Cos’è la Consip? Funzionamento e vicende della partecipata che sta inguaiando Tiziano Renzi

Alessandro Cipolla

2 Marzo 2017 - 11:07

Che cos’è la Consip? La storia e il funzionamento di questa partecipata del MEF al centro della recente vicenda giudiziaria che sta coinvolgendo anche Tiziano Renzi, papà di Matteo.

Cos’è la Consip? Funzionamento e vicende della partecipata che sta inguaiando Tiziano Renzi

Cos’è la Consip? Ecco come funziona la società interamente partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, recentemente al centro della intricata vicenda giudiziaria che vede coinvolti, tra gli altri, anche Tiziano Renzi padre dell’ex premier.

La Consip è quella che può essere definita la centrale d’acquisto del MEF, bandendo gare per l’acquisto di beni e servizi per la pubblica amministrazione, con il suo unico scopo che è quello di operare per il bene dello Stato.

Il nome Consip però ultimamente è associato alla doppia inchiesta giudiziaria che stanno portando avanti le Procure di Napoli e Roma, sfociate negli ultimi giorni nell’arresto del potente imprenditore Alfredo Romeo e nell’iscrizione nel registro degli indagati del ministro Luca Lotti e di Tiziano Renzi.

Una vicenda complessa e con molte zone oscure che vede al centro di tutto proprio la Consip. Vediamo allora cos’è e come funziona questa società partecipata e su cosa si basano le due inchieste giudiziarie in corso.

Cos’è la Consip? Storia e funzioni della partecipata

Che cos’è la Consip è probabilmente la domanda che si saranno chiesti milioni di italiani quando è esplosa la vicenda giudiziaria. Domanda più che lecita visto che si tratta di una delle società partecipate più importanti del nostro paese.

La Consip è l’acronimo di Concessionaria Pubblici Servizi Informatici ed è nata nel 1997. Si tratta di una società dove l’azionista unico è il ministero dell’Economia e delle Finanze, quindi una completa partecipata dello Stato.

Inizialmente il suo compito si limitava a quello del bandire solamente le gare per il sistema informatico dello Stato. Nel 2000 però gli viene affidata anche la razionalizzazione della spesa pubblica per i beni e per i servizi.

Nel 2012 in seguito alla spending review, alla Consip viene scorporata la Sogei che si va ad occupare del ramo delle tecnologie e della comunicazione. Alla società viene affidato il ruolo invece di centrale di committenza nazionale, facendo registrare ottimi risultati in termini di soldi risparmiati grazie alla propria attività.

Sostanzialmente quindi possiamo sintetizzare il tutto dicendo che la Consip, dopo esser stata riformata nel 2012, si occupa di acquistare per conto di ogni singola amministrazione beni e servizi come luce, acqua, gas o contratti telefonici.

L’appalto Facility Management

Tutta la vicenda giudiziaria che sta coinvolgendo la Consip nasce dalla gara d’appalto Facility Management (FM4), bandita dalla partecipata nel 2014. Per capirne l’importanza, basti pensare che attualmente è il più grande appalto in corso in Europa per quanto riguarda le pubbliche amministrazioni.

Il valore complessivo dell’appalto Facility Management è infatti di poco inferiore ai 2,7 miliardi. Il bando è stato suddiviso in 18 lotti geografici, di cui 14 ordinari e dalla durata di due anni e 4 accessori della durata di un anno che però possono essere anche prorogati per altri dodici mesi.

La gara Facility Management riguarda l’affidamento dei servizi di gestione negli uffici delle pubbliche amministrazione, nelle università e negli istituti di ricerca di tutta Italia. Dei 18 lotti banditi, 3 se li è aggiudicati l’imprenditore campano Alfredo Romeo per un valore totale di circa 609 milioni.

Dopo l’assegnazione, la Procura di Napoli apre un’indagine condotta dai pm Woodcock e Carrano sospettando che Romeo avesse corrotto il funzionario della Consip Marco Gasparri per riuscire ad aggiudicarsi i tre appalti.

Seguendo le tracce dell’imprenditore, gli inquirenti napoletani poi sono riusciti a trovare e riassemblare in una discarica romana dei pizzini scritti da Romeo, dove si sospetta che venissero annotati pagamenti non leciti.

Poche settimane dopo è arrivato anche l’arresto di Alfredo Romeo accusato di corruzione, ma l’inchiesta sulla Consip da tempo aveva preso anche un altro binario, seguito però dalla Procura di Roma per competenza territoriale.

Il coinvolgimento di Luca Lotti e Tiziano Renzi

Quello che a prima luce poteva sembrare un classico episodio di corruzione in seno ad appalti pubblici, invece ha visto poi uno sviluppo clamoroso che ha coinvolto i vertici politici e istituzionali del nostro paese.

Indagando sulla presunta corruzione all’interno della Consip, i pm di Napoli misero delle cimici nell’ufficio di Luigi Marroni, l’amministratore delegato della società. Fatto sta che pochi giorni dopo le cimici furono trovate e tolte.

Immediatamente quindi gli inquirenti hanno convocato Marroni per chiedergli spiegazioni sull’accaduto. L’amministratore delegato quindi avrebbe ammesso che a rivelargli la presenza delle cimici era stato Luigi Ferrara, il presidente della Consip.

Sempre stando a quello dichiarato da Marroni ai pm, ad avvertire Ferrara della presenza delle cimici erano stati niente di meno che l’allora sottosegretario alla Presidenza e attuale ministro dello Sport Luca Lotti, il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Tullio Del Sette e il generale Emanuele Saltalamacchia.

Da qui nasce lo stralcio dell’inchiesta che passa alla Procura di Roma, con i tre che vengono indagati per favoreggiamento e rivelazione di segreto. Nell’inchiesta romana però compare anche Tiziano Renzi, papà di Matteo.

Continuando ad indagare, i pm romani iscrivono nel registro degli indagati anche Tiziano Renzi con l’accusa di concorso in traffico di influenze, un reato che consiste nel colpire chi avrebbe fatto da mediatore in una vicenda di corruzione.

Tra i pizzini trovati nella discarica di Romeo, ce ne sarebbero anche alcuni che potrebbero riguardare proprio Tiziano Renzi, che comunque ha subito respinto ogni accusa così come tutti gli altri indagati in questa duplice inchiesta.

Ultima vicenda di questa indagine sono le rivelazioni fatte in un’intervista rilasciata a La Repubblica da parte di Alfredo Mazzei, commercialista napoletano ed esponente del Partito Democratico.

Mazzei racconta al quotidiano di esser venuto a conoscenza di un incontro tra Tiziano Renzi e Alfredo Romeo in un ristorante dipinto come una bettola, probabilmente per parlare secondo il commercialista di “strategie”.

Mazzei è anche l’uomo che propiziò il finanziamento di 60.000 euro che Romeo elargì alla fondazione Big Bang di Matteo Renzi, ora diventata fondazione Open.

L’ex premier dal canto suo si è limitato a dire di aver la certezza della correttezza del comportamento del padre, con questa inchiesta che potrebbe metterlo in difficoltà nella lotta per le primarie del Pd del prossimo 30 aprile.

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