Euro digitale: cos’è, come funziona e quando arriva

16 Febbraio 2022 - 14:00

16 Febbraio 2022 - 15:56

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La Banca centrale europea ha lanciato il progetto dell’euro digitale. Ecco cos’è, come funziona, a cosa serve, tempistiche e rischi della versione elettronica dell’euro.

Euro digitale: cos'è, come funziona e quando arriva

L’Europa è sempre più vicina all’euro digitale, ma cos’è e come funziona?

La Commissione europea ha di recente annunciato la sua intenzione di proporre, a inizio 2023, un disegno di legge per l’euro digitale. Il disegno di legge dovrebbe fungere da base giuridica per i lavori tecnici portati avanti dalla Bce per la creazione della versione digitale dell’euro.

Il piano ha iniziato a prendere ufficialmente forma a luglio 2021, quando il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha dato il via alla fase istruttoria del progetto dell’euro digitale che tra qualche anno potrebbe diventare realtà. È quindi arrivato il momento di chiedersi cos’è l’euro digitale, come funziona, quando arriverà, a cosa servirà e come potremo spendere i nostri euro digitali. Qui le cose utili da sapere.

Cos’è l’euro digitale

L’euro digitale sarebbe la CBDC (Valuta Digitale della Banca Centrale) dell’Eurozona. Simili e ispirate alle criptovalute, ma da non confondere con queste, le CBDC sono la versione digitale della moneta fiat.

In sostanza l’euro digitale sarebbe l’equivalente elettronico delle banconote e delle monete di euro. Una moneta virtuale parallela al contante, con corso legale e garantito dalla Banca centrale europea, usata per i pagamenti nei 19 Paesi del blocco e accessibile a imprese e cittadini per pagare in modo più veloce, sicuro e innovativo.

L’arrivo dell’euro digitale consentirebbe per la prima volta ai privati cittadini di depositare denaro direttamente presso la Bce, in una sorta di conto bancario online o un portafoglio digitale, al di fuori delle banche commerciali. Si tratta di una differenza sostanziale: la valuta digitale della Bce è intrinsecamente più sicura di qualsiasi controparte del settore privato.

Questo significa che potrò convertire tutti i miei risparmi in euro digitali? Molto probabilmente non sarà così. La Bce sa che la sua valuta digitale potrebbe essere così attraente da svuotare le banche commerciali, quindi fisserà un limite al numero di euro digitali che ognuno potrà possedere, oppure applicherà dei tassi su partecipazioni superiori a una certa soglia.

Come funziona l’euro digitale

L’euro digitale funzionerebbe come le valute virtuali, quindi potrebbe essere emesso e trasferito utilizzando la blockchain (ma non necessariamente) e conservato nei portafogli digitali (wallet). A differenza delle classiche criptovalute, però, sarebbe implementato e controllato centralmente, tramite database gestito da banca centrale, dal governo o società terze approvate, anche se distribuito su registro pubblico a blocchi.

Ma come si aprono conti in euro digitale? 

La Bce ha detto che lascerà questo compito alle banche e ad alcune fintech regolamentate, che offriranno quindi portafogli digitali in euro ai clienti per conto della Bce.

Molto probabilmente potremo spendere l’euro digitale solo per piccoli pagamenti (qualche centinaio di euro), usando dispositivi collegati tramite Bluetooth o NFC. Anche quando verrà lanciato, l’euro digitale non sostituirà il denaro contante, ma lo integrerà. Sarà, insomma, un’alternativa, uno strumento complementare al circolante cash.

A cosa serve l’euro digitale?

La Banca centrale europea non vuole lasciare i pagamenti digitali al settore privato, in particolare se l’uso del contante andrà via via diminuendo.

“Il nostro lavoro mira a garantire che nell’era digitale cittadini e imprese continuino ad avere accesso alla forma di moneta più sicura, la moneta della banca centrale”, ha detto il presidente della Bce Christine Lagarde.

L’obiettivo dell’euro digitale, quindi, è quello di soddisfare le esigenze degli europei, contribuendo allo stesso tempo a prevenire attività illecite. Una moneta digitale della banca centrale che sia sicura, accessibile ed efficiente.

