Il Covid è una sindemia: cosa significa e quali differenze con la pandemia

Giorgia Bonamoneta

12 Marzo 2022 - 23:24

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Dovremmo iniziare a chiamare il Covid-19 in un altro modo? Secondo Brusaferro non si tratta di pandemia, ma di sindemia. Ecco cosa significa e quali sono le differenze con pandemia.

Il Covid è una sindemia: cosa significa e quali differenze con la pandemia

Il Covid è una sindemia, o così dovremmo chiamarlo. Cosa significa? Pandemia, epidemia, endemia e ora sindemia, il coronavirus è stato definito in diversi modi e ogni volta l’informazione cerca di darne notizia. Questa volta, a distanza di due anni dalla prima volta che è stato definito in questo modo, a dichiarare il Covid una sindemia è stato Silvio Brusaferro durante una conferenza.

In occasione della prima Giornata nazionale di educazione e prevenzione, con un intervento dal titolo Prospettive per la sanità pubblica alla luce della pandemia Sars CoV-2, Brusaferro ha nuovamente definito il Covid una sindemia. Perché nuovamente? Fin dai primi mesi dello scoppio dell’epidemia gli esperti avevano lanciato dichiarazioni - più volte riprese dai media - sulla possibilità che il Covid-19 non fosse una pandemia.

Se non una pandemia, cos’è e cos’è stata la crisi sanitaria che abbiamo affrontato negli ultimi due anni? Secondo diversi studi si tratta di sindemia e per arrivare a una soluzione non si deve percorrere la strada dell’approccio pandemico quindi, ma di quello sindemico. Qual è la differenza tra “sindemia” e “pandemia”?

Cos’è una sindemia?

Cosa significa sindemia, il nuovo termine che dobbiamo imparare per capire la pandemia? Sindemia indica la presenza di due o più patologie concomitanti, che interagiscono tra di loro. Nel caso specifico del Covid-19 però non si intende la comorbidità, ma la presenza di legami tra problemi di salute, problemi ambientali, sociali ed economici.

Il legame tra questi hanno influenzato in negativo la pandemia. Il 28 ottobre2020 Claudio Cricelli scriveva che era necessario “presidiare il territorio, controllandone i microfenomeni casa per casa, individuo per individuo, famiglia per famiglia”. Si riferiva all’approccio elaborato da Merril Singer nel 1990, cioè allo studio e all’analisi di una malattia in considerazione al contesto nel quale si diffonde.

Covid tra pandemia e pandemia, qual è la differenza?

La sindemia, come abbiamo detto, implica una relazione tra malattia, contesto sociale ed economico. Un approccio più ampio e inteso a risolvere il problema alla radice sociale e non solo sanitario.

La pandemia invece indica un processo di diffusione di un agente infettivo, più o meno grave, che si può allargare su un territorio ampio.

Il Covid è una sindemia: cosa ha detto Brusaferro

Per capire la crisi sanitaria degli ultimi due anni non dovremmo più parlare di pandemia, ma di “sindemia”. No, non è una provocazione, è solo un altro punto di vista sulla crisi globale dovuta alla SARS-CoV-2. A dirlo è stato il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, nel proprio intervento in occasione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione organizzata a Bari.

Dobbiamo considerare questa pandemia dentro una logica di sindemia, ha detto Brusaferro. Ovvero, quando “aspetti biologici e aspetti sociali interagiscono e, nella loro interazione, si definiscono anche i livelli di rischio e di suscettibilità delle persone e delle comunità. Che è esattamente l’obiettivo della sanità pubblica”.

Il Covid è una sindemia, ma non da oggi

Non è la prima volta che sentiamo parlare di sindemia. A dicembre 2020 su The Lancet viene pubblicato l’articolo Covid-19 is not a pandemic di Richard Horton. In questo studio l’autore sostiene che la crisi sanitaria è stata affrontata focalizzandosi sulle malattie infettive, ma sarebbe dovuta essere trattata come una sindemia.

Anche Giuseppe Costa in passato aveva già affermato che l’epidemia di Covid-19 aveva conseguenze differenti tra le classe sociali. Costa evidenziava che, anche con tutti i meccanismi sanitari, la pandemia sarebbe rimasta un problema di classe. Per esempio per la frequenza dell’infezione, dovuta a chi è più o meno esposto a determinati ambienti, alla possibilità di essere ricoverati e molti altri.

Soprattutto alla possibilità di risultare contagiosi in presenza di ulteriori patologie, che possono compromettere, peggiorando, lo stato di salute.

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