Come cambia il lavoro nel 2022

Giorgia Bonamoneta

31 Dicembre 2021 - 22:30

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Smartworking, digitalizzazione, investimenti nel green sono solo alcuni dei punti di svolta del lavoro che si affaccia al 2022 (entro 2030). Ma come cambierà il lavoro? Ecco qualche spunto.

Come cambia il lavoro nel 2022

Il dubbio su come e quando cambierà il mondo del lavoro non fa dormire nessuno tranquillo, in particolar modo donne e giovani, che in questi due anni di pandemia hanno visto diminuire le opportunità per il futuro, pensione compresa. Ma quindi come cambierà il lavoro del 2022? Potrebbero le nuove competenze, portate proprio dai giovani, a dare una nuova spinta al mercato del lavoro?

Secondo lo studio Il futuro delle competenze in Italia di EY e Manpower group il mercato del lavoro italiano è in un trend di progressiva e crescente polarizzazione. “Le professioni in crescita sono il 37,5%, mentre quelle in calo il 47,7%”. Vediamo quali sono quelle professioni in crescita secondo lo studio e perché le dimissioni in massa sono dovute in parte al calo delle richieste per determinate professioni.

Come cambia il lavoro: i settori emergenti nel 2022?

Il lavoro è destinato a cambiare, a seguire, anzi inseguire le tecnologie e le politiche, come la creazioni di posti di lavoro nel settore green. Secondo Andrea D’Acunto, people advisory services leader di EY Italia, intervistato dal Sole 24 ore, ha sottolineato che l’85% delle professioni attualmente censite cambierà, cioè aumenterà o diminuirà nel prossimo decennio.

In generale quindi, il mercato del lavoro è in rapida evoluzione, soprattutto se si somma alle nuove tecnologie lo shock prodotto dal coronavirus. Ma quali sono i trend per il futuro del mercato del lavoro? Secondo lo studio sopra citato, saranno 5 i megasettori che cambieranno entro il 2030. Sono:

  • Innovazione tecnologica
  • Cambiamento modelli lavorativi
  • Mutevoli sfide di carattere sanitario
  • Scarsità delle risorse naturali
  • Cambiamenti climatici

I 5 settori si possono quasi tutti far rientrare in un quadro più ampio di digitalizzazione e transizione verde, come commenta anche Stefano Scarpetta, direttore area Lavoro e affari sociali all’Ocse.

Come cambia il lavoro durante e dopo l’anno delle dimissioni di massa

L’economia italiana è in crescita e sta rispondendo meglio di altri Paesi alla pandemia di coronavirus e all’impatto della variante Omicron. Secondo lo studio di EY e Manpower group maggiori posti di lavoro si avranno proprio nel settore salute, e in generale nella cura delle persone, quello digitale e dell’energia rinnovabile. E gli altri?

I posti a rischio sono quelli ad alta possibilità di automazione e a bassa qualifica. Questi dati si traducono in un grafico delle previsioni di assunzioni.
Le previsioni sono suddivise in settori:

  • commercio, previsioni assunzioni 40%;
  • industria, previsioni assunzioni 30%;
  • pubblica amministrazione, previsioni assunzioni 54,46%;
  • costruzioni, previsioni assunzioni 45,86%.

Ma non c’è solo l’aspetto delle basse assunzioni o dell’automazione, va tenuta in considerazione anche l’opinione delle persone che ritengono (8 su 10) di meritare di più. L’ultimo rapporto del Censis ha registrato nei primi mesi 2021 un picco di dimissioni volontarie (circa il 65%). Per invertire la tendenza delle dimissioni le aziende devono investire sui talenti.

Come cambia il lavoro: smartworking

L’introduzione forzata dello smartworking è destinata a segnare un cambio di passo e un cambio nel lavoro del futuro. Lo smartworking è sempre più regolamentato e, per garantire la salute mentale e lo spazio privato dei lavoratori da casa, il lavoro ha subito un cambiamento strutturale: da orario a obiettivi.

Sono le esperienze di smartworking vissute da migliaia di italiani a cambiare il mondo del lavoro, con dipendenti che danno sempre maggior importanza al tempo, all’autonomia e alla flessibilità. Le aziende, anche per impedire le dimissioni di massa sopra descritte, dovranno andare incontro ai giovani, alle donne e una maggiore attenzione per il tempo dell’individuo.

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