Camion trasportatori: nuove regole per i carichi eccezionali

Chiara Esposito

7 Novembre 2021 - 07:42

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Il decreto Trasporti e Infrastrutture infiamma i vertici di Confindustria. I danni previsti per il settore a causa delle nuove norme sono sostanziali.

Camion trasportatori: nuove regole per i carichi eccezionali

Con l’approvazione definitiva del decreto 121/2021 Trasporti e infrastrutture è stata modificata la disciplina del Codice della Strada in vigore per i trasporti eccezionali.

La riforma, con le sue limitazioni imposte sui carichi, ma non solo, solleva però già numerose critiche e perplessità da parte dei presidenti nazionali e regionali di Confindustria e c’è chi, come il presidente Carlo Bonomi, parla addirittura di «doloroso scivolone».

I rappresentanti del settore infatti, da Nord a Sud, alla luce delle recenti decisioni del Governo, lanciano l’allarme e mettono in guardia dalle nefaste conseguenze che si prospettano all’orizzonte a causa dell’applicazione delle nuove norme. Alcuni, illustrando le proprie tesi, già chiedono l’abolizione della legge stessa.

La riforma: limiti sui carichi e altre restrizioni

Le modifiche introdotte, così come dichiarato anche da Vito Grassi, presidente del Consiglio delle rappresentanze regionali e per le Politiche di coesione territoriale e vice presidente di Confindustria, riducono le attuali configurazioni dei carichi per assi e per limiti di massa.

I trasporti eccezionali di fatto, fino ad oggi, potevano arrivare fino a 108 tonnellate, ma la legge abbassa il limite a 86 tonnellate. Si potevano inoltre avere pezzi che non fossero appartenenti alla stessa categoria merceologica, neanche questo però sarà più possibile.

Il decreto infine introduce anche un limite tecnico ossia quello di avere un pezzo unico indivisibile per poter integrare con altri pezzi il carico fino alla capacità massima del mezzo.

Viene quindi spontaneo chiedersi come sia possibile pensare di modificare in breve tempo uno standard operativo e produttivo che, come sottolinea anche Confindustria Bari Bat, è stato un riferimento per diversi decenni. La manovra in sintesi costerà tempo poiché comporterà senza dubbio una revisione totale dell’impianto logistico delle aziende.

Cosa cambia il decreto? Le conseguenze

La conseguenza pratica più evidente è che ci potrebbe essere bisogno di più viaggi per trasportare la stessa quantità di merce. Più Tir sulle strade in poche parole.

Sempre il presidente di Confindustria Bari Sergio Fontana manifesta allora una chiara perplessità e sferra un attacco:

«Mentre i Paesi del G20 si impegnano a ridurre le emissioni, l’Italia che fa? Si contraddice e impone un aumento delle emissioni nocive e del traffico su gomma, chiedendo alle imprese di impiegare un numero maggiore di Tir per suddividere in più tranche i carichi dei trasporti eccezionali. Così, in molti casi, serviranno tre mezzi al posto di uno».

A questa già problematica conseguenza di tipo ambientale però se ne potrebbe aggiungere un’altra ovvero la scarsità di organico in molte zone del territorio italiano. La difficoltà nel reperire gli autisti è infatti una realtà tristemente nota.

Lavori rallentati: ritardi sulle opere pubbliche

Ultimo, ma non meno importante, per i detrattori del decreto è critico l’impatto dello stesso sulle costruzioni e in particolar modo sui settori manifatturieri direttamente connessi all’attività dei trasporti eccezionali. Materiali a rischio sono acciaio, grandi travi in calcestruzzo e blocchi di pietra ovvero tutto il necessario per il mondo delle costruzioni.

Il commento di Grassi in merito si fa quindi contestuale al periodo di forte incentivo alle infrastrutture che a suo giudizio l’Italia sta vivendo:

«In una fase in cui il Paese sta procedendo alla realizzazione di numerose grandi opere, questa modifica comporterebbe maggiore congestione di traffico e un conseguente aumento dei tempi di consegna con seri aggravi sui costi di realizzazione, già stressati dalla crescita fuori controllo dei prezzi delle materie prime».

A suo giudizio quindi i lavori saranno rallentati, un’effetto negativo in forte controtendenza con la velocità con cui molti Paesi europei si affrettano invece a investire le risorse del Recovery Fund nelle proprie opere strategiche.

La richiesta di abolizione

Le nuove disposizioni adottate infine vengono ritenute inutili perché, sempre a dire di Grassi, «già da tempo gli enti stradali concedono le autorizzazioni caso per caso, infrastruttura per infrastruttura, in funzione delle condizioni strutturali delle strade e delle opere d’arte».

Inascoltata poi fu la proposta formulata tempo fa da Confindustria per l’istituzione di una commissione tecnica ministeriale volta a definire percorsi nazionali e locali abilitati ai trasporti eccezionali su strada, capace quindi di monitorare lo stato delle infrastrutture e individuare i necessari interventi di messa in sicurezza.

In virtù di queste constatazioni e di tutti gli svantaggi precedentemente descritti quindi Confindustria chiede al Governo e al Parlamento di procedere all’immediata soppressione della norma riportando la disciplina alla sua formulazione attualmente in vigore.

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