Il CTS chiese la zona rossa a Bergamo il 3 marzo: il documento che lo prova

Stando al verbale del CTS, in data 3 marzo gli esperti suggerirono di istituire una zona rossa nel bergamasco, ma questo appello rimase inascoltato da parte di governo e Regione Lombardia che da mesi si rimpallano le responsabilità.

Il CTS chiese la zona rossa a Bergamo il 3 marzo: il documento che lo prova

Cosa è successo veramente per la mancata istituzione della zona rossa in Val Seriana a inizio marzo ancora non è dato sapere, c’è un’inchiesta della magistratura a riguardo, ma nel frattempo adesso almeno un aspetto è stato chiarito.

Da un verbale del Comitato Tecnico Scientifico del 3 marzo infatti emerge chiaramente come, vista l’evoluzione della situazione sanitaria nel bergamasco, secondo gli esperti si sarebbe dovuto adottare “le opportune misure restrittive già adottate nei Comuni della zona rossa al fine di limitare la diffusione dell’infezione nelle aree contigue”.

Tradotto il CTS aveva suggerito a chi di dovere di istituire anche nei comuni di Alzano e Nembro una zona rossa come fatto poco prima nel lodigiano, il primo di focolaio di coronavirus in Italia insieme a quello veneto di Vo’ Euganeo.

Alla fine la zona rossa arrivò soltanto con il DPCM del 9 marzo quando il governo mise in lockdown tutto il Paese, mentre il 7 marzo si era deciso di dichiarare tutta la Lombardia zona arancione.

Questo però non evitò la tragedia del bergamasco, con le cose che molto probabilmente sarebbero andate in maniera differente se il governo o la Regione Lombardia avessero subito chiuso la zona.

Zona rossa a Bergamo: l’appello inascoltato del CTS

Dai verbali del CTS almeno adesso sappiamo una cosa certa: il team degli esperti istituito dal governo a inizio febbraio per monitorare la questione coronavirus, il 3 marzo raccomandò l’istituzione di una zona rossa nei comuni di Alzano e Nembro.

Nel tardo pomeriggio sono giunti all’Istituto Superiore di Sanità i dati relativi ai Comuni di Alzano Lombardo e Nembro. Al proposito è stato sentito per via telefonica l’assessore Gallera e il direttore generale Cajazzo che confermano i dati relativi all’aumento. I due Comuni si trovano in stretta prossimità di Bergamo e hanno una popolazione rispettivamente di 13.639 e 11.522 abitanti. Ciascuno dei due paesi ha fatto registrare attualmente oltre 20 casi, con molte probabilità ascrivibili a un’unica catena di trasmissione. Ne risulta pertanto che l’R0 (cioè l’indice di contagio, ndr) è sicuramente superiore a 1, il che costituisce un indicatore di alto rischio di ulteriore diffusione del contagio. In merito il Comitato propone di adottare le opportune misure restrittive già adottate nei Comuni della zona rossa al fine di limitare la diffusione dell’infezione nelle aree contigue. Questo criterio oggettivo potrà, in futuro, essere applicato in contesti analoghi.

Stralcio del verbale del 3 marzo
Stralcio del verbale n.16 del 3 marzo 2020 della riunione presso la Protezione Civile

Resta anche il mistero dei 370 uomini tra Esercito e Forze dell’Ordine che arrivano a Bergamo il 5 marzo quando sembrava essere tutto pronto per la zona rossa, solo che l’ordine di avviare la procedura alla fine non arrivò.

Su di chi sia stata la responsabilità adesso sta indagando la Procura di Bergamo, con Regione Lombardia e governo che si rimpallano la responsabilità di una mancata zona rossa che forse avrebbe potuto salvare diverse vite, visto nel lodigiano dove si è chiuso subito si sono riscontrati poi numeri molto inferiori di decessi rispetto alla Val Seriana, entrata in lockdown invece soltanto il 9 marzo.

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