Le recenti tensioni geo-politiche in Egitto prima e nell’area del Maghreb poi, in particolare le violenze sui civili in Libia dopo l’assedio dei manifestanti anti-Gheddafi a Bengasi e a Tripoli, ha portato in auge il prezzo del greggio che però era già in netta ascesa negli ultimi mesi. Considerando il petrolio Brent del Mar del Nord, già nel dicembre scorso l’apprezzamento fu del 10% e a gennaio del 6,5%. Da inizio febbraio i prezzi sono in crescita dell’11%, con un picco toccato a 118$ al barile nella seduta di giovedì 24 febbraio che ha rappresentato il massimo più alto da settembre 2008. Osservando il monthly chart, cioè un grafico di lungo periodo, i prezzi hanno effettuato un breakout fondamentale di un canale rialzista e a questo punto ci sono tutte le condizioni tecniche per un ulteriore allungo fino a 125$ al barile entro i prossimi tre mesi e addirittura fino a 150$ entro fine anno. Da un punto di vista fondamentale, possono influire molto le aspettative di forte inflazione nelle principali aree economiche mondiali e la debolezza di lungo periodo del dollaro americano. Nel breve-medio periodo bisognerà disinnescare una pericolosa bomba ad orologeria in Nord Africa ed evitare qualsiasi effetto-contagio nel Medio Oriente, altrimenti i prezzi del greggio rischiano seriamente di schizzare alle stelle con pesantissime ripercussioni sull’economia globale.
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