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di Glauco Maggi

Chi è pro Trump dice la verità quando lo interroga un sondaggista?

Glauco Maggi

2 novembre 2020

Chi è pro Trump dice la verità quando lo interroga un sondaggista?

Il metodo di Trafalgar Group smentisce la maggioranza dei sondaggi e dà Trump vincente.

L’incubo dei Democratici, a poche ore dalla apertura dei seggi, si chiama Robert Cahaly. E’ il capo-analista del Trafalgar Group, società di sondaggi a tendenza repubblicana, che ebbe qualche momento di celebrità nel 2016, appena dopo il voto che ridicolizzò i sondaggi del mainstream. Essi erano tutti orientati alla vittoria di Hillary Clinton, con l’eccezione di Rasmussen che nell’ultimo sondaggio pre voto aveva dato i due sfidanti pari al 44%.

I media si accorsero delle previsioni di Trafalgar, allora controcorrente, quando era troppo tardi per prenderlo sul serio: infatti, nell’ultima settimana, aveva dato, per esempio, Trump vincitore per due punti in Michigan, per 4 in Florida, per 7 in Georgia, Stato in cui ha sede il sondaggista anomalo. Oggi Cahaly conferma la sua caratteristica di bastian contrario, ed è impossibile ignorarlo dopo la performance di quattro anni fa. Dal suo sito, il 1° novembre, ho ricavato i “verdetti finali” che ha rilasciato su una dozzina di Stati, tra i quali i cosiddetti “stati swing”, ballerini, i più importanti per la vittoria finale.

Biden è in testa in tre stati, ma è battuto negli altri nove. Minnesota (45,9% per Biden, 43,7% per Trump), Nevada (49,4% a 47,1%), Wisconsin (46,1% a 45,4%). Trump supera il Democratico in Arizona (47,5% a 45,2%); Florida (48,4% a 46,1%); Michigan (46,5% a 45,9%); Pennsylvania (46,7% a 45,8%); Nord Carolina (48,8% a 46%); Ohio (47,6% a 43,9%); Georgia (49,8% a 43,3%); Texas (49,4% a 43,4%); Missouri (51,9% a 49,2%).

Questi ultimi tre stati vanno tradizionalmente al candidato repubblicano, ma va notato che la campagna democratica si è molto impegnata nello sforzo di strapparli al GOP in questa tornata. I distacchi, però, appaiono tali da frustrare quella ambizione. Minnesota e Nevada, dall’altra parte, sono stati vinti due volte da Obama nel 2008 e nel 2012, e dalla Clinton nel 2016, quindi il semplice fatto che il risultato emerso sia all’interno della cosiddetta forbice di errore statistico è un campanello di allarme per Biden. Il tratto generale che rende ipotizzabile una seconda consecutiva débâcle dei sondaggisti “ufficiali”, con la vittoria di Trump, è nella estrema incertezza fornita dai responsi in nove del 12 stati studiati da Cahaly.

Il Trafalgar Group è convinto che molti mentono per essere “accettati socialmente”

La media dei sondaggi nazionali curata da RealClearPolitics, il sito specializzato nella raccolta dei dati, non vede questa corsa al fotofinish ma una marcia (quasi) trionfale di Biden, che è avanti di 7,8 punti, con 51,3% contro 43,5% di Trump. E anche nella sottocategoria dei sondaggi negli Stati definiti da RCP “Battlegrounds”, stati decisivi per la battaglia, il Democratico supera il Repubblicano per 3,6 punti, 49,1% a 45,5%. Come possa, Cahaly, arrivare a conclusioni notevolmente diverse dalle rilevazioni dei media e dei sondaggisti tradizionali è presto detto: usa un metodo diverso, più sofisticato, nell’analizzare le risposte del campione di gente interpellata.

Il “valore aggiunto” alla semplice conta dei pareri a favore di un candidato o dell’altro è nel “fattore di accettazione sociale”. In altre parole, nella resistenza di tante persone a dire la verità, ossia il nome “scomodo” per la paura di essere stigmatizzati e di passare per politicamente scorretti. E’ fin dall’inizio che Trump viene presentato dai media sotto etichette degradanti: da omofobo a razzista, da guerrafondaio ad anti-islamico, da bigotto religioso a nemico delle donne. Ma non solo lui, e non solo dai media.

Come non ricordare che tra le gaffe nel 2016 di Hillary, passate alla storia, ci fu quella in cui definì i repubblicani, e chiunque appoggiasse Trump, ossia mezzo Paese, una massa di “deplorevoli”, cittadini di serie B con gli attributi che ho appena citato? Con il metodo Trafalgar, viene assegnato un certo tasso correttivo che cerca di catturare la verità non detta da certa gente, intimidita dal giudizio nazionale su presidente in carica, e restia all’idea di ammettere parlando con un estraneo al telefono ciò che ha imparato a tenere nascosto nei salotti, o nei posti di lavoro. Per salvare, appunto, la propria “accettazione sociale”. Per molti non vale la pena mettere a rischio amicizie, e farsi declassare nella loro stima, pur di essere sinceri in politica quando la polarizzazione è alle stelle.

Che la gente non sia sincera nei sondaggi è emerso l’agosto scorso anche da una specifica rilevazione di Hill-Harris: il 66% ritiene che gli altri interpellati potrebbero mentire ai sondaggisti se vengono interrogati su materie politiche, mentre solo il 34% pensa che le menzogne siano improbabili. Secondo la ricerca, la maggior parte dei repubblicani, il 70%, ha affermato che gli altri di solito mentono, rispetto al 60% dei democratici e al 67% degli indipendenti. E’ la validità della ipotesi applicata dal Trafalgar Group, in sostanza, che potrà segnare la disfatta della maggioranza dei sondaggisti anche nel 2020, e con essa la vittoria “impossibile” di Trump.

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Glauco Maggi

Giornalista dal 1978, vive a New York dal 2000 ed è l'occhio e la penna italiana in fatto di politica, finanza ed economia americana per varie testate nazionali

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