Donald Trump, chi lo appoggia? Ecco gli 8 nomi più discussi

Chi appoggia Donald Trump nelle elezioni USA 2016? Ecco la lista degli 8 personaggi più discussi del mondo, secondo l’Independent, che danno il loro sostegno al candidato repubblicano.

Chi sostiene Donald Trump? Ecco una lista degli 8 personaggi più discussi del mondo, secondo l’Independent britannico, che appoggiano il candidato repubblicano nelle elezioni USA 2016.
Magari Donald Trump non avrà ancora ricevuto l’approvazione da parte dei nomi repubblicani più altisonanti come George W. Bush o come Mitt Romney, ma di certo ha già ottenuto l’appoggio da parte di molti altri leader politici - e non solo - nelle elezioni USA 2016.

Quella che seguirà è una lista di 8 leader mondiali, la maggior parte delle volte piuttosto discussi secondo l’Independent, che hanno espresso più o meno apertamente la loro preferenza per Donald Trump e per la sua corsa alla Casa Bianca nelle elezioni USA 2016, con tutte le conseguenze che questo evento potrebbe avere, anche sui mercati finanziari.
Alcuni di questi 8 personaggi sono al comando di regimi autoritari, altri sembrano appoggiare Trump perché la sua politica estera isolazionista gli permetterebbe di trarre dei vantaggi.
Secondo l’Independent, è una lista molto particolare quella dei sostenitori di Donald Trump nelle elezioni USA 2016. Vediamo allora chi sono gli 8 leader mondiali più discussi che appoggiano Trump e vediamo per quale motivo questi 8 personaggi sostengono il candidato repubblicano nella sua corsa alla Casa Bianca.

Vladimir Putin

Vladimir Putin, presidente della Russia, è stato uno dei primi politici del mondo ad esprimere la sua preferenza per Donald Trump nelle elezioni USA 2016.

“Trump è un uomo di talento, non c’è dubbio. È il leader assoluto della corsa alla Casa Bianca. Trump ha affermato di voler portare le relazioni fra USA e Russia ad un altro livello, più stretto. Come possiamo non essere contenti di questo?”,

ha affermato Putin lo scorso dicembre.
Oltre all’ammirazione personale, la vittoria di Trump alle elezioni USA 2016 avrebbe per la Russia di Putin notevoli benefici, soprattutto perché il repubblicano statunitense ha sancito la sua preferenza per una politica estera isolazionista, ha criticato la NATO ed ha espresso ammirazione proprio per la personalità di Putin.

“Negli ultimi due anni l’occidente è stato molto critico nei confronti della Russia, quindi quando senti parlare qualcuno che non è così negativo nei tuoi confronti ti viene da pensare che grazie a Dio c’è una persona come Trump con cui si può parlare”,

ha affermato un’esperta di relazioni USA-Russia.

Geert Wilders

Geert Wilders, il fondatore del partito della libertà olandese, ha espresso il suo supporto per Donald Trump e per la sua proposta di bloccare temporaneamente l’afflusso di musulmani negli Stati Uniti.

“Spero che Trump diventi il nuovo presidente USA. Sarebbe positivo per l’America e per l’Europa. Abbiamo bisogno di leader coraggiosi”,

ha affermato.
La maggior parte della carriera politica di Wilders è stata incentrata su dichiarazioni fortemente anti Islam. Nel 2008 Wilders ha persino prodotto un film in cui il Corano viene accostato agli attacchi dell’11 settembre e paragonato al Mein Kampf di Hitler.
La proposta dell’olandese, che sembra ricalcare quella di Trump, è quella di bloccare l’immigrazione dei musulmani nell’Unione Europea. Wilders è in corsa per la carica di primo ministro nelle elezioni che si terranno il prossimo marzo e non ha mai mancato di sottolineare il suo punto di vista:

“La situazione in Europa è più grave che mai. L’Europa sta collassando, sta implodendo ed esplodendo. Assistiamo ad attacchi terroristici jihadisti ogni settimana. La ragione di tutto ciò è la politica di apertura e di relativismo culturale tenuta dall’UE: la più grande malattia dell’Europa”.

Matteo Salvini

Il 25 aprile, in occasione dell’anniversario della liberazione d’Italia dal fascismo, Matteo Salvini ha incontrato a Philadelphia proprio Donald Trump. Dopo questo incontro Salvini ha espresso il suo appoggio incondizionato al candidato repubblicano nelle elezioni USA 2016, affermando di preferire la legalità e la sicurezza di Trump alle politiche “disastrose” di Barack Obama e di Angela Merkel. La Lega Nord di Salvini, un partito separatista, euroscettico, anti immigrazione e anti politico, ha più volte spinto per la secessione del Nord Italia dal relativamente più povero sud della penisola.
Durante il corso della sua carriera, Salvini ha espresso un numero enorme di visioni radicali, tra le quali la nota frase secondo cui Mussolini avrebbe fatto grandi cose come alleato di Hitler nella seconda guerra mondiale. Insomma, l’appoggio a Donald Trump viene anche dall’Italia.

