Che cos’è un’area valutaria ottimale?

La crisi dell’Euro ha portato alla ribalta la teoria delle Aree Valutarie Ottimali (AVO, in inglese “Optimum Currency Area”). Molti economisti, ma anche opinionisti di vario genere, hanno fornito spiegazioni sulla crisi sostenendo che l’Eurozona sarebbe un’area valutaria non ottimale (a volte definita area valutaria pessima). Date queste premesse, il collasso della moneta unica è quindi inevitabile.

In questo articolo vogliamo fornire una breve spiegazione di cosa sia un’area valutaria ottimale, in particolar modo riportando le definizioni che importanti economisti del ’900 hanno fornito sull’argomento. In un articolo successivo stabiliremo se l’Europa può essere definita un’area valutaria ottimale e se la stessa teoria delle aree valutarie ottimali sia, almeno logicamente, valida.

Friedman prima di Mundell

La teoria delle aree valutarie ottimali si fa comunemente risalire al lavoro dell’economista premio nobel canadese Robert Mundell (1961). Prima di lui, un altro noto economista, Milton Friedman, nel criticare il sistema di cambio fisso, sosteneva che in un’area valutaria unica, in caso di shock asimmetrici, ossia eventi che colpiscono una regione dell’area in maniera diversa rispetto alle altre, la flessibilità di prezzi e salari avrebbe consentito un rapido riequilibrio verso la situazione precedente. Secondo l’economista americano, però, far scedere i prezzi e i salari monetari non è così semplice. Molto più semplice è invece far scendere il tasso di cambio.

Il lavoro seminariale di Friedman ha allora spinto Mundell a studiare in che modo e a quali condizioni un’area valutaria ottimale può sostenere uno shock asimmetrico.

Cosa si intende per shock asimmetrico?

Supponiamo che l’area valutaria consista di due soli paesi, Grecia e Germania. Se le preferenze dei consumatori greci si spostano verso prodotti tedeschi (e quindi aumenta la domanda di prodotti tedeschi), osserveremo che in Germania vi sarà un aumento della produzione, dell’occupazione e dell’inflazione. In Grecia, viceversa, avremo tutto l’opposto, ossia un minor livello di produzione e occupazione.
Per ristabilire di nuovo l’equilibrio precedente, in Grecia avremmo bisogno che almeno uno dei seguenti tre rimedi diventi effettivo:

  • abbassamento dei salari monetari (e dei prezzi) in Grecia
  • migrazione di parte della forza lavoro greca in Germania
  • trasferimenti fiscali a favore della Grecia per sostenere la domanda

Quali requisiti per definire un’area valutaria ottimale?

Secondo Mundell, il cui pensiero è stato successivamente ripreso e ampliato da vari economisti, affinchè un’area valutaria possa essere definita ottimale devono essere soddisfatti i seguenti criteri:

  • flessibilità di prezzi e salari, in maniera tale che una diminuzione della domanda aggregata conduca rapidamente ad una diminuzione dei salari monetari e quindi dei prezzi
  • mobilità dei fattori produttivi, ossia capitale e lavoro
  • integrazione finanziaria nel mercato dei capitali, di modo che i tassi di interesse dei vari paesi tendano ad uniformarsi
  • libera mobilità delle merci prodotte da un paese all’altro dell’area
  • integrazione fiscale, ossia la presenza di un bilancio pubblico comune all’area valutaria, di modo che gli shock asimmetrici possano essere riequilibrati attraverso quelli che vengono chiamati «riequilibratori automatici»

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