I leader del comparto crypto hanno incontrato le autorità di regolamentazione a Washington lanciando un vero e proprio ultimatum: “Chiarezza sulle normative di settore o abbandoniamo il Paese”
L’appello arrivato dall’industria delle criptovalute e diretto all’authoriry è chiaro: si regolamenti subito o abbandoniamo gli Stati Uniti.
È questo il messaggio estrapolabile dalla riunione di settore che si è tenuta a Capitol Hill, su iniziativa del membro della Camera dei Rappresentanti per lo stato dell’Ohio Warren Davidson.
Almeno 50 tra le più importanti personalità del comparto crypto hanno preso parte a una vera e propria tavola rotonda, che non ha visto la presenza di nessun membro appartenente a gruppi anti-establishment dello spazio o investitori a fini esclusivamente speculativi.
C’erano piuttosto figure legate a realtà di spicco come Fidelity Investments, State Street o Andreessen Horowitz, che nell’elegante cornice della Library of Congress hanno discusso - con toni sereni ma estremamente risoluti - tutte quelle che considerano questioni irrisolte, visto che lo stesso Davidson si prepara a presentare una proposta di legge in autunno.
Il settore crypto chiede una regolamentazione
I partecipanti si sono trovati a richiedere praticamente all’unanimità un mercato “equo e ordinato”.
Mike Lempres, responsabile legale di Coinbase, ha specificato che una regolamentazione per il comparto delle valute virtuali non può prendere le mosse dalla legislazione del passato o ricalcare normative già esistenti, e le authority devono essere aperte a questa possibilità.
Il riferimento esplicito muoveva verso l’idea di applicare una legge sui titoli istituita 72 anni fa per le monete digitali. La SEC ha infatti utilizzato il cosiddetto «Howey Test» - che deriva da una decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti del 1946 - per determinare se una criptovaluta è sicura o meno. Il presidente della SEC Jay Clayton ha chiarito che non intende aggiornare quegli standard per soddisfare il settore.
Carla Carriveau, consigliere normativo di Circle che ha anche lavorato presso la SEC per più di 10 anni, ha spiegato che l’agenzia potrebbe chiarire le leggi esistenti e fare delle esenzioni, ma ci vorrebbero delle mosse dal Congresso per avere un impatto reale:
“Il Congresso deve agire perché dalla SEC hanno già detto quello che pensavano fosse giusto, e già fatto quello che pensavano di dover fare”.
Nel frattempo, il gruppo ha analizzato storie di aziende che cercano di accertarsi della conformità o meno dal punto di vista legale delle ICO. Per alcuni l’etichetta in questi casi sarebbe quella di utilities, cosa che li esenterebbe dalle leggi sui titoli; tuttavia al momento la SEC tratta ancora tutte le ICO, ad eccezione di Ethereum e Bitcoin, come titoli.
Ma secondo David Forman, Chief Legal Officer di Fidelity Investments, se le regole non sono chiare, non scritte o addirittura sconosciute non è possibile punire le persone.
Malgrado le quattro ore di colloqui, un piano per delle imminenti normative è ancora lontano secondo Davidson. Il panel di martedì era principalmente volto ad ascoltare i membri del settore e misurarne il sentiment in relazione al grosso buco normativo esistente.
Il messaggio tratto dal tavolo di discussioni? Muoversi adesso è indispensabile.
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