Alle obbligazioni con cedola oltre il 10% si è abituati su Borsa Italiana, relativamente a due categorie: quelle sovranazionali in lire turche, che raggiungono e superano anche il 25%, e i titoli di Stato emergenti in Usd di un’epoca però superata, sebbene ancora quotati in alcuni casi.
Ora entra in scena un bond appunto con cedola oltre il 10% in valuta di denominazione il real brasiliano. In effetti ci sono pure poche altre emissioni sul 10% in Brl ma la nuova le sopravanza tutte.
Le caratteristiche dell’Ifc 11,5% Ge2030
Il titolo ha esordito negli ultimi giorni ed è quindi ancora poco conosciuto dagli investitori italiani, seppur sempre attratti – con gioie e dolori – dai sovranazionali in real.
È emesso da International Finance Corporation (Ifc), istituto di credito istituzionale membro della Banca Mondiale. Come tale gode di un rating AAA, dovuto al fatto che il rischio è talmente ripartito fra i quasi 200 Paesi soci della banca da considerarlo marginale all’ennesima potenza.
Il nuovo Ifc ha queste caratteristiche: Isin XS2977993471 – cedola 11,5% - lotto minimo 5.000 Brl – scadenza 16/1/2030 – duration di 3,5, quindi modesta.
Sul mercato si tratta con “bid” (prezzo in acquisto) sui 93 Brl e con “ask” (prezzo in vendita) fra 95 e 96 Brl. Si tenga conto di un aspetto che talvolta sorprende gli investitori: la valuta di liquidazione è il dollaro Usa. Perché? I motivi risalgono nel tempo ma sostanzialmente Ifc – trattandosi di un emittente internazionale con sede negli Usa – opera con moneta base appunto l’Usd. Il che significa che acquistando in euro si determinano due situazioni: disponendo di un conto in divisa Usd il pagamento delle cedole e il rimborso avverranno appunto in dollari, mentre se si parte da un conto in euro il passaggio avverrà automaticamente, con una traslazione da Brl in Usd e da quest’ultimo in Eur senza alcuna implicazione.
Un 11,5% di cedola è un po’ anomalo
Negli ultimi anni in realtà molte emissioni nella valuta brasiliana si caratterizzavano per cedole molto più basse: per esempio 4,25% e 4,75%. Erano il frutto di una politica monetaria impostata sul fatto che l’inflazione risultava sotto controllo. Poi il quadro generale è cambiato. Il tasso, precedentemente sceso, ha ricominciato a salire e si attesta attualmente al 12,25%. Il quadro generale è intanto peggiorato e lo dimostra il progressivo innalzamento dell’Iva dal 26,5% fino al 28,5% previsto nel 2032, a causa di uno Stato che ha bisogno sempre più di risorse. L’effetto quasi immediato è quello di un taglio a BB del rating da parte di S&P per l’emittente nazionale, con “outlook” fra l’altro negativo. La situazione quindi sta modificandosi e non certo in meglio.
Pesante l’impatto sul cambio Eur/Brl
Si è avvertita subito una conseguenza per il real. Si è progressivamente indebolito, attenuando le speranze che il miglioramento sull’euro del 2023 e 2024 proseguisse. È invece tornato sopra i 6 Eur/Brl, poco lontano dai minimi del periodo 2020-2021. Le tensioni economico/politiche preoccupano così gli investitori internazionali in un contesto globale meno favorevole per i Paesi emergenti. C’è chi sostiene che il continuo malgoverno di destra e sinistra sia una tragedia per Brasilia e dintorni e in effetti i numeri confermano il pessimismo dilagante.
Puntare sull’Ifc 11,5% ha allora senso?
È la stessa domanda che ci si pone sempre quando si punta sulle obbligazioni in valute emergenti. Perché farlo se poi talvolta si finisce per perdere? In realtà si perde perché spesso non si ha una strategia precisa in tale contesto. Ci sono vari modi per attenuare i rischi. Vediamoli.
- Se possibile – cioè se disponibile – la scelta migliore sta nell’utilizzare un conto in divisa, cioè in real. Vari intermediari lo rendono disponibile e ciò semplifica l’operatività, riducendo i costi bancari soprattutto di cambio. Nel caso tuttavia del Brasile ciò vale per le obbligazioni della Bei e per poche altre, che sono espresse nel cross Brl/Eur. Per quelle in Brl/Usd basta un conto appunto in dollari, sebbene gli oneri di cambio debbano essere comunque sostenuti.
- Un’altra soluzione consiste nell’investire un certo importo iniziale e poi nel reinvestire le cedole incassate sullo stesso bond, cercando di abbassare il più possibile quotazione e rendere più vantaggioso il cambio. Al rimborso si disporrà di un capitale nettamente superiore, salvo che la valuta non abbia subito un vero e proprio tracollo. Considerando la debolezza in corso nel caso del real ciò appare poco probabile.
- Infine l’opzione più semplice: è quella di un piano di accumulo distribuito nel tempo, in cui le varie entrate avvengono nel corso degli anni solo se le condizioni lo giustificano. Per un’emissione in valuta emergente può essere il modo migliore per puntare a rendimenti rilevanti. Occorre seguire solo prezzi e cross e agire di conseguenza.
In tutto questo il nuovo Ifc 11,5% 2030 si conferma un buon strumento, sempre che si guardi al medio-lungo termine e si abbia un obiettivo di incremento del capitale investito.
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