Hanno meno risorse a disposizione e sono anche quelle più indietro sull’avanzamento procedurale e finanziario. Al momento sono soprattutto Istruzione e Salute (oltre a Inclusione e coesione) le missioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza che stanno andando maggiormente a rilento.
Come noto, il Next GenerationEU ha messo a disposizione dei paesi membri dell’Unione Europea circa 648 miliardi di euro per affrontare la ripresa post pandemica. Per l’Italia, che lo attua appunto tramite il Pnrr, è previsto lo stanziamento maggiore: 194,4 miliardi di euro (di cui 122,6 come prestiti e 71,8 in sovvenzioni). Il programma dovrebbe essere completato entro il 2026, anche se non è da escludere un rinvio di due anni del termine, portandolo quindi al 2028. Uno slittamento che potrebbe far comodo all’Italia.
Per capire lo stato di avanzamento del Pnrr italiano, bisogna tenere a mente gli importi destinati alle sette missioni del programma; l’ammontare degli interventi attivati e l’effettiva spesa finora compiuta su questi interventi. Secondo l’ultimo aggiornamento semestrale, quindi al 30 giugno 2024, l’Italia al momento ha speso solo 51,3 miliardi dell’importo complessivo di 194,4 miliardi, appena il 26,4% del totale.
Per vedere il bicchiere mezzo pieno si può però guardare agli interventi attivati, che ammontano a 164,8 miliardi di euro: in altri termini, l’85% delle risorse totali è stato già assegnato a specifici progetti da realizzare. L’avanzamento, però, non è omogeneo. A oggi il Pnrr sembra procedere infatti più rapido su digitale, transizione ecologica e mobilità, mentre sulla salute e sull’istruzione si stanno scontando i principali ritardi.
Analizziamo prima le voci che procedono meglio. A quella rivolta a Digitalizzazione, innovazione, cultura e turismo il Pnrr ha destinato 41,3 miliardi di euro, cioè oltre un quinto del totale. Per questa missione è stato già attivato il 91% degli interventi. Procede spedita anche la missione Rivoluzione verde e transizione ecologica, con 55,5 miliardi a disposizione (l’importo più alto) e l’89% di interventi attivati. Buoni risultati arrivano anche dal capitolo Infrastrutture per una mobilità sostenibile, per il quale sono in campo 22,3 miliardi ed è stato già attivato il 99% degli interventi.
Ora il rovescio della medaglia, le missioni a rilento. Il capitolo Istruzione e ricerca, che punta anche «a costruire, riqualificare e mettere in sicurezza gli asili e le scuole per migliorare l’offerta educativa», ha a disposizione quasi 30,5 miliardi di euro, ma al momento solo l’84% delle risorse è stato attivato: resta quindi un 16% di fondi per cui non è stata ancora decisa una destinazione. Inoltre, al momento appena il 22% delle risorse per Istruzione e ricerca è stato effettivamente speso.
In difficoltà anche la missione Salute, che ha la dotazione più bassa in assoluto (15,6 miliardi), se si considerano le sei missioni del Pnrr originario (ora invece c’è la settima missione, REPowerEU, su transizione ed energia, da 11,2 miliardi). Stando al programma, la missione è finalizzata a «migliorare le infrastrutture ospedaliere, adeguandole contro gli eventi sismici; rendere l’assistenza di prossimità più diffusa su tutto il territorio per garantire cure primarie e intermedie, soprattutto alle categorie più fragili». Al momento però, se è vero che per la sanità è stata già trovata destinazione al 95% delle risorse – dato positivo e sopra la media – al momento solo 1,82 miliardi sono stati effettivamente spesi, cioè l’11,6% dei fondi a disposizione.