Le due novità che stanno mandando in crisi lo status quo europeo

Guido Salerno Aletta

5 Luglio 2024 - 06:40

Sono entrati in crisi i driver politici che hanno consentito a Francia e Germania di guidare l’Europa da trent’anni a questa parte, penalizzando enormemente l’Italia.

Le due novità che stanno mandando in crisi lo status quo europeo

Cominciamo dalle vicende europee: hanno fatto finta di nulla, decidendo in fretta e furia i nuovi vertici dell’Unione, i “Top Jobs” che dovranno essere ratificati dal Parlamento europeo appena rieletto, le Famiglie politiche che governano da sempre insieme senza lasciare spazio alle opposizioni, grandi o piccole che siano.

La “delimitazione della maggioranza”, che comprende il Partito Popolare Europea (PPE), la Sinistra e Democrazia (S&D), i liberali di Reniew Europe e che volendo si estende fino ai Verdi Ecologisti (EGP), ha escluso dalle trattative anche il governo italiano guidato da Giorgia Meloni: la sua connotazione di destra nazionalista non consente di fare eccezioni.
Essersi arroccati, come se niente fosse accaduto, è stata una dimostrazione di straordinaria debolezza: perché si vogliono chiudere gli occhi di fronte a due novità fondamentali.

La prima novità è rappresentata dal fatto che i partiti di destra sono i primi per consenso popolare sia in Italia che in Francia, rispettivamente con Fratelli d’Italia ed il Rassemblement National, e secondi in Germania con Alternative für Deutschland (AfD) avendo scavalcato nettamente il Partito Socialdemocratico che guida il governo con una “coalizione semaforo” con i liberali della FPD ed i Verdi.
La seconda novità è rappresentata dal riemergere di una sorta di Mittleuropa che tende a sganciarsi dall’Alleanza Atlantica: assieme all’Austria che è neutrale, non troviamo solo l’Ungheria e la Slovacchia, ma anche la Serbia che non ha mai nascosto l’antica amicizia che la lega alla Russia fin dai tempi degli Zar.
C’è dell’altro: la Germania sembra spaccata nuovamente in due, tra Est ed Ovest, visto che i consensi per AfD sono concentrati nei Land orientali, quelli della ex-DDR. E’ il segno di una Riunificazione incompiuta, di un risentimento che cova profondo per la spoliazione subìta. AfD, che è il secondo partito per consensi considerando i voti espressi nell’intera Germania, è il primo partito ad Est.

E c’è anche la novità della Francia, in cui si è dissolto il fulcro politico che da sette anni girava attorno alla figura del Presidente Emmanuel Macron: la sonora sconfitta subìta alle elezioni europee ha portato allo scioglimento anticipato dell’Assemblea Nazionale. Al primo turno delle legislative, svoltosi il 30 giugno, il partito che sostiene il Presidente, “Ensemble pour la Republique”, si è trovato in terza posizione rispetto alla destra del RN e dei suoi alleati ex-gaullisti che ha superato di poco il 33% dei consensi ed ai partiti di sinistra che si sono coalizzati in un Nuovo Fronte Popolare (NFP) che sono arrivati al 28%. L’incertezza che regna sulle prospettive del secondo turno elettorale che si svolgerà il prossimo 7 luglio, visto che si è creato un fronte repubblicano volto ad evitare che la destra raggiunga la maggioranza assoluta dei deputati all’Assemblea Nazionale, non cambia affatto la realtà: la Francia è in mezzo al guado, sotto tutti i punti di vista.

Lo è sotto il profilo economico, per via dell’alto debito pubblico accumulato di recente e dello squilibrio strutturale dei conti con l’estero, passivi sia dal punto di vista dei rapporti commerciali che del saldo della posizione finanziaria netta; ma lo è ancor più dal punto di vista dei rapporti con l’Unione europea, visto che sia la Destra che la Sinistra sono estremamente critiche verso Bruxelles.
Quale che sia l’esito del ballottaggio, sia che si arrivi ad un governo della destra, oppure ad un governo indipendente guidato da una personalità di lunga esperienza politica capace di raccogliere il consenso e l’astensione delle componenti politiche di centro e di sinistra, è chiaro che la Presidenza Macron non potrà più avere quello spazio politico amplissimo di cui ha beneficiato finora in politica estera, ad esempio ipotizzando l’invio di truppe di terra in Ucraina per sostenerla nel conflitto contro la Russia.

L’indebolimento della coalizione al governo in Germania conduce a riflessioni analoghe: per quanto non sia in vista né una crisi di governo con un ribaltone a favore della CDU-CSU, né un rimpasto nell’ambito della medesima “coalizione semaforo”, il peso della crisi economica sarà sempre più pesante. Le cause sono strutturali: il venir meno del gas russo a basso costo che taglia le gambe all’industria chimica ed a quella manifatturiera, la strategia europea che ha puntato nettamente sull’auto elettrica, l’interruzione delle relazioni con la Russia per via della guerra in Ucraina e le incertezze delle relazioni con la Cina che è sempre più nel mirino degli Stati Uniti.

Detto in breve: sono entrati in crisi i driver politici che hanno consentito a Francia e Germania di guidare l’Europa da trent’anni a questa parte, penalizzando enormemente l’Italia. Purtroppo, in questi ultimi due anni abbiamo cercato di rincorrere il consenso ed il gradimento dei perdenti, che alla fine non abbiamo ottenuto.
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