CRISI EUROPA, CINA. L’intervento della Cina per contribuire ad alleviare la crisi finanziaria in Europa, potrebbe rivelarsi particolarmente oneroso. Il premier cinese Wen Jiabao si dice infatti pronto ad aiutare i Paesi europei, ma pone una condizione senza precedenti per la Cina: l’Europa deve rinunciare alla sua principale difesa legale contro le esportazioni cinesi a basso prezzo. Wen ha esortato il riconoscimento di “economia di mercato” al Wto e all’Unione Europea. “… Dovremo fare passi decisi per reindirizzare gli obbiettivi strategici della Cina. Noi crediamo che le nazioni europee dovranno riconoscere alla Cina lo status di economia di mercato", ha affermato Wen, riferendosi ai termini e ai criteri tecnici adottati dal World Trade Organisation.
Questa “promozione” renderebbe quasi impossibile per l’Europa imporre dazi sulle merci cinesi ingiustamente considerate a buon mercato. Riconoscere tale status presso il Wto (l’Organizzazione mondiale del commercio), consentirebbe alla Cina di difendersi dalle accuse di pratica di “dumping”, che secondo le norme del Wto consiste nell’esportazione sotto-costo di un prodotto allo scopo di conquistare il relativo mercato estero. Nel 2001 Pechino aveva accettato di entrare ufficialmente nell’ Organismo con la classificazione di “nazione non ad economia di mercato”, segnando così il suo definitivo ingresso nell’economia globale e beneficiando di condizioni di mercato che l’avrebbero meno vulnerabile alle sanzioni anti-dumping dell’Unione Europea.
Secondo l’ accordo di adesione al Wto , la Cina sarebbe rimasta un’«economia non di mercato» per quindici anni a meno che altri membri non avessero acconsentito ad accelerare il processo.
Wen Jiabao chiede dunque che il riconoscimento di Pechino quale “economia di mercato” sia anticipato, offrendo a garanzia un Paese a economia stabile e in crescita.
Le sue osservazioni, in un discorso ad una conferenza Al World Economic Forum di Dalian, nel nord-est della Cina, sono stati la più chiara mossa da parte della Cina di collegare i continui investimenti in Europa a particolari modifiche nelle politiche commerciali europee, alla luce di una nuova volontà di Pechino di utilizzare le sue vaste risorse finanziarie per estendere la sua influenza politica lontano dalle coste della Cina.
Wen si è dimostrato piuttosto vago se la Cina sia disposta ad aumentare i suoi prestiti mensili all’Europa di un importo tale che potrebbe ridurre i deficit di bilancio della zona euro e le difficoltà bancarie. E nemmeno ha specificato se la Cina sia più interessata ad acquistare titoli di stato europei o piuttosto a fare investimenti, come, ad esempio, l’acquisizione di nuove aziende europee. «Siamo preoccupati per le difficoltà che l’economia europea incontra da lungo tempo, e ribadiamo la nostra volontà di porgere una mano e aumentare il nostro investimento», ha detto Wen.
La Cina, con 3.200 miliardi di riserve in valuta estera, è visto come un banchiere potenzialmente globale. Ma la maggior parte dei prestiti concessi è giunto sotto forma di acquisto di quasi $ 2 miliardi di dollari di buoni del Tesoro degli Stati Uniti e altre forme di debito americano.
La Cina compra già miliardi di euro di debito europei ogni mese, ma il livello dei prestiti ha fatto sinora poco per alleviare crisi della zona euro. La Cina potrebbe rappresentare l’ultima ancora di salvezza per l’economia globale. Ma la vaga promessa di ulteriori investimenti in Europa, senza specificare la quantità o la forma, potrebbe non bastare ai funzionari dell’Unione europea per giustificare e legittimare la concessione del nuovo status commerciale, come chiesto dal Ministro Wen.
Secondo i termini di adesione della Cina all’Organizzazione mondiale del commercio, il paese sarà automaticamente ammesso come un’economia di mercato nel 2016. Ma il signor Wen ha esortato le nazioni europee a «guardare con coraggio al rapporto della Cina da un punto di vista strategico». «Se le nazioni dell’Unione europea possono dimostrare la loro sincerità molti anni prima», ha detto, questo «rifletterebbe la nostra amicizia». Il premier cinese Wen Jiabao si è detto pronto “a dare una mano” alle nazioni europee indebitate, ma ha anche sottolineato che le nazioni sviluppate devono, mettere in ordine i propri conti, e farlo da sè, tagliando deficit e creando posti di lavoro.
Wen ha in parte raffreddato le speranze, soprattutto italiane, secondo cui la Cina è decisa a intervenire per sostenere il debito pubblico delle nazioni europee . Il Ministro ha ribadito di aver dichiarato “innumerevoli volte” di essere pronto ad investire in Europa, ma ha anche sottolineato che “le nazioni devono anzitutto mettere in ordine la loro casa”. Tra il governo italiano e Pechino sarebbero in corso negoziati. L’Italia avrebbe chiesto alla Cina di comprare “quantità sostanziali” del suo debito. Ma il ministero italiano del Tesoro ha dichiarato che i dialoghi fra i due Paesi sono focalizzati sugli investimenti industriali e non orientati all’ acquisto di buoni del Tesoro. Non è chiaro quanto debito italiano sia nella mani cinesi ma secondo il Financial Times la Cina dovrebbe controllare il 4% dei 1.900 miliardi di dollari di debito italiano.