Cosa sono i tassi di interesse, andamento e come influiscono sul mutuo

Emanuele Di Baldo

11 Settembre 2026 - 16:02

Sentiamo parlare spesso di tasso di interesse, ma sappiamo cos’è? Ecco una guida semplice per comprenderne significato, definizione e funzionamento

Cosa sono i tassi di interesse, andamento e come influiscono sul mutuo

Spesso si sente parlare di tassi di interesse, ma non sempre si intuisce come funzionano e perché variano così tanto nel corso del tempo e in base a diversi fattori. Di base, i tassi di interesse rappresentano il costo del denaro e definiscono l’importo da pagare in più per aver preso in prestito dei soldi o ciò che si guadagna quando si prestano dei soldi.

Sono uno di quei numeri che sembrano «tecnici» finché non entrano nel conto corrente: mutuo, prestito, carta a rate, conto deposito. Capire cosa sono i tassi e come funziona il meccanismo con cui si formano è fondamentale, perché si tratta di un aspetto dell’economia che ci riguarda molto da vicino. I tassi dei mutui risentono della politica monetaria della BCE, ma il meccanismo cambia tra fisso e variabile: i mutui variabili sono generalmente indicizzati a parametri come l’Euribor, mentre per i fissi il riferimento di mercato è legato soprattutto ai tassi swap. Sono dinamiche differenti, che nel 2026 hanno riportato la BCE a una politica monetaria più restrittiva, con il rialzo di giugno e quello deciso a settembre.

Ecco tutto quello che c’è da sapere.

Cosa sono i tassi di interesse? Diamo una definizione

La spiegazione semplice dei tassi di interesse è quella, come detto, di costo del denaro.

Si misura in percentuale e indica il costo sostenuto da chi utilizza una somma di denaro per un certo periodo. In pratica, rappresenta quanto costa prendere denaro in prestito e quanto fruttano i tuoi risparmi.

L’esempio di scuola è quello del tasso di interesse di un’operazione di finanziamento: che sia un mutuo ad una famiglia o a un piccolo risparmiatore o che si tratti di un prestito erogato ad un’impresa, per tasso di interesse si intende il costo del denaro concesso in prestito. Tale costo è calcolato come percentuale sul totale della somma erogata a prestito dai soggetti finanziatori, che sono prevalentemente le banche.

Qualsiasi operazione di finanziamento ha un costo e questo corrisponde al tasso di interesse. È evidente, dunque, che chi ottiene il finanziamento paga il tasso di interesse al proprio creditore (la banca) e che, specularmente, per chi lo riceve si tratta di un ricavo.

Un tasso indica quindi un compenso espresso in percentuale: su 100.000 euro, un 3% annuo rappresenta, in modo semplificato, 3.000 euro di interessi in un anno. Nella realtà il costo effettivo dipende da come vengono calcolate rate e scadenze e da quali spese si aggiungono. Per questo, quando si confrontano offerte in Italia, la distinzione decisiva è tra TAN (tasso annuo nominale), che fotografa l’interesse «puro» applicato al capitale, e TAEG (tasso annuo effettivo globale), l’indicatore pensato per confrontare il costo complessivo perché include, secondo le regole previste, molte delle spese collegate al finanziamento. In altre parole: il TAN fa notizia, il TAEG fa la differenza nel portafoglio.

Tasso nominale e tasso reale: la differenza che cambia i conti

Il tasso nominale è quello indicato nel contratto o nell’offerta finanziaria. Il tasso reale tiene invece conto dell’inflazione e misura, in termini semplificati, quanto cambia effettivamente il potere d’acquisto del capitale. Se un investimento rende il 4% ma l’inflazione viaggia al 3%, il rendimento reale è molto più contenuto del 4%. È un passaggio che, in fasi di prezzi in accelerazione come quella attuale, separa un rendimento apparente da un guadagno effettivo.

Tassi di interesse: come funzionano e a cosa servono

Senza tassi di interesse non esisterebbero il credito e il debito così come li conosciamo: il tasso è il prezzo che rende possibile trasferire denaro nel tempo, da chi ce l’ha a chi ne ha bisogno.

Quando si prende un prestito o un mutuo si parla sempre di tasso di interesse. Stessa cosa quando dei soldi vengono depositati presso una banca, oppure quando compriamo dei titoli di Stato che ci danno un tasso di interesse a scadenza.

Attenzione però a una semplificazione ricorrente: i tassi entrano in gioco in moltissime operazioni finanziarie, ma non tutti gli strumenti finanziari hanno un tasso di interesse. Mutui, prestiti, depositi bancari e obbligazioni prevedono forme di remunerazione o di costo legate al tasso; le azioni, invece, non garantiscono alcun interesse e il loro rendimento dipende principalmente dall’andamento del prezzo e dagli eventuali dividendi.

