Crisi Ucraina: impatto limitato su economia globale. Ecco perché la Russia non fa più paura

Secondo Credit Suisse l’impatto della crisi Ucraina e la azioni russe avranno un impatto molto limitato sull’economia globale. Alla Russia non conviene portare avanti azioni ostili contro l’Europa e gli Stati Uniti

La crisi in Ucraina ieri, ha trascinato tutti i mercati in profondo rosso. Piazza Affari ha aperto in perdita, poco dopo la chiusura delle borse asiatiche, anch’esse in negativo. Tutti i mercati europei hanno chiuso la seduta perdendo oltre il 2%, la borsa di Mosca è crollata perdendo oltre 10 punti percentuali.

Ma secondo gli analisti del Credit Suisse l’impatto della crisi Ucraina sull’economia globale sarà moto limitato e la Russia non porterà avanti operazioni ostili, ha troppo da perdere.

Impatto limitato
Il Credit Suisse ha condotto uno studio, cercando di prevedere le conseguenze e l’impatto che azioni ostili verso gli Stati Uniti e l’Europa, potrebbero avere sull’economia globale. Secondo gli analisti dell’istituto svizzero la Russia ha troppo da perdere in termini di export per decidere di portare avanti il conflitto in Ucraina.

E’ molto improbabile che la Russia di Putin decida ad esempio di tagliare le forniture perché le sanzioni inflitte dall’Europa sarebbero pesanti. E inoltre, sottolinea lo studio, il suo status di paese forte dal punto di vista militare è molto calato dai tempi dell’Urss.

Punto di partenza dello studio di Credit Suisse e’ stato l’impatto limitato della crisi sulla crescita globale, considerando che la «Russia rappresenta solo il 2,9% del Pil mondiale e l’Ucraina appena lo 0,4%. L’import russo dagli Usa ammonta a 11 miliardi di dollari, 0,7% del totale e dall’Europa a 87 miliardi 4,6%».

Export
L’economia globale quindi, non risentirà molto della crisi Ucraina e delle operazioni russe. Ma secondo CS la Germania sarà «il Paese sviluppato che avra’ l’impatto maggiore dalla crisi». Se è vero che soltanto il 3% dell’export tedesco ha come destinazione la Russia, proprio da paese di Putin arriva il 50% delle sue importazioni di petrolio e il 39% di gas.

Dal momento che la Russia conta molto sulle entrate dall’export energetico, secondo gli esperti del CS, tuttavia, «appare improbabile che cerchi di tagliare le forniture e se anche ci dovesse essere un’interruzione temporanea, si puo’ fare ricorso agli stock che sono a livelli piu’ alti della norma».

Inoltre, il CS stima che il prezzo del petrolio non salirà di molto, dato che «la Russia produce circa l’11% dell’offerta globale di petrolio e il 19% di gas e che ha chiaramente ha bisogno delle entrate che derivano dalle fonti energetiche, che sono pari al 50% delle entrate governative».

Sanzioni e confische
La Russia - conclude lo studio di Cs - «ha molto da perdere dall’imposizione di sanzioni o addirittura dalla confisca di beni russi all’estero, il cui valore e’ stimato a 270 miliardi di dollari, pari al 13% del Pil».

Anche dal punto di vista militare il potere Russa è decaduto rispetto alla potenza che era ai tempi dell’Urss. La difesa russa spende solo il 50% in piu’ rispetto a quella britannica e rappresenta un settimo di quel che spendono gli Usa.

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