Coronavirus Lazio: Rt sopra 1, cosa si rischia?

Stando al Messaggero, la “pagella” settimanale del Ministero della Sanità dovrebbe indicare per il Lazio un Rt superiore a 1: con i focolai del San Raffaele e della Garbatella circoscritti, la Regione si dice tranquilla.

Coronavirus Lazio: Rt sopra 1, cosa si rischia?

Da quando è scattata la Fase 3, quella della libera circolazione in tutta Italia e anche all’estero dove è permesso, c’è un numero che è diventato l’assillo per ogni Regione: l’indice Rt ovvero quello della capacità di contagio, che adesso nel Lazio stando al Messaggero sarebbe sopra la soglia d’allarme di 1.

In sostanza ogni venerdì i dati dell’andamento epidemiologico vengono giudicati dal Ministero della Salute, in base ai famosi 21 indicatori di cui quello Rt è uno dei parametri più importanti.

L’erre con zero - ha spiegato l’Iss - è il numero di riproduzione di base che va a rappresentare il numero medio di infezioni secondarie prodotte da ciascun individuo infetto di una popolazione completamente suscettibile, cioè mai venuta a contatto con il nuovo patogeno emergente”.

Si tratta quindi della capacità di trasmissione del virus di ciascun individuo positivo, con il Lazio che ora sarebbe arrivato a un livello di Rt superiore a 1 a causa dei focolai al San Raffaele e alla Garbatella, ma per la Regione la situazione sarebbe sotto controllo.

Coronavirus: nel Lazio Rt sopra 1

Stando a quanto anticipato dal Messaggero, questa settimana il Ministero della Salute dovrebbe attribuire al Lazio un indice Rt superiore a 1, con ogni probabilità il più alto d’Italia con solo la Lombardia che si dovrebbe avvicinare alla soglia.

A pesare sarebbe il focolaio del San Raffaele, dove con uno screening a tappeto sono stati individuati 113 casi di positività al coronavirus, insieme a quello del palazzo nel quartiere Garbatella dove i contagi sarebbero 17 e di Saxa Rubra dove sono stati riscontrati 5 positivi.

Nelle ultime 24 ore nel Lazio i nuovi casi sono stati soltanto 9, in Lombardia ce ne sono stati 216, con la Regione che però ha parlato di una situazione sotto controllo nonostante l’indice Rt sia salito sopra la soglia di allarme.

Era inevitabile, poiché è causato dai focolai ormai chiusi nella città di Roma - ha spiegato l’assessore alla Sanità della regione Lazio Alessio D’Amato - Sarebbe stato grave l’inverso poiché significava la non tempestiva delimitazione di tutti i casi dei focolai”.

Secondo l’assessore “il Lazio si conferma avere il miglior sistema di contact tracing a livello nazionale; un altro dato positivo è il netto miglioramento del tempo medio tra data di inizio sintomi e la data della diagnosi che scende a sole 48h, su una soglia di sufficienza delineata in 5 giorni”.

Il dato sull’Rt penalizza le Regioni con pochi casi, ormai questo si è capito” ha poi chiosato D’Amato, con l’allerta che comunque rimane alta anche se i focolai sarebbero stati circoscritti stando a quanto fatto intendere dalla Regione.

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