Come descritto nel report della Bce sull’euro digitale redatto in occasione della consultazione pubblica, la moneta elettronica sosterrebbe alcuni obiettivi strategici dell’Eurosistema: dalla possibilità di fornire servizi di pagamento all’avanguardia che vadano incontro ai nuovi trend e alle nuove esigenze dei consumatori (emerse anche in seguito alla pandemia di Covid-19), alla promozione dell’innovazione nel campo dei pagamenti e dell’inclusione finanziaria. Inoltre l’euro digitale potrebbe rappresentare un’opzione per ridurre i costi complessivi e l’impronta ecologica dei sistemi monetari e di pagamento.

Un euro digitale disegnato dalla banca centrale per abbracciare l’innovazione tecnologica finanziaria renderebbe più veloci i pagamenti e più semplice il tracciamento e il contenimento dei reati finanziari, anche se non mancano dubbi e perplessità sul fronte privacy e libertà fondamentali.

I motivi per cui la Bce dovrebbe adottare l’euro digitale sono riportati nel documento sopracitato, e sono essenzialmente i seguenti:

1) la digitalizzazione e l’indipendenza dell’economia europea può trarre vantaggio di una forma digitale della moneta emessa dalla banca centrale. L’euro digitale potrebbe tenere il passo con la tecnologia all’avanguardia in modo da soddisfare al meglio le esigenze del mercato per quanto riguarda, ad esempio, usabilità, convenienza, velocità, efficienza dei costi;

2) l’euro digitale sarebbe utile nel caso in cui il contante venga utilizzato sempre meno. L’euro digitale come forma aggiuntiva di denaro pubblico e mezzo di pagamento andrebbe a soddisfare le esigenze degli utenti. Dovrebbe però essere economico da usare, sicuro e senza rischi, efficiente e di facile utilizzo per tutti;

3) una forma di moneta diversa da quella fisica diventa un’alternativa plausibile come mezzo di scambio e, potenzialmente, come riserva di valore nell’eurozona.

4) l’emissione di un euro digitale andrebbe a sostenere la sovranità e la stabilità monetaria e finanziaria europea davanti alle minacce rappresentate dalla creazione di CBDC da parte di banche centrali straniere a disposizione dei cittadini europei e dallo sviluppo di soluzioni di pagamento come le stablecoin globali da parte di grandi aziende private;

5) l’euro digitale potrebbe aiutare a mitigare le probabilità che un cyber attacco, un disastro naturale, una pandemia o altri eventi estremi possano ostacolare la fornitura di servizi di pagamento. Pensiamo alla possibilità che un attacco informatico interrompa i pagamenti con carta o i prelievi agli sportelli. In questi scenari un euro digitale, come soluzione vicina al contante, potrebbe essere un rimedio di emergenza per i pagamenti elettronici al dettaglio, in funzione quando le altre soluzioni non sono disponibili.

Anche la pandemia rientra in questo scenario. Pensiamo ad esempio al distanziamento sociale che modifica le abitudini di pagamento dei consumatori, rendendoli più inclini a utilizzare pagamenti contactless o cashless per evitare i rischi di contagio associati alle banconote.

Quando arriva l’euro digitale

Non prima dei prossimi 4 anni. Prima di decidere se emettere un euro digitale, la Bce deve stabilire quale sarà il suo design e testarne la capacità di soddisfare le esigenze degli utenti finali nonché analizzare come gli intermediari finanziari potrebbero fornire servizi di front-end basati su un euro digitale. A luglio 2021 è stata avviata la fase istruttoria del progetto euro digitale che ha questi obiettivi sopracitati e che verrà completata entro ottobre 2023.

Il Consiglio direttivo deciderà quindi se passare alla fase successiva, quella dei test e dell’eventuale sperimentazione vera e propria di un euro digitale, che potrebbe durare circa tre anni.

Intanto la strada delle monete elettroniche delle banche centrali è stata già tracciata: in Cina la sperimentazione dell’e-yuan, la versione digitale dello yuan, è iniziata in autunno 2020 e ha coinvolto finora il 15% della popolazione, concentrata in 12 grandi città tra cui Pechino e Shanghai. A gennaio 2022 gli utenti che hanno utilizzato l’e-yuan almeno una volta erano 260 milioni.

