Contagi Germania: numero 10 volte più alto dei dati ufficiali, lo rivela uno studio

I casi di COVID-19 in Germania potrebbero essere 10 volte di più rispetto ai dati ufficiali: mentre si allenta il lockdown, i ricercatori evidenziano i pericoli dell’infezione asintomatica.

Il numero di casi di coronavirus in Germania potrebbe essere 10 volte più alto di quello ufficiale. A sostenerlo è un nuovo studio preliminare condotto dai ricercatori dell’Università di Bonn sulla città di Gangelt, nel comune di Heinsberg, una delle zone in cui si sono registrati più morti per COVID-19 nel Paese.

Lo studio tedesco, che mette in luce il rischio di infezione asintomatica, acquista particolare rilevanza in questa fase in cui sia l’Italia che altri Paesi europei stanno allentando le maglie del lockdown.

Numero contagi 10 volte più alto: lo studio tedesco

“Ogni persona apparentemente sana che incontriamo può aver contratto il virus senza saperlo”, ha detto Martin Exner, capo dell’Istituto universitario per l’igiene e la saluta pubblica e coautore dello studio. “Dobbiamo essere consapevoli di questo e agire di conseguenza”.

Questa affermazione spiega i risultati dello studio preliminare condotto dai ricercatori dell’Università di Bonn secondo cui il numero di persone infette è 10 volte maggiore dei casi confermati.

Il team ha analizzato sangue e tamponi rinofaringei da un campione casuale di 919 persone residenti a Gangelt, città fortemente colpita dalla pandemia. Da qui hanno concluso che il 15% della popolazione di Gangelt era stata infettata, con un tasso mortalità dello 0,37%. Ampliando il dato a livello nazionale, sono giunti alla conclusione che circa 1,8 milioni di persone che vivono in Germania hanno contratto il coronavirus, a fronte di 160.000 casi confermati finora. Ciò significa che circa 1 persona su 5 degli infetti non ha avuto sintomi.

Gli infetti senza sintomi fanno aumentare il numero dei contagi

I risultati dello studio giungono a ridosso della fase 2 della Germania, che ha iniziato a riaprire musei, parrucchieri, chiese e fabbriche di automobili.

La ricerca deve essere ancora sottoposta a peer review, ma al momento rappresenta un utile promemoria sui pericoli dell’infezione trasmessa dai portatori sani del virus, ossia che non mostrano sintomi. “Finora i dati sottostanti sono stati relativamente deboli”, ha spiegato in una nota il prof. Gunther Hartmann, uno degli esperti che hanno guidato lo studio, “ma i risultati a cui si è giunti possono aiutare a migliorare ulteriormente i modelli per calcolare la diffusione del virus”.

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