Cina, coronavirus già a ottobre? Le accuse degli atleti dei Mondiali militari

Alessandro Cipolla

07/05/2020

24/08/2021 - 15:52

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In Cina l’epidemia da coronavirus sarebbe stata in corso già a ottobre: diversi atleti che hanno partecipato in quel periodo ai Giochi Mondiali militari tenuti proprio a Wuhan hanno avuto influenze con sintomi riconducibili al COVID-19.

L’epidemia da coronavirus potrebbe essere stata in atto in Cina già ad ottobre, diversi mesi prima che il governo di Pechino a inizio gennaio iniziasse a prendere dei provvedimenti come la chiusura del mercato di Wuhan avvenuta il 1 gennaio.

Proprio nella stessa città cinese, divenuta ora tristemente famosa per essere stato il primo focolaio del COVID-19 ma dove ha anche sede un laboratorio di massima sicurezza per la ricerca dei virus animali, tra il 18 e il 27 ottobre si sono svolti i Giochi Mondiali militari.

Leggendo le testimonianze di diversi atleti della delegazione italiana, ma le stesse accuse sono arrivate anche da altri Paesi, molti dei partecipanti ai Giochi avrebbero avuto sintomi influenzali riconducibili al coronavirus.

Una ipotesi questa che in qualche modo troverebbe riscontro dalle notizie che arrivano dalla Svezia, dove sarebbe stato certificato che ci sono stati due casi di coronavirus nelle delegazione che ha preso parte ai Mondiali militari di Wuhan.

Il coronavirus in Cina già a ottobre?

Ancora non si hanno verità scientifiche su quando è comparso il COVID-19, ma i Giochi Mondiali militari che si sono svolti a Wuhan lo scorso ottobre sono tornati a essere al centro delle attenzioni dopo le polemiche che ci sono state negli Stati Uniti.

Negli Usa infatti inizialmente da alcuni complottisti la ciclista Maatje Benassi era stata accusata di essere stata “l’untrice” in patria, illazioni poi rivelatesi completamente infondate.

La donna infatti ha preso parte ai Giochi, recandosi anche presso l’ospedale della cittadina cinese a causa di una caduta e per questo additata erroneamente come la paziente zero negli States.

Adesso invece a riaccendere i riflettori è stata un’intervista rilasciata a L’Equipe dalla pentatleta francese Elodie Clouvel, dove l’atleta transalpina ha rivelato di avere avuto dei seri problemi respiratori che per il medico militare sarebbero stati dei “sintomi evidenti da coronavirus”.

Come lei anche l’altro pentatleta Valentin Belaud avrebbe avuto gli stessi sintomi, ma il Ministero della Difesa francese ha smentito che a loro risultino dei casi sospetti tra la delegazione ai Giochi.

La testimonianza di Tagliariol

A rilanciare però i sospetti di Elodie Clouvel è stato Matteo Tagliariol, schermidore nostrano che ha fatto parte della delegazione italiana, circa 200 persone in tutto, che ha preso parte ai Mondiali militari di Wuhan.

Al ritorno in Italia sono stato male tre settimane - ha dichiarato Tagliariol - E’ stata piuttosto virulenta, con patologie respiratorie: è vero che sono asmatico e dunque un’influenza mi prende tendenzialmente ai bronchi, ma non sono stato meglio dopo dei cicli di antibiotico. Dopo tre settimane è andata via e non mi è più venuta”.

Lo spadista ha poi aggiunto che “quando si è cominciato a parlare del virus, senza nessuna competenza medica, mi sono detto: allora l’ho preso. Ho 37 anni, sono sportivo, sono stato davvero molto male rispetto ai miei standard”.

In totale ai Giochi di Wuhan hanno preso parte circa 10.000 atleti provenienti da 110 Paesi, ma finora soltanto la Svezia ha parlato di due casi tra i propri atleti.

Se invece dovesse essere confermato che diversi altri partecipanti hanno contratto il coronavirus, questo andrebbe a confermare come in Cina il COVID-19 in verità circoli da molto prima della sua datazione finora ufficiale.

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