Cyber crime: ecco quanto costa difendersi dai pirati informatici

Francesca Caiazzo

10 Ottobre 2017 - 12:51

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Ecco quanto costa alla imprese difendersi dal cyber crime, un fenomeno in aumento in tutto il mondo. In Italia cresce il numero delle società che operano nel settore della cyber security

Non solo malware. Ad alimentare gli incubi di organizzazioni e aziende, ci sono anche ransomware, cyber espionage e la categoria dei Multiple Targets.

La minaccia del cyber crime è in continuo aumento: più della metà delle organizzazioni mondiali ha subito almeno un attacco grave nell’ultimo anno.

Oltre a mettere a rischio la sicurezza dei dati, i crimini informatici rappresentano anche un costo elevato per i soggetti – pubblici o privati - che ne sono vittima, sia in termini economici che di reputazione.

Quanto spendono le imprese per difendersi? In media 11,7 milioni di dollari nel mondo e 6,73 milioni di dollari in Italia.

Intanto nel nostro Paese, cresce anche il numero di aziende che si occupano di cyber security: dal 2011 al 2017 sono aumentate del 36,8%.

Quanto costa difendersi dal cyber crime

Secondo uno studio di Accenture e Ponemon Institute, pubblicato in occasione del CyberTech Europe 2017, svoltosi a fine settembre a Roma, per fronteggiare i crimini informatici, le imprese nel mondo stanno spendendo una media di 11,7 milioni di dollari.

La spesa più elevata si registra negli Usa con 21,22 milioni mentre quella più bassa, tra i Paesi presi in considerazione, si rileva in Australia con 5,41 milioni dollari.

Alle imprese italiane, gli attacchi informatici stanno costando 6,73 milioni, una spesa media che si è mantenuta stabile nell’ultimo anno.

Non ha subito variazione anche la spesa sostenuta dalle imprese della Francia che si attesta a 7,9 milioni di dollari.

Sono, invece, lievitati i costi per le aziende di Germania (da 7,84 a 11,15 milioni), Giappone (da 8,39 a 10,45 milioni) e Regno Unito (da 7,21 a 8,74 milioni di dollari).

Particolarmente oneroso, infine, il prezzo pagato dalle imprese Usa: dal 2016 al 2017 è passato da 17,36 a 21,22 milioni di dollari.

Tipologia e dimensione del cyber-crime

A tracciare un quadro ancor più allarmante del fenomeno è il Rapporto Clusit, l’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, presentato a Verona nel mese europeo della sicurezza informatica.

Intanto, il rapporto dà un’idea del fenomeno fornendo i dati sul primo semestre 2017, periodo in cui oltre il 50% delle organizzazioni mondiali ha subito almeno un attacco grave con un aumento dell’8,35% rispetto al secondo semestre del 2016.

Il periodo peggiore di sempre sul fronte della sicurezza informatica con 571 attacchi gravi.

In particolare, da gennaio a giugno dell’anno in corso si è registrato un vero e proprio boom di attacchi compiuti dallo stesso soggetto contro diverse organizzazioni: i cosiddetti Multiple Targets sono aumenti del 253%.

Balzo a tre cifre anche il cyber espionage che è cresciuto del 126%. In aumento, inoltre, i “classicimalware, virus comuni la cui diffusione è cresciuta dell’86%.

Ma perché le aziende vengono presi di mira dai pirati informatici? Nella maggior parte dei casi (75%) è per estorcere denaro.

È il caso in cui, ad esempio, un’azienda viene tenuta sotto sacco da un virus, il ransomware, che tiene in ostaggio i dati aziendali e li libera sono dietro il pagamento di un riscatto.

Il problema serio, però, è anche un altro: spesso, pur cedendo al pagamento della somma richiesta dai criminali, non si riesce a tornare in possesso dei propri dati.

Aumentano le imprese italiane nel settore della cyber secutiry

Come correre ai ripari? Intanto, governi e imprese dovrebbero investire di più nella sicurezza informatica, magari affidandosi a società specializzate.

Non a caso, a fronte della crescente minaccia del cyber crime, in Italia si stanno moltiplicando le aziende che si occupano di mettere al sicuro i dati informatici.

Secondo un’elaborazione Unioncamere-InfoCamere, dal 2011 a oggi, le società italiane operanti nel campo della cyber security sono aumentate del 36,8%, passando da 505 a 691 unità, con un valore della produzione che nel 2016 è stato di oltre 430 milioni di euro (+19,7% rispetto a quello registrato nel 2014).

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