Di conseguenza, un aumento del costo del denaro rende in genere più costosi mutui e prestiti e può influenzare anche i prezzi e i rendimenti di azioni e obbligazioni, attraverso il costo del capitale, le aspettative sugli utili e l’attrattività relativa degli investimenti a reddito fisso. Le obbligazioni già emesse tendono a perdere valore quando salgono i rendimenti di mercato, mentre il mercato azionario risente del maggior costo del capitale.

L’effetto si vede su due fronti concreti. Lato debiti, i tassi determinano quanto si paga per mutui, prestiti e credito al consumo. Lato risparmi, influenzano i rendimenti di conti deposito, titoli e prodotti a reddito fisso. Non è però un interruttore: contano durata, tipo di contratto, profilo di rischio del cliente e costi accessori. E su capitali elevati e durate lunghe la differenza si moltiplica anche quando la percentuale «si muove di poco».

Perché è così importante il tasso di interesse e quale ruolo hanno le banche centrali

Il processo di formazione del prezzo del denaro non è casuale.

Il tasso di interesse è lo strumento principale delle banche centrali per controllare l’inflazione: tanto più è alto e tanto più l’economia raffredda la sua corsa, tanto più è basso e tanto è più conveniente far girare denaro e far crescere l’economia e i prezzi.

Il compito principale della BCE è mantenere la stabilità dei prezzi, puntando a un’inflazione del 2% nel medio termine (Inflation Targeting). Per farlo utilizza soprattutto i tassi di interesse e gli altri strumenti di politica monetaria. Il meccanismo passa dalla cosiddetta trasmissione: i tassi ufficiali influenzano le condizioni di finanziamento e, a cascata, credito, consumi, investimenti e pressione sui prezzi.

Possono quindi verificarsi due scenari:

  • aumento dei tassi, il costo del finanziamento tende a salire e la domanda di credito, consumi e investimenti può rallentare (politica monetaria restrittiva);
  • diminuzione dei tassi, il costo del finanziamento tende a scendere e credito, consumi e investimenti possono essere sostenuti (politica monetaria espansiva).

Sono tre i tassi che la BCE utilizza per esprimere le proprie decisioni e che si ripercuotono sulle condizioni praticate dalle banche:

  • tassi sulle operazioni di rifinanziamento principali, applicati alle operazioni con cui le banche ottengono liquidità dalla BCE, generalmente con scadenza di una settimana e contro garanzia;
  • tassi sulle operazioni di rifinanziamento marginale, cioè il tasso applicato al credito overnight alle banche;
  • tassi sui depositi presso la banca centrale, quelli che le banche percepiscono, o devono versare in caso di tassi negativi, sui propri depositi overnight presso la BCE.

Una regola pratica evita molta confusione: non esiste un tasso «imposto» dalla BCE ai cittadini. Esiste un contesto che cambia e che le banche trasferiscono, o non trasferiscono, sulle proprie offerte in base a costi, concorrenza e rischio.

Tassi BCE nel 2026: il nuovo inasprimento della politica monetaria

Il 10 settembre 2026, riunito a Berlino, il Consiglio direttivo della BCE ha alzato di 25 punti base i tre tassi di riferimento: deposito al 2,50%, rifinanziamenti principali al 2,65%, rifinanziamento marginale al 2,90%. È il secondo rialzo dell’anno e segna un nuovo inasprimento della politica monetaria dopo l’aumento di giugno e la pausa di luglio.

La ragione è l’inflazione dell’area euro, salita al 3,3% ad agosto dal 2,9% di luglio, il livello più alto degli ultimi anni, spinta dal rincaro dell’energia legato al conflitto in Medio Oriente; l’inflazione al netto di energia e alimentari è invece scesa al 2,4%. Nel comunicato la BCE sottolinea che i prezzi dovrebbero restare ben al di sopra dell’obiettivo per un periodo prolungato e ribadisce l’impegno a riportare l’inflazione al 2% a medio termine.

Le nuove proiezioni degli esperti indicano un’inflazione media al 3,0% nel 2026, al 2,5% nel 2027 e al 2,1% nel 2028 (2,5%, 2,6% e 2,3% quella di fondo), invariata per il 2026 e rivista al rialzo per il biennio successivo rispetto a giugno. La crescita è stimata allo 0,9% nel 2026, all’1,4% nel 2027 e all’1,5% nel 2028. Nessun percorso prestabilito: le decisioni verranno prese riunione per riunione, con approccio data driven.

(Nota per la redazione: il 3,3% di agosto è la stima flash Eurostat, il cui aggiornamento definitivo era atteso per il 17 settembre 2026.)

Andamento dei tassi di interesse: cosa li fa salire o scendere

L’andamento dei tassi è il risultato di un equilibrio che si sposta per tre motivi principali:

  • inflazione: se i prezzi crescono troppo e troppo a lungo, la politica monetaria tende a diventare più restrittiva;
  • crescita e occupazione: un’economia che rallenta può spingere verso condizioni meno rigide, ma la banca centrale guarda anche alla stabilità dei prezzi;
  • rischio e fiducia: crisi, tensioni finanziarie e aumento delle insolvenze fanno alzare il «premio» richiesto per prestare denaro.

