Alert Confindustria: 2° trimestre ormai compromesso, tonfo del PIL è certo

Le ultime previsioni di Confindustria sul prossimo futuro dell’Italia: anche il 2° trimestre è ormai compromesso

Alert Confindustria: 2° trimestre ormai compromesso, tonfo del PIL è certo

Le funeste previsioni sul futuro dell’Italia non smettono di rincorrersi.

Tra le ultime come non citare quelle di Confindustria, che ha parlato di uno scenario mondiale piuttosto incerto, tentando di esaminare che cosa accadrà adesso al Belpaese.

Certamente la ripartenza non sarà facile, né per l’industria né per i servizi, e il recupero economico continuerà a mostrarsi piuttosto fragile.

Italia: cosa sta per accadere secondo Confindustria

Nell’analisi congiunturale flash di giugno, il centro studi di Confindustria ha dipinto un quadro non particolarmente positivo per l’economia italiana.

Sotto la lente in particolar modo il secondo trimestre dell’anno corrente, ormai compromesso volendo utilizzare le stesse parole di Viale dell’Astronomia.

Nel periodo compreso tra aprile e giugno, la produzione industriale porterà a casa una flessione di circa 20 punti percentuali, ma non è tutto.

Nello stesso arco di tempo, il PIL dell’Italia crollerà di uno stimato 9%, da confrontare con il calo del 5,3% già messo a segno nei primi tre mesi dell’anno. Un peggioramento tutto fuorché sorprendente visto che il lockdown e il conseguente blocco delle attività produttive sono iniziati a marzo inoltrato.

Il secondo trimestre, ha continuato Confindustria, sarà il peggiore dell’intero anno e da questo si potrà soltanto risalire.

“Questo sarà il punto di minimo della recessione, perché con la risalita faticosamente avviata si creano le condizioni per registrare un rimbalzo nel terzo trimestre. ”

I problemi, al momento, rimangono. Nonostante il progressivo allentamento delle misure restrittive la risalità non è stata completa. Il PMI del settore industriale è tornato a 45,5 a maggio (comunque sotto la soglia dei 50 che separa la contrazione dall’attività economica) mentre quello dei servizi non è andato oltre quota 28,9.

La domanda è ancora troppo bassa, la fiducia scarseggia e questo si ripercuote inevitabilmente sulle imprese.

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