Conte apre la crisi di governo? Perché Draghi resterà al suo posto

Alessandro Cipolla

15 Giugno 2022 - 08:29

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Giuseppe Conte ha parlato di una richiesta dei cittadini di “uscire dal governo”, con la maggioranza che il prossimo 21 giugno rischia di andare sotto sul voto per l’invio di armi in Ucraina: Mario Draghi traballa ma l’esecutivo andrà avanti.

Conte apre la crisi di governo? Perché Draghi resterà al suo posto

Uscire dal governo? Ho incontrato tante persone che mi hanno fatto questa richiesta . L’ho toccata con mano questa richiesta. Il nostro elettorato sta soffrendo. Non ci sentiamo di voltare le spalle ai cittadini: l’ho detto quando siamo entrati al governo e ora che ci siamo avvitati in una spirale recessiva. Siamo responsabili ma che nessuno ci dica state zitti, che ci sia una sospensione della dialettica politica”.

Dopo la scoppola rimediata alle elezioni amministrative, con il Movimento 5 Stelle che in alcune città ha ottenuto percentuali da zero virgola, Giuseppe Conte in tutta fretta ha organizzato una conferenza stampa dove ha cercato di analizzare la debacle elettorale.

L’ex presidente del Consiglio così ha annunciato l’inizio della “ fase due del Movimento 5 Stelle ”, con il primo passo che sarà il voto degli iscritti entro giugno sulla possibile proroga alla regola del doppio mandato. Poi le solite buone intenzioni: apertura al civismo e ritorno a fare politica sul territorio.

Per quanto riguarda le alleanze, porta chiusa a quel campo largo ancora una volta rilanciato da Enrico Letta “ai cittadini non bisogna dire fesserie”, ma l’interrogativo maggiore è quello che riguarda il futuro del governo Draghi.

Nel commentare il disastro delle amministrative, Conte ha ammesso che i 5 Stelle starebbero pagando in termini di consenso l’appoggio all’esecutivo targato Draghi, con le parole sulla possibile uscita dal governo che hanno alimentato gli interrogativi in merito al voto del prossimo 21 giugno quando, in Senato, l’Aula dovrà esprimersi in merito alla spinosa questione dell’invio di armi in Ucraina.

Conte, Draghi e il futuro del governo

Già prima delle elezioni amministrative, la data del 21 giugno era una di quelle cerchiate con il circoletto rosso viste le insidie del voto in Senato sulla risoluzione di maggioranza riguardante il prosieguo della fornitura di armi all’Ucraina.

Giuseppe Conte e Matteo Salvini, i due grandi sconfitti dell’election day, da tempo hanno dichiarato di non essere più disposti ad avallare un invio di armi a Kiev: senza i voti di Lega e M5s, a Palazzo Madama la maggioranza andrebbe sotto.

A quest punto potrebbe essere facile fare uno più uno: Conte ha parlato di una richiesta dei cittadini di uscire dal governo, Salvini è sempre più in difficoltà e il prossimo 21 giugno ci sarà il delicatissimo voto sulla risoluzione-Ucraina.

Mario Draghi al momento però sembrerebbe poter dormire sonni tranquilli, anche se da mesi si vocifera di un presidente del Consiglio che di certo non si strapperebbe i capelli in caso di un suo addio anticipato a Palazzo Chigi.

Mal di pancia dei leader a parte, appare molto difficile che il governo possa cadere in questo momento. I motivi sono tanti e diversi tra di loro. Il primo è quello più veniale: i peones mai metterebbero a rischio la pensione e qualche mese di stipendio in più, visto che in pochi saranno riconfermati in Parlamento.

L’ala governista di Lega e Movimento 5 Stelle, vedi Giancarlo Giorgetti e Luigi Di Maio, sarebbero pronti poi a spaccare i rispettivi partiti piuttosto che innescare una crisi di governo che li porterebbe a dover mollare la cadrega. Ergo i pentastellati e il Carroccio difficilmente potrebbero votare compatti contro la risoluzione, con la maggioranza che numericamente dovrebbe reggere anche se rischierebbe di uscirne a pezzi.

Ci sono infine diverse questioni più tecniche: la difficoltà di approvare eventualmente la legge di bilancio entro l’estate, la delicata situazione internazionale e soprattutto quella economica, con l’inflazione che galoppa e lo spread che ieri per un momento ha superato i 250 punti base.

Anche se Giuseppe Conte e Matteo Salvini sognano di poter passare la prossima campagna elettorale nella ben più comoda posizione dell’opposizione, l’Italia in questo momento non può permettersi una crisi di governo ma neanche un esecutivo bloccato dalle logiche di partito e dai veti incrociati: anche se dovesse riuscire a superare indenne il voto del 21 giugno, per Mario Draghi i prossimi mesi saranno molto complicati.