Kim Jong Un

Una vittoria di Trump alle elezioni USA 2016 sarebbe apparentemente accolta a braccia aperte dal regime autoritario nord coreano guidato da Kim Jong Un.
Un editoriale nord coreano pubblicato a maggio ha definito Trump un “saggio uomo politico e un candidato lungimirante”, con riferimento alla manifesta volontà di Trump di ritirare le truppe USA dalla Corea del Sud.

“Il presidente che gli americani dovrebbero votare non è la Clinton - che ha parlato di adottare un modello iraniano per risolvere le controversie nucleari nella penisola coreana- ma Trump, il quale ha espresso la volontà di avere delle conversazioni dirette con la Corea del Nord”,

ha affermato il giornale.
Trump ha infatti affermato di essere aperto al dialogo con Kim Jong Un e questa è la prima volta che un politico americano fa una dichiarazione di tale portata.

Nigel Farage

Nigel Farage, ex leader del partito per l’indipendenza britannico e leader della campagna a favore della Brexit, ha affermato, poco tempo dopo il referendum, che Trump sarebbe il miglior presidente USA per le relazioni con il Regno Unito.

“Penso che, per il Regno Unito, Trump sarebbe molto meglio di Obama, non c’è dubbio. Donald Trump osa parlare di cose che gli altri nascondono sotto al tappeto”,

ha affermato.
Farage si è anche espresso sulla candidata democratica alle elezioni USA 2016, Hillary Clinton affermando:

“non c’è niente al mondo che mi potrebbe persuadere a votare per la Clinton. Lei rappresenta una élite politica ed è come se sentisse di avere un diritto divino per stare lì”.

Trump, dal canto suo, ha ripetutamente lodato la campagna del “Leave” a favore dell’uscita del Regno Unito dall’UE, poiché questa è stata motivata in parte da sentimenti anti immigrazione.

Marine Le Pen

Marine Le Pen, la leader del Front National, partito nazionalista, anti immigrazione e conservatore di Francia, ha confermato a giugno la sua preferenza per Donald Trump. Parlando delle elezioni USA 2016 la Le Pen ha definito Trump un uomo libero ed ha incoraggiato gli americani a votare per chiunque tranne che per Hillary Clinton.
Secondo la Le Pen:

“ciò che piace agli americani di Trump è il suo essere un uomo libero, svincolato da Wall Street, dal suo partito, dai mercati e dalle lobby”.

La Le Pen, il cui consenso è cresciuto notevolmente, ha promesso un futuro referendum il prossimo anno sulla permanenza della Francia nell’Unione Europea, un referendum che, secondo la politica, potrebbe portare all’abbandono dell’UE qualora la Francia lo decidesse.
Anche Jean-Marie Le Pen, padre della donna, nonché fondatore ed ex leader del Front National, ha dichiarato di appoggiare Trump. Jean-Marie è stato rimosso circa un anno fa dalla guida del partito a causa di alcune sue dichiarazioni estreme - ha dipinto l’occupazione nazista come “non particolarmente disumana” e ha definito l’ebola come una soluzione al problema dell’immigrazione in Europa.

Viktor Orban

Il primo ministro ungherese Viktor Orban ha affermato a luglio di supportare la candidatura presidenziale di Donald Trump, diventando così il primo capo di stato europeo ad esprimere ufficialmente la sua preferenza in ambito elezioni USA 2016. Dopo aver ascoltato Trump parlare di lotta al terrorismo, Orban ha affermato:

“neanche io avrei potuto delineare così chiaramente le misure di cui l’Europa ha bisogno”.

Come Trump anche Orban ha ripetutamente fatto pressione per la costruzione di barriere all’immigrazione nel suo paese e si è schierato contro la possibilità di accogliere rifugiati siriani nello stato.

“Né l’economia dell’Ungheria, né la popolazione né il paese intero hanno bisogno di migranti per sostenersi e andare avanti. Per noi l’immigrazione non è la soluzione ma è il problema, non è la medicina ma è il veleno, non ne abbiamo bisogno”,

ha affermato in una conferenza stampa a Budapest.

Robert Mugabe

Mugabe, l’eterno presidente dello Zimbawe nonché uno dei più famosi dittatori africani, non ha dichiarato un’espressa preferenza per Donald Trump, ma sembra aver accennato recentemente ad una simpatia.
In un incontro tenutosi a luglio fra Mugabe e gli statunitensi Chris Coons e Adam Schiff, il presidente dello Zimbawe ha chiesto per quale motivo gli USA continuino a sanzionare il paese. Coons e Schiff hanno risposto che le sanzioni - in atto dal 2002 - sono state imposte per irregolarità nelle elezioni e per reiterate violazioni dei diritti umani.
Secondo ciò che è stato riportato, Mugabe a quel punto avrebbe ribattuto:

una volta che Donald Trump sarà eletto presidente desidererete di essere stati più amichevoli con me”.

Trump non ha comunque accennato a come diverrebbero le relazioni fra USA e Zimbawe in seguito alla sua vittoria nelle elezioni USA 2016. A giugno, tuttavia, Hillary Clinton ha paragonato le proposte economiche di Trump alla politica fiscale dello Zimbawe degli anni novanta - una politica fiscale che causò un’iperinflazione senza precedenti.

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