Dexia: fine dei giochi. Smantellamento forzato

Nadia Fusar Poli

10 Ottobre 2011 - 10:21

Dexia: fine dei giochi. Smantellamento forzato

DEXIA - Lo smantellamento di Dexia, la prima vittima della crisi del debito bancario in Europa, è diventato una realtà nella notte tra Domenica a Lunedi dopo una riunione del consiglio di amministrazione della banca e un consiglio dei ministri in Belgio, dedicato al delicato dossier.
Questi incontri decisivi hanno siglato la scomparsa dell’istituto nella sua forma attuale, decretato la separazione delle sue attività in Belgio (retail banking) e predisposto la cessione della filiale francese (finanziamento dei governi locali).

Dopo la riunione di gabinetto tenutasi in Belgio, in serata, il primo ministro Yves Leterme e il ministro delle Finanze Didier Reynders hanno delineato un quadro della parte belga del piano di smantellamento.
Dexia non aveva altra scelta. La crisi del debito ha esacerbato i suoi problemi, privandola del denaro di cui ha bisogno per continuare le operazioni, costringendo i suoi co-azionisti, i belgi e francesi, ad adottare misure drastiche.

Prima punto: il Belgio si farà carico del 100% di Dexia Banque Belgique, l’entità belga dell’istituto presente nel retail banking. Dunque, un controllo totale.
Costo della transazione: 4 miliardi di euro.
Lo Stato, che ha già salvato Dexia, la prima volta, nel 2008, iniettando tre miliardi di euro, ha anche spuntato un prezzo «ragionevole», mutuando le parole del Sig. Reynders, per acquistare la controllata il cui valore è stimato tra i 3 ei 7,5 miliardi di euro. Il Belgio intende rimanere per molti anni proprietario della banca al fine di assicurare «continuità».
«Questa vendita sarà finalizzata a breve», ha detto Dexia in un comunicato, sottolinenado che accettare la proposta dello Stato belga era nell’ «interesse sociale» del Gruppo Dexia.

Seconda punto: gli Stati hanno concordato la ripartizione di garanzie da assicurare per la futura «bad bank» che rimarrà dopo lo smantellamento, la banca spazzatura dove confluiranno gli assets tossici dell banca, le attività cioè più a rischio che oggi inquinano il bilancio dell’istituto. Gli Stati hanno accettato di dividere questa garanzia in proporzioni simili a quelle del 2008 (durante il salvataggio di Dexia): 60,5% per il Belgio, 36,5% per la Francia e il 3% per il Lussemburgo.
La «bad bank» dovrà pagare premi su queste garanzie: 450.000.000 € subito, di cui 270 milioni da parte del Belgio, che non prenderà in prestito oltre il 100% del proprio PIL con le operazioni relative alla «macellazione» di Dexia.

Terzo punto: lo Stato francese dovrebbe creare una nuova banca dedicata agli enti locali, sia di proprietà della Banque Postale che della Caisse des Dépôts (CDC), che si mostrava riluttante. Le discussioni non hanno tuttabia ancora snocciolato la questione.

I tre governi, responsabili del futuro di Dexia, hanno resoo noto in un comunicato che saranno «particolarmente attenti affinchè i diritti e gli interessi dei dipendenti del Gruppo e delle sue controllate siano salvaguardati».
Il Gruppo Dexia conta circa 35.200 dipendenti a fine giugno, per lo più divisi tra Belgio, Francia e Turchia.
La banca ha assicurato Lunedi che ai 600 dipendenti della holding Dexia SA, la struttura responsabile della banca, verrà offerta una riassegnazione in una delle filiali del gruppo.

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