Quello dei covered bond è un mercato in lieve crescita, ma spinto solamente dai grandi istituti bancari del Paese, quelli, per intenderci, di rilievo internazionale.
La situazione dei covered bond oggi
Il mercato delle obbligazioni garantite è caratterizzato da un livello di rischio ridotto e un’elevata liquidità, garantendo il ritorno di capitale e interessi grazie al vincolo dell’attivo patrimoniale bancario riservato alla remunerazione e al rimborso dei bond. Oggi, questo mercato, è spinto prevalentemente dalle grandi banche italiane, come Unicredit e Intesa Sanpaolo, mentre gli istituti più a carattere locale tendono un po’ a frenarlo.
Questo è quanto riporta il responsabile dei covered bond di Standard & Poor’s Roberto Paciotti: «I covered bond in Italia e Spagna vanno ancora in difficoltà sul mercato. Gli investitori guardano alla banche che emette, in rapporto al rischio sovrano: Unicredit e Intesa hanno credibilità internazionale e riescono dunque ad attirare investitori italiani e internazionali e prezzare i loro bond anche a rendimenti sotto a quelli dei governativi».
Un altro discorso per gli istituti locali: «Le banche con un profilo tipicamente locale», prosegue Paciotti «trovano maggiori difficoltà ad attirare investitori».
Rispetto a un 2011 dominato da tensioni e momenti iper-critici, tuttavia, i primi otto mesi del 2012 hanno già superato la quota di emissioni di 30 miliardi di euro dell’anno precedente, arrivando a toccare i 43 miliardi di euro. A ciò va aggiunto che il numero degli emittenti si è ridotto di 4 unità, passando da 11 a 7.
Securisation and Covered Bonds Conference 2012: analisi del momento
Nella due giorni della «Securisation and Covered Bonds Conference 2012», tenutasi a Milano il 2 e il 3 ottobre, si è discusso sul mercato delle obbligazioni bancarie e sulle cartolarizzazioni. La conferenza, organizzata dall’ABI in sinergia con l’Association for Financial Markets in Europe, ha focalizzato l’attenzione sulla situazione dei mercati in tempi di crisi finanziaria, sulle nuove norme e regolamentazioni in ambito europeo, sulle politiche di trasparenza e sulle prospettive future del comparto.
Analizzando il mercato in un periodo di crisi come quello di oggi, c’è da registrare inoltre una notevole difficoltà per quanto riguarda l’ambito della raccolta a medio e lungo termine da parte delle banche italiane. Le difficoltà derivano prevalentemente dai due Ltro offerti dalla Bce nel dicembre 2011 e nel febbraio 2012, non utilizzabili per il finanziamento di iniziative imprenditoriali a lungo termine o per le attività immobiliari delle famiglie, perché determinate dal breve termine.
Gli investitori, inoltre, guardano con non poco interesse a due progetti. Il primo, «Prime Collateralised Securitis», tra i cui soggetti fondatori si annovera anche un importantissimo gruppo italiano, si pone come obiettivo quello di rilanciare lo strumento della cartolarizzazione (la cessione di un’attività finanzaria di una società o di un istituto tramite l’emissione e il collocamento di titoli obbligazionari) attraverso uno strumento nuovo le cui caratteristiche agevolino l’analisi di qualità da parte degli investitori. Molto interessante, sul fronte covered bond, è anche il secondo progetto: «Covered Bond Label», avviato dall’European Covered Bond Council, e su cui gli investitori stanno continuando a dare fiducia al fine di amornizzare tale strumento a livello europeo.
Unicredit guarda a scadenze più lunghe e alle cartolarizzazioni
Durante questa estate Unicredit ha collocato un covered da 750 milioni di euro con scadenza 2018 e rendimento a 290 pb su midswap.
A tal proposito, tuttavia, c’è da registrare l’intenzione di Unicredit di guardare a scadenze più lunghe per ciò che concerne le prossime emissioni di covered bond, come peraltro già fatto in passato. Nel 2011, infatti, Unicredit aveva collocato covered con scadenza a 12 anni e 10 anni.
A quanto rivela una fonte anonima interna all’istituto, Unicredit sarebbe interessata anche allo strumento delle cartolarizzazioni: «Lo consideriamo uno strumento interessante, meglio se su asset diversi da quelli coperti dai covered, come leasing o prestiti al consumo».
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