend che sta prendendo piede a Bruxelles.

Ufficialmente Facebook (nel mirino anche dell’Antitrust americana), Google, Apple e Amazon hanno respinto tali accuse, sostenendo come la loro preoccupazione riguardi esclusivamente la possibilità di cooperare con i legislatori, in modo che non vengano danneggiate l’economia e l’innovazione tecnologica dell’UE.

Tuttavia, al momento, gli sforzi finanziari compiuti da queste compagnie non sembrano dare i risultati sperati.

Margrethe Vestager e Thierry Breton, commissari per la concorrenza e per il mercato interno, hanno definito le aziende americane come un pericolo per la democrazia e il mercato europeo.

Inoltre, hanno dichiarato di essere pronti ad attivare il prima possibile politiche più restrittive nei loro confronti, dopo che negli ultimi anni sono state adottate misure severe su privacy e copyright.

La strategia di Facebook, Google, Amazon e Apple

Le prossime norme dovrebbero obbligare le piattaforme a rivelare gli strumenti del funzionamento interno in materia di pubblicità digitale e dei contenuti suggeriti agli utenti.

Queste società però non hanno ancora abbandonato la battaglia, anche se hanno preso coscienza che si tratterà di una delle maggiori sfide intraprese finora. Le direttive non dovrebbero essere approvate comunque prima del 2022, garantendogli ancora un po’ di margine di manovra.

Uno degli esempi della strategia delle Big Tech è il documento pubblicato a ottobre dal Centro Europeo per l’Economia Politica Internazionale, nel quale veniva riportato come le nuove normative costerebbero all’Unione Europea 2 milioni di posti di lavoro e 85 miliardi di euro di PIL.

Il think tank di Bruxelles apparterrebbe all’insieme delle società finanziate direttamente da Google, alimentando le polemiche nei confronti dei tentativi di influenzare il dibattito pubblico da parte del motore di ricerca più famoso al mondo.

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