Con la forte ripresa del dollaro americano all’inizio del nuovo anno, l’oro sta subendo l’onda d’urto delle prese di profitto dei grandi investitori istituzionali. Già dal mese di ottobre scorso, le posizioni net long dei large traders al Comex erano diminuite del 9% e il trend è continuato a novembre e dicembre. Ma la cosa più interessante è che le posizioni lunghe dei piccoli trader sono aumentate tantissimo, facendo presagire un ingresso in ritardo del cosiddetto “parco buoi”. Tecnicamente i prezzi hanno formato un triplo massimo in area 1.430$/oz e ora si stanno dirigendo verso area 1.350$/oz. Se anche questo test dovesse risultare negativo, è possibile un allungo ribassista fino in area 1.315$/oz e forse fino alla soglia psicologica dei 1.300$/oz. Il target più probabile, in caso di correzione molto robusta nei primi tre mesi dell’anno, è compreso tra 1.270$/oz e 1.250$/oz. L’oro resta sempre inserito all’interno di un bull trend secolare e rappresenta il bene rifugio per eccellenza in un momento di così tanta turbolenza nel sistema finanziario mondiale.
Non dimentichiamoci che, a partire dal 2000 quando quotava poco più di 250$/oz, gli acquirenti d’oro fisico avrebbero beneficiato di un tasso di crescita composto del 17,6% per 9 anni su 10 (l’anno peggiore si sarebbe chiuso con un +1,5%). Nessun altro asset ha fatto meglio nel corso della storia della finanza globale. Nel brevissimo periodo sarà ancora interessante osservare le mosse delle principali banche centrali, in particolare Fed e Bce, per capire eventuali accorgimenti alle politiche monetarie. La sensazione è che l’oro – passato il periodo di correzione e delle prese di profitto – possa tornare a luccicare come i mesi scorsi con nuovi record storici da segnare.
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