CRISI DEBITO, EURO- L’uscita di uno qualsiasi dei paesi della zona euro dalla moneta unica potrebbe causare «caos» in quello stesso paese ed è «quasi inconcepibile». Questa le parole di Erik Nielsen, capo economista globale di UniCredit, pronunciate alla CNBC Martedì, mentre la crisi del debito continua a incombere sul mercato europeo.
Questa sembra destinata ad essere un’altra settimana di agonia per la zona euro, con il mercato che continua disperatamente a invocare azioni (o almeno cerca segnali) più decisive per contrastare la purulente crisi del debito che sta colpendo le economie periferiche.
Una maggiore unione fiscale all’interno della zona euro e l’emissione di una obbligazione europea, l’eurobond, sono due opzioni che, ad oggi, state messe in discussione.
Crescono le preoccupazioni che una doppia recessione possa concretizzarsi, con economisti come Nouriel Roubini che lanciano moniti e avvertimenti, (quasi) certi che l’Europa e gli Stati Uniti stiano rischiando una crisi economica peggiore dell’ultima.
Il futuro dell’euro è stato oggetto di esame e posto sotto la lente degli analisti, alcuni dei quali ancora sostengono che per economie in difficoltà come la Grecia potrebbe essere necessario uscire dalla moneta. “Ogni contratto nel diritto greco è regolato in euro. Ogni creditore avrebbe un credito nei confronti di un debitore il cui reddito è diventato improvvisamente in dracma«, ha precisato Nielsen, ex di Goldman Sachs.»Ci sarebbe default in tutto il settore privato e il caos completo".
La zona euro sta affrontando due gravi difficoltà: pesanti oneri di debito e bassa crescita.
«Il problema più grande cui i politici europei devono far fronte in questo momento è ridurre il divario tra il modo in cui l’Europa ha storicamente fatto progressi e la velocità con cui i mercati vogliono vedere i progressi», ha detto Stefano Gallo, responsabile delle analisi di mercato, Schneider Foreign Exchange, alla CNBC. «L’austerità non è la risposta, si tratta di riforme strutturali», ha aggiunto Gallo.