Divorzio: diritto di visita anche ai nonni

La Corte di giustizia europea ha accordato anche ai nonni il diritto di visita ai propri nipoti a seguito di divorzio dei genitori: la decisione spetta al giudice dal Paese in cui il bambino risiede.

Divorzio: diritto di visita anche ai nonni

Il diritto di visita ai propri nipoti è accordato anche ai nonni nel caso in cui i genitori dei bambini fossero divorziati: è quanto stabilito dalla Corte di giustizia dell’Unione Europea che con la sentenza C.335/17 ha ampliato le condizioni del diritto di visita di familiari diversi dai genitori.

La nozione di diritto di visita a un minore quindi è estesa anche i nonni: l’obiettivo è la tutela dell’interesse superiore del minore. Per l’individuazione del giudice competente va applicato il regolamento 2201/2003 sulla competenza, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e sulla responsabilità genitoriale (Bruxelles II bis).

Il caso

La questione è stata posta sotto i riflettori dalla Corte di Cassazione bulgara che ha sollevato un quesito pregiudiziale sulla base del regolamento in merito alla definizione di diritto di visita.

In particolare la Corte si è trovata a decidere su un caso complesso: il processo riguardava un bambino nato nel 2002 che a seguito del divorzio dei genitori si è trasferito in Grecia con il padre; da qui la richiesta di diritto alla visita da parte della nonna materna residente in Bulgaria a cui è stato reso impossibile a causa del trasferimento mantenere rapporti significativi con il nipote.

La donna non riuscendo ad ottenere assistenza dalle autorità greche ha portato la sua richiesta davanti alla giustizia bulgara per determinare le modalità del diritto di visita fra lei e suo nipote: in particolare voleva ottenere il diritto di vedere il bambino una volta al mese e in più due volte l’anno durante le vacanze scolastiche.

Sulla questione i giudici bulgari in primo e in secondo grado hanno dichiarato la propria incompetenza in materia sulla base al regolamento n. 220; il regolamento infatti delega la competenza sul diritto di visita al giudice dello Stato membro in cui il minore risiede.

Fondamento normativo

La decisione dei giudici europei si fonda sull’articolo 2 del regolamento sul diritto di visita: la norma non pone limiti e non esclude dal diritto alcun beneficiario. La Corte si è espressa così:

Il regolamento mira a creare uno spazio giudiziario fondato sul principio del reciproco riconoscimento delle decisioni giudiziarie» anche attraverso l’individuazione di titoli di giurisdizione comune. Il diritto di visita è considerato, così, come una priorità e il legislatore Ue non ha posto limitazioni a favore solo di alcuni soggetti”.

Altro documento da tenere in considerazione secondo la Corte è il lavoro preparatorio al regolamento: quest’atto fa riferimento infatti alla Convenzione del Consiglio d’Europa sulle relazioni personali dei minori e chiarisce che essi hanno diritto ad intrattenere rapporti non solo con i genitori ma anche con i nonni.

La sentenza

In questo caso quindi l’esercizio della responsabilità genitoriale non ha valore e la sentenza chiarisce definitivamente che la domanda dei nonni per l’ottenimento del diritto di visita rientra nell’ambito di applicazione del regolamento 2201/2003: la competenza è del giudice dello Stato membro in cui il minore ha la residenza in base al principio di vicinanza. Vanno comunque evitate decisioni contrastanti di giudici di più Stati.

Questo aspetto è fondamentale e si rifà al principio dell’armonizzazione delle norme giuridiche tra gli stati membri: anche il diritto di visita dei nonni rientra quindi in questa categoria e non va lasciato alle diverse legislazioni nazionali.

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