Caso Repsol: sintomi di un mondo che tende verso il Caos

Redazione

20 Aprile 2012 - 14:33

Caso Repsol: sintomi di un mondo che tende verso il Caos

Il mondo che conosciamo, quello in cui tutti noi siamo anti e cresciuti, sta crollando lentamente a pezzi sotto i nostri occhi. Che questo sia un bene o un male lo diranno i libri di storia del prossimo secolo, nel frattempo non possiamo fare a meno di constatare come uno dei capisaldi della stabilità nella politica internazionale, ovvero la fiducia, stia man mano venendo meno a livello globale.

Il caso Repsol

L’Argentina ha da poco deciso di requisire Ypf, la costola argentina della multinazionale petrolifera spagnola Repsol, tra le altre cose famoso sponsor della squadra ufficiale Honda nella motoGP.

L’esproprio, ovviamente atto tutt’altro che ortodosso rispetto alle consuetudini, è stato così commentato da Axel Kicillof, viceministro argentino dell’Economia: «Repsol chiede 10 miliardi di dollari per Ypf? E come viene fuori la richiesta? Di certo non pagheremo questa cifra. L’unica certezza è che Ypf ha debiti per 9 miliardi di dollari, da cui sono esclusi i danni ambientali provocati negli ultimi anni».

Punto di svolta

Tendenza verso il caos, dicevamo, ovvero un processo per cui le regole scritte o le consuetudini acquisite iniziano a non essere più rispettate.

Come nell’articolo di ieri sul debito pubblico e sull’eventualità di onorarlo, vorrei evidenziare come in questo periodo storico molte cose che davamo per acquisite (come ad esempio la solvibilità dello stato) sono arrivate al punto di poter essere messe in discussione, motivo per cui è molto importante avere un’opinione al riguardo dato che solo grazie alle informazioni si possono fare delle scelte e solo con buone informazioni si possono fare buone scelte.

Le reazioni dei garanti dello status quo

Non è un caso che proprio l’Argentina che nel 2002 ruppe l’importante consuetudine dell’onorare il debito pubblico dichiarando default sia l’attore principale della vicenda Repsol: come un bambino che si rende conto che non succede poi la fine del mondo quando combina una marachella, ma al massimo prende qualche scappellotto, le ammonizioni dei genitori iniziano a non essere più prese in considerazione.

In questo caso abbiamo gli Stati Uniti, ormai vecchio patriarca di un mondo di cui furono un padre autoritario, richiamano l’Argentina a «normalizzare» i rapporti con gli investitori stranieri. Qualcosa di molto simile a «non metterti le dita nel naso».

Gli USA hanno cercato di usare anche il solito zio burbero e risoluto, Moody’s, che ritiene «che l’esproprio senza un’adeguata compensazione da parte del Governo argentino comporti una significativa riduzione del merito di credito».

Le minacce sembrano avere scarso effetto e l’Argentina pare intenzionata a procedere lungo la sua strada. Una strada che porta verso esiti incerti di cui è difficile stabilire a priori se saranno positivi o negativi. Certamente questa vicenda, come molte altre che seguiamo quotidianamente nel mondo della finanza, segnalano un mondo in forte mutamento man mano che i garanti dello status quo perdono credibilità e potere.

Benvenuti nell’incertezza del futuro.