Concorso scuola primaria da rifare? Ecco cosa sta succedendo

Alessandro Nuzzo

26 Febbraio 2022 - 17:05

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Pasticcio al concorso per docenti della scuola primaria a causa di una domanda errata che rischia di stravolgere le graduatorie.

Concorso scuola primaria da rifare? Ecco cosa sta succedendo

Imbarazzo al ministero dell’Istruzione dopo lo scandalo della domanda errata al concorso ordinario per docenti della scuola primaria che rischia di mandare all’aria l’intera procedura.

Un errore in una delle domande del quizzone a risposta multipla dello scorso dicembre potrebbe far scattare centinaia di ricorsi. Cosa accadrà ora? Il concorso rischia l’annullamento? Ecco come il ministero intende risolvere il problema.

Che cosa è successo al concorso per scuola primaria

Il [concorso ordinario per docenti della scuola primaria è stato bandito nel 2020 ma fu sospeso a causa dell’emergenza pandemica. Verso fine dello scorso anno a emergenza più gestibile il ministero ha ripreso il concorso. Ma per velocizzare la procedura concorsuale, ha semplificato la prova scritta con un questionario a scelta multipla di 50 domande da rispondere in 100 minuti.

L’affluenza nel mese di dicembre è stata come sempre in questi casi elevatissima: 64mila domande per poco più di 5mila cattedre a disposizione.

Ogni risposta esatta al test dava 2 punti e per arrivare all’orale ne sarebbero bastati 70. A gennaio i candidati hanno potuto visionare l’esito della prova, il relativo punteggio e la data di convocazione alla prova orale che si sarebbe svolta su base regionale.

I primi di febbraio sono scattate le prime prove in Lombardia e Sicilia. Ma ecco che qualche giorno fa, con gli orali in corso di svolgimento, è arrivata la grana.

Il direttore generale del ministero dell’Istruzione, Filippo Serra con una nota pubblicata lo scorso 22 febbraio ha ammesso l’errore in una domanda del test dando di fatto ragione alle migliaia di persone che hanno protestato giurando che quella domanda era sbagliata.

Qual è la domanda errata inserita nel quiz

Di quale domanda si tratta? Quella incriminata è il quesito che riguarda gli alunni con bisogni educativi speciali (Bes) o con disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa: dislessici, disgrafifici, discalculei) che recitava “Assegnare maggiore tempo per svolgere un’attività ad un alunno con DSA o con BES può definirsi una misura”:

  • 1: preventiva;
  • 2: palliativa;
  • 3: compensativa;
  • 4: dispensativa.

In un primo momento il ministero aveva dato come corretta la risposta numero 3 (compensativa). Ma alcuni candidati - esclusi di fatto dalla prova orale perché avevano totalizzato 68 punti - hanno protestato gridando all’errore basandosi su quanto riportato in un documento pubblicato dallo stesso ministero titolato: “Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con disturbi specifici di apprendimento”.

In questo caso il tempo maggiore viene annoverato come misura dispensativa; quindi la risposta corretta è la numero 4.

La decisione del ministero

Dopo l’imbarazzo iniziale il ministero con la nota firmata dal direttore generale Serra ha dovuto assumersi le responsabilità ammettendo l’errore e procedendo al ricalcolo del punteggio.

Ricalcolo che si è basato sul sottrarre due punti a chi aveva segnato la risposta numero 3 e nel riconoscimento di due punti a chi aveva segnato la 4.

Una decisione che ammetterebbe agli orali anche chi ha totalizzato 68 punti ma che al tempo stesso esclude chi ha totalizzato 70 punti con la domanda errata.Alcune di queste persone inoltre hanno già presenziato alla prova orale. Insomma un bel pasticcio.

Il problema si viene a creare anche in graduatoria dove due punti in più o in meno farebbero scalare molte posizioni e precipitare in basso altri. Lo spettro di migliaia di ricorsi è dietro l’angolo compresa l’opzione di dover annullare l’intera procedura. Probabilmente nei prossimi giorni si arriverà ad un compromesso.

Sembra infatti - secondo quanto annunciato dai sindacati di categoria - che è in arrivo una nuova nota in cui verranno considerate “corrette entrambe le risposte”. Con la conseguenza di tantissimi nuovi aspiranti docenti chiamati alla prova orale.

Una scelta imparziale che rischia di non risolvere la questione. C’è chi giura, infatti, che farà lo stesso ricorso.

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