Come diventare un rider

Laura Pellegrini

21 Gennaio 2021 - 19:00

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Cos’è e cosa fa un rider? Come si diventa fattorini in bicicletta? Esistono delle tutele per questi lavoratori?

Come diventare un rider

Il termine inglese «rider» è ormai entrato anche nel vocabolario italiano senza traduzioni e viene categorizzato come quella persona che consegna cibo e bevande a domicilio utilizzando - molto spesso - una bicicletta oppure un motorino.

Lavorando su una strada, di giorno e di notte, all’inizio senza particolari tutele, il caso dei rider aveva attirato l’attenzione della politica anche dopo le numerose polemiche sulla mancata regolarizzazione di queste categorie di lavoratori. Infatti, soprattutto nel periodo di pandemia, i rider si sono rivelati un punto di riferimento per tantissimi cittadini che, non potendo uscire dalla propria abitazione, decidevano di ordinare pranzi e cene a domicilio.

Ma come si diventa dei rider? Esistono dei requisiti e delle tutele legate a questa professione? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questo lavoro?

Rider: chi è e cosa fa

Nelle maggiori città italiane si incrociano a qualsiasi ora del giorno e della notte. I riders si riconoscono per le loro biciclette o per le moto - che possono essere di proprietà del lavoratore o fornire dall’azienda per cui prestano il proprio servizio - che spesso sfoggiano colori accattivanti.

Il loro servizio è quello di consegnare cibi e bevande presso le abitazioni dei clienti che hanno effettuato l’ordine presso il punto vendita preferito. Il rider, però, non prende le prenotazioni, ma semplicemente spedisce quanto ordinato al cliente ed eventualmente incassa il denaro (con la relativa mancia).

Il rider può fornire il suo servizio a ristoranti, trattorie, fast food o pizzerie oppure può consegnare cibo per una delle grandi società di cui spesso sentiamo parlare, come Glovo, JustEat o Deliveroo.

Come si diventa rider: i requisiti

Il rider è spesso la professione che scelgono i ragazzi che intendono avvicinarsi al mondo del lavoro oppure i giovani che vivono fuori sede e hanno bisogno di guadagnare dei soldi per il loro sostentamento. Ciò non significa, però, che gli adulti non possano accedere alla professione.

Infatti, diventare rider non prevede il possesso di alcuna competenza specifica, se non la voglia di mettersi in gioco e la passione per lo sport (qualora si debbano consegnare gli ordini in biciletta).

Gli unici requisiti indispensabili per poter diventare un rider, chiaramente, sono aver compiuto la maggiore età e avere assolto l’obbligo scolastico. Alcune aziende, inoltre, richiedono il possesso di patentino ed eventualmente di un motorino, oltre a possedere uno smartphone che possa ricevere gli ordini.

Come lavora un rider: un esempio pratico

La professione del rider necessità di persone dinamiche, veloci e con la voglia di lavorare. Infatti, il rider riceve gli ordini direttamente sul suo smartphone come notifiche dal ristorante o dal locale per cui lavora. Una volta ricevuta la notifica, quindi, inizia il suo viaggio verso la destinazione dalla quale andrà a prelevare l’ordine da consegnare al cliente.

Quando ha preso in custodia il cibo da consegnare, si dirige verso l’abitazione (o verso l’ufficio o il luogo in generale) dove il cliente ha ordinato la merce. Qualora non sia avvenuto un pagamento tramite metodi digitali, inoltre, il rider può farsi corrispondere il denaro. A questo punto il rider ha portato a termine la sua consegna, ma il suo lavoro non è terminato.

Esistono anche modalità differenti di organizzazione del lavoro: per esempio, la previsione di ordini a cadenza settimanale o mensile, oppure la presa in carico di più consegne in un unico viaggio.

Riders tra vantaggi e svantaggi

Diventare un rider non è sicuramente una scelta facile: lavorando sempre a bordo della strada, accanto alle auto che sfrecciano nelle grandi città, il rischio di venire coinvolti in un incidente è sempre alto. Tuttavia, come spesso possiamo notare, i fattorini in bicicletta o in motorino indossano tutte le protezioni necessarie per prevenire i sinistri: casco, giacca con catarifrangenti, guanti e ginocchiere. L’abbigliamento può variare anche sulla base delle condizioni meteorologiche.

Inoltre, per essere un buon rider è necessario conoscere bene la città dove si lavora: per consegnare la merce nel minor tempo possibile è bene capire quale sia la strada più breve e conveniente da prendere, nel rispetto delle norme del Codice della Strada.

Il lato positivo di questa professione è la possibilità di gestire il proprio lavoro in base ai propri tempi e fornire le disponibilità in funzione dei propri impegni. Inoltre, un altro punto a favore è la questione dei pagamenti, che spesso avvengono a cadenza settimanale.

La regolamentazione e le tutele legate alla professione

Come detto sin dall’inizio, quella del rider è una professione che ha destato l’interesse della politica soprattutto con l’esplosione del fenomeno ai tempi della pandemia. Garantire un salario minimo ai fattorini e fornire le tutele e il sostegno necessario di fronte a infortuni o altri eventi è il minimo che un lavoratore possa richiedere. Anche per questo motivo si sono susseguite numerose proteste dei rider che chiedevano maggiori tutele.

Di recente, è stato pubblicato un provvedimento in Gazzetta Ufficiale che regola questo tipo di lavoro. Il rider viene spesso inquadrato tramite una collaborazione, determinata da un atto scritto, che viene definita “etero-organizzata” e che rientra nella disciplina propria del lavoro subordinato.

Grazie a questa nuova normativa, i fattorini in bicicletta possono godere di maggiori tutele in merito a una retribuzione di base, che si calcola a ore e non più a consegne, e all’obbligatorietà di una copertura assicurativa. Inoltre, nel caso in cui il lavoro si svolga nell’orario notturno, in giornate festive o in condizioni meteo avverse, la retribuzione viene integrata con il 10% in più.

Infine, un’ultima importantissima novità riguarda il riconoscimento ai corrieri del cibo anche della copertura assicurativa obbligatoria INAIL per coprire gli eventuali infortuni o le malattie professionali correlate all’attività svolta.

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