Da qui un punto spesso sottovalutato: due famiglie possono ottenere tassi diversi nello stesso giorno, perché non stanno comprando lo stesso «prodotto rischio».

Euribor e IRS: i due indici che compaiono anche quando non si vedono

Molti mutui variabili sono collegati all’Euribor alle varie scadenze, mentre i mutui a tasso fisso guardano ai parametri legati agli swap (IRS o Eurirs nelle spiegazioni commerciali) come riferimento per il pricing: il tasso applicato al cliente non coincide con l’IRS.

Nella rilevazione del 3 settembre 2026 l’Euribor a 1 mese si attestava al 2,321%, il 3 mesi al 2,655%, il 6 mesi al 2,789% e il 12 mesi al 3,109%: una curva inclinata verso l’alto, che rifletteva aspettative di mercato su un ulteriore rialzo dei tassi.

Il tasso finale del mutuo, quindi, non nasce dal nulla: si appoggia a un «termometro» di mercato e poi viene personalizzato con lo spread e con le condizioni del contratto.

I tassi di interesse delle banche: perché non sono mai tutti uguali?

Il prezzo finale è la somma di più pezzi: un parametro di riferimento, lo spread applicato dalla banca, spese e condizioni contrattuali. Le banche possono compensare parte della dinamica dei parametri di mercato attraverso gli spread applicati ai singoli prodotti, con condizioni che variano significativamente tra istituti, durata e profilo del cliente.

I numeri di sistema aiutano a orientarsi: secondo i dati della Banca d’Italia i tassi applicati ai nuovi mutui per l’acquisto di abitazioni si sono mantenuti intorno al 4% nella prima metà del 2026, mentre i dati BCE fotografano tassi sui mutui dell’area euro su un plateau intorno al 3,5% tra giugno e luglio, che non incorpora ancora il rialzo di settembre.

Tassi di interesse mutuo di oggi: come leggerli senza farsi ingannare

Cercare «tassi di interesse mutuo oggi» è normale: è la prima domanda di chi sta per comprare casa o surrogare. Ma la domanda giusta non è solo «qual è la percentuale più bassa?», bensì quale combinazione di tasso, spese e durata resta sostenibile se cambiano reddito, spese familiari o condizioni di mercato.

Tre verifiche che contano più del titolo pubblicitario:

  • rata: quanto pesa sul reddito mensile e con quale margine di sicurezza;
  • TAEG: indicatore fondamentale per confrontare il costo complessivo di offerte con caratteristiche comparabili;
  • scenari: cosa succede alla rata se il parametro di riferimento sale.

Chi ha un fisso non subisce variazioni della rata, che resta quella fissata alla stipula a parità di condizioni contrattuali. Chi ha un variabile vedrà l’adeguamento alla successiva revisione prevista dal contratto. Come ordine di grandezza, nelle fasi iniziali dell’ammortamento un aumento di 0,25 punti percentuali del tasso può tradursi in circa 20 euro al mese in più su un mutuo da 150.000 euro a 30 anni, a parità delle altre condizioni: l’impatto effettivo dipende da capitale residuo, durata residua e modalità di revisione.

TAEG, spese e clausole: dove si nasconde il costo

Un mutuo o un prestito non è solo interessi. Nel costo complessivo possono pesare spese di istruttoria e perizia, costi di incasso rata e gestione, eventuali assicurazioni (da distinguere tra obbligatorie e facoltative, e tra polizze della banca e polizze esterne ammesse), penali o condizioni di uscita dove previste. Qui sta la differenza tra un confronto serio e una gara di percentuali: due offerte con TAN simile possono avere TAEG molto diverso.

Tasso fisso o variabile: scelta finanziaria, non scommessa

Non c’è una risposta universale. Il tasso fisso compra stabilità: la rata resta prevedibile e il budget respira meglio. Il tasso variabile espone alla volatilità: può convenire in certi contesti, ma richiede margine economico per gestire i rialzi. Con la curva Euribor risalita sopra il 2,5% sulle scadenze brevi, lo scarto tra le due formule si è assottigliato rispetto ai mesi dei tagli.

La valutazione deve incrociare numeri e situazione personale: durata, importo, stabilità del reddito, altri debiti, risparmi disponibili e tolleranza al rischio. Un mutuo lungo amplifica l’incertezza, uno corto la riduce ma alza la rata.

Prestiti personali, carte e scoperti: quando il tasso diventa «caro»

Sui prestiti personali e sul credito revolving i tassi sono in genere più elevati rispetto ai mutui, perché l’operazione non è garantita da un immobile e il rischio percepito è diverso. Qui il controllo del TAEG è ancora più importante: è il numero che consente di confrontare soluzioni diverse a parità di importo e durata. Vale anche una regola di buon senso: se la rata sembra leggera ma la durata è lunga e il TAEG alto, il costo totale rischia di diventare pesante senza che ce ne si accorga subito.