Cassazione: emendabilità della dichiarazione anche in sede di contenzioso

Federico Migliorini

28 Gennaio 2015 - 10:25

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La dichiarazione dei redditi del contribuente, che presenta errori può essere oggetto di rettifica anche in sede di impugnazione dell’iscrizione a ruolo di un avviso bonario.

La possibilità di emendare la dichiarazione dei redditi, allegando errori, di fatto e di diritto, commessi nella redazione di quest’ultima ed incidenti nell’obbligazione tributaria è sempre concessa al contribuente, anche in sede contenziosa.

La Cassazione, con la sentenza n. 26187-, del 24 aprile 2014, dep. il 12 dicembre 2014, torna ad affrontare il tema della emendabilità della dichiarazione dei redditi, aprendo la possibilità al contribuente di poter rettificare la dichiarazione dei redditi, anche in sede contenziosa, per dimostrare ed allegare eventuali errori, di fatto e di diritto commessi.

Il contenzioso
La questione scaturisce da una cartella di pagamento notificata al contribuente per il pagamento di somme dovute all’erario e scaturenti dal controllo automatizzato delle dichiarazioni, compiuto dal fisco ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis, per le imposte dirette, e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 bis, per l’IVA. Il contribuente, adduceva semplici omissioni nella compilazione delle dichiarazioni fiscali, otteneva lo sgravio per le imposte dirette ma non per UVA, nonostante l’errore commesso comportasse l’evidenziazione di un inesistente debito verso l’erario. Pertanto la società procedeva ad impugnare l’iscrizione a ruolo anche per l’insussistenza della pretesa fiscale. Il ricorso era respinto sia in primo che in secondo grado.

Le motivazioni della Cassazione
Come accennato, la Cassazione ha espresso parere favorevole al contribuente che, evidenziando la presenza di un credito di imposta nei registri Iva, anziché un debito, come invece era erroneamente presente in dichiarazione, proponeva di poter emendare la propria dichiarazione, a fronte di una illegittima pretesa dell’Agenzia delle Entrate, sebbene generata da un mero errore di compilazione della dichiarazione.

Ai fini della emendabilità della dichiarazione anche in sede contenziosa, per la Cassazione è di fondamentale importanza la natura che riveste tale documento che essendo una mera dichiarazione di scienza costituisce soltanto un aspetto della più complessa procedura volta all’accertamento dell’obbligazione tributaria. Per questo motivo, secondo la Corte, la dichiarazione dei redditi (in questo caso Iva), può essere modificata in conseguenza dell’acquisizione di nuovi elementi di conoscenza e di valutazione anche non presi in considerazione in precedenza.

Sempre secondo la Corte, infatti, i termini di emendabilità della dichiarazione rappresentano esclusivamente un’esigenza di natura amministrativa, e come tali, da sole, non possono essere opposte alla necessità del contribuente che dimostri gli errori commessi nella compilazione della sua dichiarazione, e che come tali possono essere da lui emendati. Solo in questo modo, infatti, può essere garantito il diritto del contribuente di versare le imposte secondo il principio di capacità contributiva sancito dall’art. 53 Costituzione, ed in sintonia con il principio secondo cui i rapporti tra contribuente e fisco sono improntati al principio di collaborazione e buona fede, essendo appunto conforme a buona fede non percepire somme non dovute ancorché dichiarate per errore dal presunto debitore.

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