Decreto sui mutui: case pignorate dopo sette rate non pagate?

Laura Botti

2 Marzo 2016 - 19:52

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Il nuovo decreto legislativo del ministero dell’Economia modifica la normativa attuale sui mutui: dopo il ritardo nel pagamento di sette rate la casa ipotecata viene restituita alla banca. C’è quindi il rischio di pignoramento?

Un nuovo decreto legislativo presentato dal ministero dell’Economia e delle Finanze, che recepisce la direttiva europea 2014/17 sui mutui, permetterebbe alle banche di esproriare le case dopo il ritardo nel pagamento di sette rate del prestito ipotecario senza dover passare dalla sentenza di un tribunale: c’è quindi il rischio di pignoramento?

La regola delle sette rate è in realtà già prevista dal Testo Unico Bancario, tuttavia con la modifica prevista dal nuovo decreto, attualmente in esame alla commissione Finanze della Camera, verrebbe meno il ricorso alle lunghe procedure esecutive giudiziarie se già previsto nel contratto stipulato in precedenza.

Mentre Cinque Stelle e associazioni dei consumatori accusano il governo di dare più potere alle banche a scapito dei consumatori, il presidente dell’Abi Antonio Patuelli ha rassicurato:

“Non c’è il rischio di avere la casa pignorata, è una direttiva europea, non è stata richiesta dall’Abi. Ho studiato il documento del governo che recepisce la direttiva e non riguarda fatti passati ma eventualità, possibilità per il futuro. È una cosa lasciata alla libera contrattazione tra famiglie e istituti bancari e non riguarda il passato e i crediti deteriorati”.

Decreto sui mutui: il contenuto

Il decreto legislativo presentato dal ministero dell’Economia prevede la modifica del Testo Unico Bancario che disciplina i casi di “inadempimento del consumatore” evitando le procedure di esecuzione. La nuova norma prevede che se il debitore salta il pagamento di sette rate del mutuo, il finanziatore può adottare le procedure per “gestire i rapporti con i consumatori in difficoltà nei pagamenti”. In che modo?

Alla banca e al sottoscrittore del mutuo, nel momento in cui viene stipulato il contratto, viene lasciata la facoltà di inserire la previsione che la casa ipotecata venga restituita alla banca e il debito estinto, “fermo restando il diritto del consumatore all’eccedenza”.

Tale clausola, secondo il MEF, servirebbe a snellire le lunghe e complesse procedure esecutive giudiziarie. Tuttavia per accelerare il recupero dei crediti inesigibili da parte degli istituti di credito, viene cancellato l’articolo 2744 del codice civile che vieta il cosiddetto “patto commissorio”.

Si tratta del “patto col quale si conviene che, in mancanza del pagamento del credito nel termine fissato, la proprietà della cosa ipotecata o data in pegno passi al creditore”. Il superamento di tale divieto permette quindi agli istituti bancari di entrare direttamente in possesso dell’immobile e metterlo in vendita.

Decreto sui mutui: le critiche

Le nuove regole sui mutui previste dalla direttiva UE hanno suscitato la dura reazione del Movimento Cinque Stelle che oggi ha «occupato» il corridoio davanti alla Commissione Finanze, esponendo il cartello «La casa non si tocca», per impedire la discussione del decreto legislativo che recepisce la suddetta direttiva.

Mettere a rischio le case degli italiani è una follia! Riportiamo i partiti sulla terra”, hanno attaccato i 5 Stelle Luigi Di Maio e Carla Ruocco, mentre il Codacons parla di esproprio di Stato preannunciando un esposto. L’accusa principale fatta al governo dal partito di Grillo e dalle associazioni dei consumatori è che la nuova normativa darebbe più potere alle banche a scapito dei consumatori in caso di mancati o ritardati pagamenti.

Immediata è stata la risposta del ministero dell’Economia secondo cui la norma è “compatibile con la Costituzione e anche con il codice civile” e necessaria per porre rimedio allo “squilibrio tra le parti” nella stipula dei mutui.

Inoltre è stato fatto presente il dovere del governo di recepire la direttiva europea e il fatto che sia stata scelta la soluzione più attenta alla tutela del consumatore-debitore ovvero “quella che gli consente di non perdere tutto perché il creditore gli deve riconoscere la differenza tra il valore dell’immobile e l’importo del credito non rimborsato”.

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