Anche il segretario del Tesoro degli Stati Uniti, Janet Yellen, si è detta favorevole ai tentativi di creare un dollaro digitale, stampato dalla Federal Reserve e basato sulla tecnologia blockchain.

Rischi e vantaggi dell’euro digitale

Una moneta digitale della banca centrale sarebbe basata su token digitali che circolerebbero in modo decentralizzato e consentirebbero l’anonimato nei confronti della banca centrale come i contanti, nel rispetto pieno degli standard di privacy e libertà finanziaria che l’Europa deve garantire ai suoi cittadini.

Eppure non sono mancati i dubbi: non si rischia di esporre i propri dati sensibili? Non si rischia di mettere a repentaglio la propria libertà e di essere controllati dai poteri forti?

C’è chi, come Christian Miccoli, ceo di Conio (app italiana per vendere e comprare Bitcoin), sostiene che “Un euro digitale, strutturato come lo yuan digitale, implicherebbe la possibilità da parte del governo nazionale di controllare i movimenti finanziari con la possibilità di bloccare i fondi individuali a propria discrezione e programmare smart contract per obbligare o vietare determinate categorie di spesa”

La Bce il problema se lo è posto, spiegando che l’introduzione di un euro digitale al dettaglio potrebbe avere risvolti molto seri sull’intero sistema finanziario, ed è per questo che finora le banche centrali non hanno fornito accesso al dettaglio al denaro nonostante la tecnologia per farlo fosse già disponibile

“Alcuni sostengono che una valuta digitale basata su token potrebbe non garantire il completo anonimato. Se ciò si dimostrasse, solleverebbe inevitabilmente problemi sociali, politici e legali”, ha detto Yves Mersch, governatore della Banca del Lussemburgo, in un suo discorso sull’euro digitale. Ma non solo. “La disintermediazione sarebbe economicamente inefficiente e giuridicamente insostenibile. Un CBDC al dettaglio creerebbe una concentrazione sproporzionata di potere nella banca centrale. Questi effetti potenzialmente avversi sul sistema finanziario sembrerebbero superiori ai benefici previsti dall’introduzione di un CBDC al dettaglio”, ha concluso il funzionario della Bce.

Parlando di rischi e opportunità dell’euro digitale, un aspetto importante delle CBDC da tenere in considerazione è la programmabilità della moneta, ha fatto notare Roberto Garavaglia, consulente strategico nel settore dei sistemi di pagamento digitali ed esperto di blockchain in ambito finance. Parlando a una tavola rotonda sull’Euro digitale all’evento Payments 2022, Garavaglia ha affrontato la questione citando il caso di alcuni Paesi come Francia e Germania che hanno lanciato quasi dei manifesti sull’esigenza di un euro programmabile. Immaginiamo casi d’uso come le donazioni e poniamoci la domanda: ci fidiamo di una rendicontazione ex post che ci dice che il denaro è stato utilizzato per quello scopo o facciamo in modo che quel denaro, sotto forma di digital euro, ancorato alla regola di spendita, qualora non fosse destinato a quello scopo non avrebbe nessun valore? Stesso discorso vale per il welfare, per i bonus sociali, per i finanziamenti europei per lo sviluppo... Con l’euro digitale si bloccherebbe sul nascere il tentativo di spendere i soldi in maniera diversa dalla finalità annunciata. Ciò è già possibile con le stablecoin, ma l’utilizzo della CBDC supererebbe i limiti di tipo legislativo e i problemi sul profilo del rischio.

“Non sappiamo se sarà possibile una programmabilità della moneta”, ha aggiunto Savino Damico, Head of Fintech Ecosystem Management and Monitoring Intesa Sanpaolo, nel corso della tavola rotonda. “La Cina, che sembra aver optato per un modello di valuta digitale a due livelli (centralizzato e decentralizzato) potrebbe convincere anche gli europei, ma è un po’ presto per dirlo. Una moneta di scopo per la banca centrale non è esattamente fungibile come una banconota perché potrebbe essere utilizzata solo per certi scopi e non sarebbe uguale alla moneta che conosciamo, che non è soggetta a limitazioni di nessun genere. Nella mia visione personale non si dovrebbero applicare le stesse logiche in un mondo che è cambiato: se il mondo evolve verso la digitalizzazione bisogna darsi regole nuove”.

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