Chi è Dario Franceschini, il ministro dei Beni Culturali del governo M5S-PD?

Con la nascita del governo Movimento 5 Stelle-Partito Democratico, Dario Franceschini è diventato di nuovo ministro dei Beni Culturali: la biografia e la storia politica di quello che all’interno del PD è il capofila della corrente moderata Areadem.

Chi è Dario Franceschini, il ministro dei Beni Culturali del governo M5S-PD?

Quando è iniziata la trattativa per la nascita di un governo formato da Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, nell’immancabile toto-ministri il nome di Dario Franceschini era fin da subito uno di quelli sicuri di essere presente nel secondo esecutivo targato Giuseppe Conte.

Quando poi il premier si è recato al Quirinale per presentare la lista dei ministri del suo governo bis, si è avuta la conferma di come a Franceschini sia stato assegnato nuovamente al Ministero dei Beni Culturali.

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Un nuovo incarico da ministro per uno dei big del Partito Democratico, visto che Dario Franceschini è la guida di Area Dem una delle correnti più corpose al Nazareno e che ha sostenuto Nicola Zingaretti durante le primarie che hanno portato il governatore alla segreteria del PD.

Chi è Dario Franceschini

Nome: Dario Franceschini

Data di nascita: 19 ottobre 1958

Luogo: Ferrara

Famiglia: figlio di Giorgio Franceschini, partigiano cattolico ed ex deputato della Democrazia Cristiana, ha tre figli ed è sposato in seconde nozze con la consigliera comunale di Roma del PD Michela Di Biase

Istruzione: laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Ferrara

Partito: Partito Democratico (in passato Democrazia Cristiana, Partito Popolare Italiano e Margherita)

Ruolo: ministro dei Beni Culturali

Lavoro: avvocato civilista

Curiosità: ha scritto finora sette libri, il primo nel 1985 dal titolo Il Partito popolare a Ferrara. Cattolici, socialisti e fascisti nella terra di Grosoli e don Minzoni

La carriera politica

Cresciuto nel mito dell’ex segretario della DC Benigno Zaccagnini, proprio tra le fila dello Scudo Crociato ha iniziato la sua carriera politica diventando nel 1980 consigliere comunale sempre nella città estense.

Entrato nella direzione nazionale del movimento giovanile della Democrazia Cristiana, quando nel 1993 c’è stato il passaggio al Partito Popolare si è subito schierato a favore di uno spostamento verso il centrosinistra del partito.

Con la scissione dei popolari e l’entrata del PPI nell’Ulivo guidato da Romano Prodi, a seguito della nascita del governo D’Alema viene nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e riconfermato poi nel governo Amato.

Tra i fondatori della Margherita, da dove proviene anche Matteo Renzi, diventa deputato per la prima volta nel 2001 e da allora non ha mai abbandonato lo scranno a Montecitorio venendo puntualmente rieletto in ogni elezione.

Con l’unione tra Margherita e DS e la nascita del Partito Democratico, è nominato prima vicesegretario e poi segretario dal febbraio 2009 al novembre dello stesso anno, diventando anche la guida della numerosa e potente corrente Area Dem.

Dopo le elezioni del 2013, viene nominato ministro dei Rapporti con il Parlamento nel governo Letta, passando poi ai Beni Culturali quando a Palazzo Chigi sono arrivati Renzi prima e Gentiloni poi.

Quando Matteo Salvini ha deciso a inizio agosto di sfiduciare il premier Giuseppe Conte e di porre fine al governo gialloverde, difficilmente ipotizzava che il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico potessero iniziare a trattare per una possibile alleanza.

Un grave errore quello del leader della Lega, che in pratica ha spianato la strada a questo Conte-bis che ha ottenuto anche il via libera da parte degli attivisti certificati 5 Stelle attraverso il voto tramite la piattaforma Rousseau.

Con la nascita quindi del governo giallorosso, dopo che era stato tirato in ballo per vari dicasteri, oltre anche alla carica di vicepremier, alla fine è stato nominato per la seconda volta ministro dei Beni Culturali.

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