Concessioni balneari, nuove regole: cosa cambia e per chi

Giorgia Bonamoneta

15 Febbraio 2022 - 21:00

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Via libera alle riforme previste dal Ddl Concorrenza per le concessioni balneari. Ecco cosa cambia, per chi e da quando. Tutto ciò che sappiamo sulle concessioni balneari.

Concessioni balneari, nuove regole: cosa cambia e per chi

A novembre la decisione era stata presa: dopo 15 anni la proroga per le concessioni balneari non era più rinviabile. E oggi il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera all’unanimità agli emendamenti del Ddl Concorrenza che introduce le riforme delle concessioni balneari.

La riunione iniziata alle 17 è stata presto sospesa per la richiesta di valutare la bozza della riforma. Sono stati in seguito affrontati i punti cardine, con un risultato unanime. In particolare l’inizio delle gare per le concessioni (1° gennaio 2024), i varchi liberi per l’accesso al mare e la trasparenza negli investimenti.

Cosa cambia sulle concessioni balneari e da quando? Ecco tutto quello che è previsto del Ddl Concorrenza che introdurre le riforme delle concessioni balneari.

Cosa cambia per le concessioni balneari?

È stato approvato all’unanimità il Ddl Concorrenza che introduce le nuove regole per le concessioni balneari. Gli obiettivi principali del Ddl sono: assicurare un utilizzo sostenibile del demanio e favorirne la pubblica fruizione; inoltre si vuole concedere una maggiore libertà, ovvero una maggiore concorrenza per le concessioni balneari.

Per le concessioni balneari quindi cambia molto a partire dal 1° gennaio 2024. Infatti le concessioni continuano a essere efficaci fino al 31 dicembre 2023. Il complesso di riforme prevede anche trasparenza negli investimenti, stabilità occupazione per i lavoratori del settore e i necessari varchi per l’accesso al mare.

Scopriamo quali sono tutte le riforme previste:
*- adeguato equilibrio tra le aree demaniali in concessione e le aree libere o libere attrezzate;
*- affidamento delle concessioni nel rispetto dei principi di imparzialità, parità di trattamento, massima partecipazione, trasparenza e adeguata pubblicità, da avviare con bando di gara almeno dodici mesi prima della loro scadenza;
*- favorire la massima partecipazione delle microimprese e piccole imprese, e di enti del terzo settore, con la definizione dei presupposti e dei casi per l’eventuale frazionamento in piccoli lotti delle aree demaniali da affidare in concessione;
*- adeguato rapporto tra tariffe proposte e qualità del servizio (contro il caro-ombrellone);
*- migliorare l’accessibilità  e la fruibilità del demanio, anche da parte dei soggetti con disabilità;
*- assicurare il minimo impatto sul paesaggio, sull’ambiente e sull’ecosistema.

Tutte le novità previste saranno attive a partire dal 1° gennaio 2024, senza ulteriori proroghe.

Riforma delle concessioni balneari: per chi cambiano le regole?

Le riforme prevedono tutta una serie di nuove regole così come richiesto dalla direttiva Bolkenstein. Nessuna proroga e nessun passo indietro, ma esiste uno spiraglio per chi ha avuto come unico guadagno famigliare proprio l’attività balneare. La possibilità di essere esclusi dal bando di gara si abbassa di molto, garantendo così di non rimanere senza possibilità lavorative per chi costruisce realtà locali forti (o meno).

Quale saranno, a partire dal 1° gennaio 2024 - quindi dalla pubblicazione dei bandi di gara per le nuove concessioni balneari - i criteri per la scelta del concessionario? Li ha riportati tutti AGI (Agenzia di stampa) e qui li riassumiamo per tenere traccia.

Criteri di scelta del concessionario:

  • chi ha già l’esperienza tecnica nel settore. Ricordiamo però che non necessaria e non sarà l’unico criterio, proprio per non precludere l’accesso di nuovi competitori nel settore;
  • chi, nei cinque anni precedenti al 2024, ha utilizzato la concessione come fonte di reddito per sé e per il proprio nucleo familiare;

Ci sono anche altri due requisiti che puntano alla qualità dei servizi - in chiave ambientale e non solo - e alla stabilità occupazionale. Il primo prevede la trasparenza degli investimenti, che devono essere dichiarati e programmati. Il secondo invece prevede una sorta di “clausola sociale” volta a promuovere la stabilità occupazionale del personale impiegato nelle attività del concessionario uscente.

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