Burden sharing: cos’è, come funziona e le differenze col bail-in

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Burden sharing: cos'è, come funziona e le differenze col bail-in

Cos’è il burden sharing e come funziona? Ecco quali sono le differenze tra questa procedura e il bail-in.

Burden sharing: cos’è, come funziona e le differenze col bail-in - Il Monte dei Paschi di Siena non è riuscito a portare a termine con risorse private l’aumento di capitale da 5 miliardi richiesto dalla Banca Centrale Europea, operazione che l’istituto senese contava di chiudere entro la fine dell’anno.

Lo scorso 22 dicembre l’aumento privato è naufragato definitivamente, soprattutto a causa dell’uscita di scena del fondo sovrano del Qatar (QIA), il quale avrebbe dovuto fare da anchor investor. La raccolta si è fermata sotto la soglia dei 2,5 miliardi, ovvero la metà di quanto l’istituto pensava di incassare: l’asticella non è andata oltre i 2,45 miliardi di euro.

Nella notte il governo ha varato un decreto, battezzato “salva-risparmio”, per la ricapitalizzazione di Mps. Successivamente la Banca Centrale Europea ha innalzato la richiesta di capitale aggiuntivo a 8,8 miliardi: di questi, 6,6 saranno versati dallo Stato, mentre i restanti 2,2 saranno a carico di altri soggetti.

Mps: burden sharing o bail-in?

Fallito l’aumento privato, lo Stato è intervenuto mettendo a disposizione un fondo da 20 miliardi di euro da destinare agli aumenti di capitale delle banche più in difficoltà: non solo Mps, dunque, ma anche le due venete, Carige e all’occorrenza anche le good bank nate dalla risoluzione di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara.

Si tratterebbe, in questo caso, di una ricapitalizzazione preventiva, di carattere precauzionale. Ed è qui che entra in gioco il concetto di burden sharing, di cui molto si è parlato ultimamente, soprattutto in relazione al bail-in. Ma cos’è il burden sharing? Come funziona? E qual è la differenza tra burden sharing e bail-in?

Burden sharing: cos’è e come funziona?

Il fallimento della soluzione di mercato può sfociare in due alternative: burden sharing (la ricapitalizzazione precauzionale) o bail-in (la risoluzione, che comporta delle conseguenze molto più traumatiche).

Il burden sharing - che letteralmente significa “condivisione degli oneri” - è una procedura contemplata dalla normativa in vigore fino alla fine del 2015.

In caso di dissesto di un istituto di credito, era previsto che prima dell’intervento dello Stato venisse ridotto il valore nominale delle azioni e delle obbligazioni subordinate (o la conversione in capitale di queste ultime).

In pratica questo meccanismo è ancora applicabile alle banche solventi, che però sono state bocciate agli stress test a cura dell’EBA: è il caso di Mps, il cui ampio fabbisogno di capitale è stato certificato dall’Autorità Bancaria Europea proprio a fine luglio.

Nel dettaglio, per evitare che la situazione degeneri, lo Stato può mettere sul piatto dei fondi pubblici, a patto però che vi sia una condivisione degli oneri. Gli azionisti e i possessori di obbligazioni subordinate partecipano al rischio, mentre i correntisti sono maggiormente tutelati, a differenza di quanto accade con il bail-in.

Burden sharing: cos’è? Le differenze col bail-in

Il bail-in è entrato in vigore il primo gennaio di quest’anno e - come si legge in una nota di Bankitalia - prima del coinvolgimento del Fondo di risoluzione prevede

“la riduzione del valore nominale non solo delle azioni e delle obbligazioni subordinate, ma anche dei titoli di debito più senior, quali le obbligazioni ordinarie e i depositi di importo superiore ai 100.000 euro”.

Il bail-in segue una determinata gerarchia: esso viene infatti applicato prima alle alle azioni, poi agli altri titoli di capitale e ai debiti subordinati, ai debiti chirografari, (incluse le obbligazioni ordinarie emesse dalla banca in crisi) e infine ai depositi sui conti correnti superiori ai 100.000 euro.

Burden sharing: cos’è? Può coesistere col bail-in?

A questo punto la domanda sorge spontanea: se il burden sharing è stato sostituito dal bail-in a partire dal primo gennaio 2016, allora perché viene ancora indicato come una strada percorribile nel caso di Mps?

La risposta arriva dalla sentenza relativa al salvataggio di 5 istituti sloveni emessa della Corte di Giustizia europea lo scorso 19 luglio. La Corte ha di fatto legittimato la coesistenza del burden sharing e del bail-in, sottolineando che quest’ultima procedura, per quanto corretta, non è necessariamente obbligatoria. Ad ogni modo - recita il verdetto - l’aiuto di Stato va limitato al minimo necessario.

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