Covid, come curarsi a casa: la bozza delle linee guida

È pronta la bozza delle linee guida per il trattamento dei pazienti affetti da coronavirus che non richiedono l’ospedalizzazione, rivolta ai medici di famiglia. Ecco cosa prevedono.

Covid, come curarsi a casa: la bozza delle linee guida

Spunta la bozza delle nuove linee guida che illustrano come curare il coronavirus a casa. Si tratta di un documento rivolto ai medici di famiglia intitolato “Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da Sars-Cov-2”, che prevede dei trattamenti farmacologici e non da prescrivere ai pazienti positivi al coronavirus, le cui condizioni cliniche non richiedono l’ospedalizzazione, ma solamente l’isolamento domiciliare. Sebbene le linee guide, alla cui stesura ha contribuito anche il presidente del Consiglio superiore di Sanità, Franco Locatelli, sono molto chiare è doveroso ricordare che, come per qualsiasi altra patologia, è necessario seguire le terapie fornite dal proprio medico ed evitare delle iniziative “fai da te”.

L’obiettivo di questo documento è quello di fornire ai paziente e ai medici di famiglia il miglior intervento per contrastare la patologia nei pazienti in isolamento domiciliare, e che quindi non manifestano sintomi gravi. L’ultimo aggiornamento delle linee guida risaliva allo scorso marzo. Lo stesso Locatelli ha precisato che: “Il ruolo dei medici di medicina generale è cruciale e va portato al centro della gestione dei malati. In queste ore è pronto per una sua valutazione concertata con i medici un documento che è stato promosso su iniziativa del ministro e che vuole essere una linea di indirizzo. Ciò per dare indicazioni sia sul monitoraggio che sulle linee terapeutiche per evitare sovraccarico degli ospedali.

Coronavirus, come curarsi a casa

Rispetto allo scorso marzo, sono state modificate le linee guida per il trattamento dei pazienti domiciliati affetti da Covid. L’obiettivo del nuovo documento sarebbe quello di alleviare la pressione sugli ospedali, preferendo delle terapie da svolgersi a casa, sotto stretta osservazione da parte del medico di base. Infatti rimane come regola base quella di non prendere iniziative autonome e di seguire scrupolosamente le terapie fornite dal proprio medico sulla base delle linee guida fornite, che prevedono:

  • Assunzione di paracetamolo unicamente in presenza di febbre;
  • Antinfiammatori nel caso in cui il quadro clinico del paziente affetto da coronavirus inizia a presentare altri sintomi e a peggiorare;
  • Assunzione di cortisone solo in caso di emergenza al fine di evitare di aggredire il sistema immunitario;
  • Eparina se sono presenti delle difficoltà di movimento e per prevenire dei fenomeni trombo-embolici.

Il nuovo protocollo prevede un trattamento meno aggressivo rispetto a quello di marzo, limitando fortemente l’utilizzo del cortisone ma soprattutto degli antibiotici e antireumatici. Per il monitoraggio della malattia inoltre si raccomanda fortemente l’utilizzo del saturimetro, uno strumento particolarmente utile per la Covid-19. All’interno del documento sono state classificate anche i diversi gradi della malattia, nello specifico si parla di:

  • Infezione lieve se il paziente ha febbre ma non sono presenti difficoltà respiratorie o alterazioni radiologiche;
  • Infezione moderata quando il paziente è presente una polmonite e l’ossigenazione del sangue raggiunge valori di soglia;
  • Infezione severa quando l’ossigenazione del sangue supera i valori di soglia e sono presenti infiltrazioni polmonari;
  • Infezione in stato critico se il paziente ha un’insufficienza respiratoria, shock settico o insufficienza multiorgano.

Le proteste dei medici

La bozza del nuovo documento non ha convinto i medici di base che da tempo richiedevano al ministero delle linee guida univoche per il trattamento dei pazienti Covid domiciliati. Adesso quello che ha alimentato il dissenso dei camici bianchi è il fatto che essi non siano stati consultati nella redazione di questo documento.

Lo stesso sindacato dei medici italiani (Smi) ha espresso il proprio sconcerto e irritazione per il mancato coinvolgimento dei medici, oltre a non condividere le indicazioni terapeutiche stabilite, dal momento che, è necessario distinguere le terapie per le persone sotto i 50 anni e per i pazienti sopra i 50”, ha precisato il portavoce per il Piemonte della Federazione di medicina generale, Roberto Venesia.

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