Cosa c’è dietro lo stop di Trump agli inverter stranieri e perché riguarda anche l’Europa?

Sergio Giraldo

28 Agosto 2026 - 14:43

Gli Usa bloccano i nuovi inverter stranieri e stringono sui componenti elettrici per ridurre i rischi di accesso remoto alla rete elettrica nazionale.

Cosa c’è dietro lo stop di Trump agli inverter stranieri e perché riguarda anche l’Europa?

Gli Stati Uniti hanno deciso di limitare l’ingresso nel mercato americano dei nuovi inverter elettrici prodotti all’estero. Il 28 luglio la Federal Communications Commission (FCC) ha inserito nella propria Covered List gli inverter connessi di produzione straniera, dopo una valutazione delle agenzie federali competenti in materia di sicurezza nazionale. La decisione riguarda i nuovi modelli e impedisce loro di ottenere l’autorizzazione FCC necessaria per l’importazione, la commercializzazione e la vendita negli Stati Uniti.

La misura non indica formalmente un singolo Paese. Il problema riguarda però soprattutto la forte presenza cinese nella filiera. Secondo Wood Mackenzie, negli ultimi dieci anni negli Stati Uniti sono stati installati oltre 200 GW di inverter fotovoltaici nei segmenti commerciale, industriale e utility scale. Più del 90% degli apparecchi era importato e oltre 70 GW provenivano da produttori con sede in Cina, anche quando la produzione materiale avveniva in stabilimenti del Sud-est asiatico. Nel 2024 e nel 2025 i produttori cinesi hanno raggiunto quasi il 50% del mercato americano degli inverter.
La motivazione indicata dalle autorità statunitensi riguarda la sicurezza della rete. Gli inverter moderni non svolgono soltanto la conversione della corrente continua prodotta dagli impianti fotovoltaici in corrente alternata. Molti dispositivi sono collegati a reti di comunicazione e dispongono di funzioni di monitoraggio, aggiornamento e controllo remoto.

Nella determinazione sulla sicurezza nazionale richiamata dalla FCC si afferma che questa connettività può creare vulnerabilità aggiuntive. Secondo le agenzie federali, soggetti stranieri potrebbero utilizzare tali funzioni per spegnere gli inverter a distanza, raccogliere e trasferire dati, consentire accessi remoti oppure sfruttare gli apparati nell’ambito di un attacco informatico contro infrastrutture critiche. La diffusione crescente delle risorse elettriche basate su inverter aumenta, secondo Washington, la rilevanza sistemica di questi rischi. Il provvedimento della FCC non impone la rimozione degli inverter già installati e non blocca i modelli che avevano già ottenuto l’autorizzazione. Le restrizioni riguardano i nuovi prodotti. Sono inoltre previste autorizzazioni condizionate qualora le autorità competenti stabiliscano che un determinato dispositivo o una determinata classe di prodotti non presenti rischi considerati inaccettabili.

Il mercato americano resta fortemente dipendente dalle importazioni, ma la capacità produttiva interna è in aumento. Wood Mackenzie stima che gli stabilimenti annunciati negli Stati Uniti potranno superare complessivamente i 100 GW annui di capacità produttiva di inverter fotovoltaici e sistemi PCS entro la fine del 2027. Il passaggio dalle forniture estere a quelle prodotte negli Stati Uniti dovrebbe tuttavia comportare, almeno inizialmente, costi più elevati.
Sul rischio legato agli inverter cinesi si è già mossa anche l’Unione europea. Bruxelles ha introdotto limitazioni per l’utilizzo di fornitori considerati ad alto rischio nell’ambito di alcuni finanziamenti europei destinati al settore energetico. Il criterio prende in considerazione la possibilità che apparecchiature connesse possano consentire accessi esterni, raccolta di dati o interventi sul funzionamento degli impianti. La disciplina europea non equivale a un divieto generale di importazione degli inverter cinesi, ma introduce restrizioni per i fornitori classificati ad alto rischio.

Negli Stati Uniti l’intervento sugli inverter è stato seguito da un provvedimento di portata più ampia. Il 26 agosto Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che dichiara un’emergenza nazionale in relazione alla sicurezza delle apparecchiature utilizzate nel sistema elettrico di trasmissione americano.

L’ordine consente al Dipartimento dell’Energia di vietare o sottoporre a condizioni l’acquisto e l’installazione di apparecchiature elettriche prodotte all’estero quando la presenza di soggetti stranieri nella catena di fornitura comporti rischi di sabotaggio, accesso non autorizzato, interruzione del servizio o conseguenze gravi per le infrastrutture critiche. Il campo di applicazione è quindi più ampio rispetto alla decisione della FCC sugli inverter. Rientrano nella valutazione le apparecchiature utilizzate nel bulk-power system, insieme al software e alle capacità digitali associate. Il provvedimento esclude invece le strutture utilizzate esclusivamente per la distribuzione locale dell’energia elettrica. Il segretario all’Energia dovrà individuare le apparecchiature che presentano rischi e definire le regole operative. Potranno essere stabilite condizioni anche per la prosecuzione dell’utilizzo di apparecchiature già presenti nel sistema, tenendo conto della sicurezza, dell’affidabilità della rete, della disponibilità di prodotti sostitutivi e della continuità del servizio.

Le due decisioni intervengono quindi su livelli diversi. La FCC limita l’autorizzazione dei nuovi inverter stranieri connessi e di altre categorie di dispositivi considerate a rischio. L’ordine esecutivo del 26 agosto estende invece i controlli alla più ampia catena di fornitura delle apparecchiature del sistema elettrico americano. Ciò che li accomuna è la diffidenza verso i prodotti provenienti in particolare dalla Cina, oltre che il tentativo di ridare sostanza alla produzione nazionale.