Con il lockdown in Italia calano tutti i reati (tranne uno)

Con la domiciliazione forzata, in Italia si sono compiuti meno reati. Solo una tipologia è cresciuta in maniera davvero allarmante

Con la domiciliazione cautelativa che vige da oltre un mese, scendono i reati compiuti in Italia. È quanto emerge da un rapporto sulla delittuosità nel Paese pubblicato sul sito del Ministero dell’Interno, in cui si confronta il dato sui crimini commessi nel periodo fra l’1 e il 22 marzo 2020 con quello dello stesso periodo del 2019.

Forti cali (intorno al 70%) per lo sfruttamento della prostituzione, violenze sessuali, furti e rapine. È solo uno il reato che il lockdown non è riuscito a ridurre, ed è proprio quello legato alla casa: la violenza domestica.

Viminale: con coronavirus calano reati in Italia

I reati sono in deciso calo in Italia. Secondo il Ministero dell’Interno, che ha confrontato il numero di reati commessi e segnalazioni riferite a persone denunciate o arrestate in Italia per venti giorni di marzo, le misure eccezionali per la limitazione degli spostamenti delle persone fisiche hanno influito sull’andamento della delittuosità.

Il numero totale di delitti compiuti dall’1 marzo al 22 marzo 2020 si attesta così a 52.596, contro i 146.762 compiuti nello stesso periodo nel 2019.

Il report sulla delittuosità in Italia elaborato dalla Direzione centrale della polizia criminale del Dipartimento della pubblica sicurezza evidenzia come la diminuzione più rilevante riguardi lo sfruttamento della prostituzione (-77%), le violenze sessuali (-69%), i furti in genere (-67,4%), i furti in abitazione (-72,5%), i furti con destrezza (-75,8%), le rapine in uffici postali (-73,7%).

In misura minore scendono le rapine (-54,4%), i reati inerenti gli stupefacenti (-46%), furti e rapine in farmacie (-13,8% e -24,6%) e violenza domestica (-43,6%). Quest’ultimo dato, però, racconta solo metà della storia.

La violenza domestica in forte aumento a causa dell’epidemia

Sul sito del Viminale, infatti, non viene fatto notare che il calo relativo alla violenza domestica è riferito soltanto al numero di denunce arrivate alle forze dell’ordine. La realtà, invece, parla di un bilancio drammatico per tante donne (e bambini) costrette a rimanere chiuse in casa con un partner violento.

Secondo il rapporto di D.i.Re (Donne in Rete contro la violenza), per il solo periodo dal 2 marzo al 5 aprile 2020 si parla già di 2.867 donne accolte nei centri antiviolenza. L’incremento delle richieste di supporto, rispetto all’ultima rilevazione (2018), è del 74,5%.

La gran parte delle violenze subìte dal marito o partner, in Italia, viene segnalata ai centri antiviolenza. Le cause sono molteplici e non è da escludere il calo di fiducia nella sicurezza pubblica, come evidenziato in questi giorni da Michela Murgia.

Prova ne è anche lo scarso risultato raggiunto dal numero pubblico antiviolenza, 1522, ampiamente pubblicizzato in questi giorni dal ministero per le Pari opportunità. Solo il 3,5% delle richieste d’aiuto sono infatti transitate da lì.

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