Enoturismo: l’Italia è seconda a USA e Australia. Punti di forza e debolezza del settore

Claudio Riccardi

23 Febbraio 2015 - 15:55

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Nel 2013 registrato un giro d’affari da 5 miliardi di euro, ma si può fare molto di più, cercando anzitutto di creare una rete tra gli attori del settore.

Enoturismo: l'Italia è seconda a USA e Australia. Punti di forza e debolezza del settore

Un potenziale che c’è, è lì che aspetta solo di essere stimolato, e proposto all’esterno nella maniera più efficace ed economicamente redditizia.

Parliamo di quella porzione del settore turistico che si rivolge agli appassionati del buon vino, l’enoturismo.

Un comparto capace di generare nell’anno 2013 un giro d’affari tra i 4 e i 5 miliardi di euro, quota rilevante ma ancora ben al di sotto di un potenziale di almeno due-tre volte superiore. 

Lo si capisce analizzando un dato fornito dalla Wine Tourism Conference, sugli gli arrivi turistici mondiali nel comparto enoturistico: su un totale di circa 20 milioni, solo 3 milioni erano italiani. 

Altre specifiche, tracciate dal XII rapporto sul turismo del vino presentato dalle Città del Vino e dall’Università di Salerno, mettono in luce invece gli enormi punti di forza dell’Italia: numero di vitigni, Dop e Igp ma anche, dal momento che l’enoturista è fortemente «linkato» all’arte, patrimonio culturale e siti Unesco.

Una dote sconfinata che potrebbe proiettare l’Italia al primo posto nel mondo ma a primeggiare ci sono Usa, Australia, Nuova Zelanda, Cile e Argentina, che hanno imprese enoturistiche giovani, di dimensioni rilevanti, e con un approccio fortemente orientato al business e al marketing.

Al contrario l’Italia è frenata da una serie di ataviche debolezze competitive: la generale incapacità di fare sistema tra i vari attori del settore, il mancato dialogo tra operatori turistici, lo scarso utilizzo delle tecnologie e del web, la ridotta capacità nella valorizzazione delle produzioni, la bassa notorietà e reputazione di alcuni territori, tranne le regioni più note. 

Tuttavia ci sono spiragli di luce all’orizzonte per l’enoturismo nostrano.
Piccole, sporadiche realtà, che promuovono le buone pratiche.

Parliamo della Franciacorta, delle Langhe, del Barolo, di Barbaresco, di Marsala, del Salento, di Montefalco e di altri territori, ma anche delle Città del Vino. In particolare ci riferiamo ai Comuni del cosiddetto Chianti Classico, laddove investimenti e politiche mirate ad accrescere la reputazione enoturistica del territorio hanno restituito risultati positivi, in termini di presenze e ricavi.

Prendiamo i dati dell’anno 2012: le Città del Vino hanno ospitato turisti provenienti da una miriade di diverse nazioni del mondo, per un totale di 1 milione di visitatori stranieri su un totale di 1 milione e 250 mila presenze turistiche totali.

Qui l’enoturismo da piccola nicchia ha assunto le dimensioni e il ruolo di motore economico
. Ci auguriamo catalizzatore di tante altre esperienze simili in Italia.

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