Energia, scontro totale. Parigi sfida le regole europee con 6 nuovi reattori

Sergio Giraldo

01/04/2026

La Commissione Ue indaga sugli aiuti di stato per sei reattori nucleari. In discussione proporzionalità del sostegno e impatto sulla concorrenza.

Energia, scontro totale. Parigi sfida le regole europee con 6 nuovi reattori

La Commissione europea ha aperto un’indagine approfondita sugli aiuti di Stato con cui la Francia intende finanziare sei nuovi reattori nucleari. Il progetto vale circa 72,8 miliardi di euro per una capacità di 9.990 megawatt, con entrata in funzione tra il 2038 e il 2044. Nel mezzo di una crisi energetica che ha già messo sotto pressione i bilanci pubblici e i sistemi elettrici, il dossier apre un confronto diretto tra politica industriale nazionale e regole europee sulla concorrenza.

Il piano che Parigi ha notificato a Bruxelles prevede un sostegno pubblico strutturato su tre livelli. Un prestito agevolato che copre circa il 60 per cento dei costi di costruzione, quindi oltre 40 miliardi di euro. Un contratto per differenza di quarant’anni che stabilizza i ricavi dell’impianto trasferendo al sistema eventuali scostamenti rispetto al prezzo di mercato. Infine, un meccanismo di condivisione dei rischi che protegge EDF da eventi fuori controllo, inclusi cambiamenti normativi.

Nel complesso si tratta di una struttura che riduce in modo significativo l’esposizione dell’operatore EDF, già interamente controllato dallo Stato dopo che è stato nazionalizzato e tolto dal mercato azionario.

Nella valutazione preliminare la Commissione, bontà sua, riconosce che il progetto è coerente con gli obiettivi di sicurezza dell’approvvigionamento e di decarbonizzazione europei. Ma è la configurazione degli aiuti a sollevare le criticità principali secondo le norme che regolano nell’Unione gli aiuti di stato che, salvo eccezioni, sono vietati.

Nel caso francese, più strumenti intervengono contemporaneamente su costo del capitale, stabilità dei ricavi e gestione dei rischi. Il punto che solleva la Commissione non è tanto relativo alla esistenza del sostegno pubblico, che in una certa misura potrebbe essere accettato secondo la Commissione, ma la sua estensione, sia nel tempo che nelle modalità. Bruxelles cioè si chiede se l’insieme delle misure sia limitato a quanto necessario o se produca una copertura quasi integrale dei rischi industriali, spostandoli sul bilancio pubblico.

Il secondo elemento riguarda la struttura del mercato. EDF gestisce l’intero parco nucleare francese e mantiene una posizione dominante nel sistema elettrico nazionale. Un intervento di queste dimensioni, con garanzie di lungo periodo sui ricavi, può rafforzare ulteriormente questa posizione e la Commissione vuole verificare se esistano meccanismi in grado di evitare effetti di trascinamento sui mercati all’ingrosso, ad esempio attraverso strategie di vendita che possano alterare la formazione dei prezzi o trasferire il beneficio degli aiuti a specifici operatori.

Il contesto rende il caso più sensibile. La Francia ha costruito la propria strategia energetica sulla centralità del nucleare, con un obiettivo di produzione compreso tra 380 e 420 TWh annui nel prossimo decennio e un aumento della generazione elettrica «decarbonizzata» fino a circa 650-693 TWh nel 2035. Allo stesso tempo il sistema ha mostrato fragilità recenti, con una quota significativa di reattori fermati per manutenzioni e problemi tecnici, e un temporaneo passaggio da esportatore a importatore netto di elettricità. La scelta di rilanciare il nucleare richiede quindi investimenti elevati in un contesto in cui i rischi operativi non sono teorici.

L’indagine europea interviene su questo equilibrio. In un momento in cui i governi stanno aumentando la spesa per sostenere famiglie e imprese colpite dai prezzi energetici, il trasferimento di rischio implicito in un pacchetto di aiuti così ampio diventa un punto politico oltre che tecnico. La legittimità della scelta nucleare è lasciata dai Trattati europei agli Stati membri, ma sotto accusa da parte della Commissione sarebbe in questo caso il grado di protezione pubblica concesso a un operatore dominante in un mercato regolato dalla Ue.

L’esito dell’indagine determinerà non solo la struttura finale del progetto francese, ma anche il perimetro entro cui altri Stati potranno intervenire su tecnologie ad alta intensità di capitale. In gioco vi è il rapporto tra politica energetica e disciplina sugli aiuti di Stato in una fase in cui entrambe sono sottoposte a tensione.

Che ormai gli Stati entrino pesantemente sul tema energetico è nell’ordine delle cose, considerato che la guerra in Iran insegna che si tratta di un tema di sicurezza nazionale. In Francia, poi, l’espressione «mercato energetico» non ha mai avuto molto senso. Lasciare al «mercato» questioni di sicurezza nazionale non è un buon affare, così come non lo è appigliarsi a regole fuori tempo che rischiano di compromettere la sicurezza degli approvvigionamenti e l’indipendenza energetica.

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