Coronavirus, svolta nella cura grazie ai super anticorpi

Gli scienziati hanno scoperto due super anticorpi in grado di bloccare l’ingresso del coronavirus nelle cellule. Allo studio ha partecipato anche il Sacco di Milano.

Coronavirus, svolta nella cura grazie ai super anticorpi

Svolta nella lotta al coronavirus. Sono stati scoperti e isolati due super anticorpi in grado di bloccare il SARS-CoV-2 prima che faccia ingresso nelle cellule. I risultati dei primi test sui topi hanno dato risultati molto interessanti: gli scienziati hanno visto che l’azione dei due super anticorpi riesce a neutralizzare il virus e i suoi effetti.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Science Magazine, è stato condotto da un team di ricerca internazionale che ha visto il contributo italiano da parte di Massimo Galli, Agostino Riva e Arianna Gabrieli dell’Ospedale Sacco di Milano.

In attesa di un vaccino e di nuovi trattamenti anti Covid-19 efficaci, questa scoperta si rivela un passo importante per la ricerca di terapie basate su cocktail di anticorpi, soprattutto nel caso di virus mutanti.

Super anticorpi bloccano il coronavirus: la studio

Denominati S2E12 e S2M11, gli anticorpi individuati dal team hanno funzioni differenti che permettono di bloccare il recettore Ace2 e la proteina Spike utilizzata dal virus per accedere nelle cellule e iniziare il processo di infezione.

La presenza contemporanea di entrambi è fondamentale per neutralizzare il coronavirus, mentre uno solo dei due potrebbe permettere ai ceppi più forti di entrare nell’organismo.

La scoperta è un’evoluzione delle ricerche condotte in passate contro l’Ebola, grazie alle quali è stato possibile osservare gli effetti di cocktail di anticorpi nei confronti delle malattie virali.

L’identificazione è stata verificata a livello molecolare, passando al microscopio crioelettronico (vincitore del Nobel per la chimica nel 2017) circa 800 anticorpi prelevati da 12 persone guarite dal virus.

Una svolta nella cura

La comunità scientifica internazionale è convinta che la cura tramite anticorpi possa avere un impatto fondamentale nella lotta al Covid a livello globale.

A differenza del vaccino, la somministrazione di S2E12 e S2M11 garantirebbe una risposta immediata. Al tempo stesso, però, non può essere utilizzata in forma preventiva ma solo nei confronti dei malati o di chi è esposto ad un alto rischio di contagio.

Per questo motivo non sarebbe necessario dover produrre una quantità di dosi che copra tutta la popolazione mondiale, ma solo chi è infetto, velocizzando il processo di distribuzione.

Secondo il professor Galli se gli anticorpi funzionassero come ci si aspetta, questa sarebbe l’evoluzione della cura con il plasma iperimmune e garantirebbe una maggiore efficacia.

Il direttore del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale milanese però ribadisce l’importanza del vaccino, affermando il principio “è sempre meglio prevenire che curare”.

La ricerca in Italia dei super anticorpi

Sono diverse le sperimentazioni avviate in tutta Italia, oltre allo studio che ha visto coinvolto il Sacco, tra cui quelle che si stanno svolgendo presso l’Università di Roma Tor Vergata e Toscana Life Sciences.

Proprio la fondazione senese è riuscita a isolare altri tre anticorpi potenti che potrebbero essere ricreati in provetta e utilizzati come principi attivi di nuovi farmaci.

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