Ormai sembrano non esserci dubbi: l’IPO di Facebook si è rivelata un fallimento ed è necessario salvare il salvabile, almeno la reputazione del social network da novecento milioni di utenti. Basti considerare che nell’operazione gli investitori retail hanno bruciato circa 600 milioni di dollari.
Secondo le indiscrezioni provenienti dai media e dagli analisti statunitensi, dopo le azioni legali intraprese da alcuni azionisti contro Morgan Stanley e il social network, la soluzione che verrà adottata sarà uno spostamento del marchio dall’indice Nasedaq al Nyse, notizia che ha destato grandi preoccupazioni nei manager dell’indice tecnologico di Wall Street sul quale è quotato il titolo Facebook.
A causare grandi danni per gli azionisti è stato il calo dei prezzi del social network non comunicati prima del lancio dell’IPO. Del resto, non sarebbe la prima volta che una società sfrutti, in occasioni del genere, uno stratagemma simile per accrescere il proprio tornaconto prendendo denaro dagli azionisti retail.
Ad ogni modo, lo scandalo di Facebook ha portato le azioni pagate 38 dollari ognuna a 33 dollari nel giro di poche ore. Certamente si tratta di una situazione preferibile al crollo delle quotazioni, ma resta il fatto che il debutto in borsa è iniziato con il piede sbagliato e, per compensare, potrebbe appunto intervenire il paventato passaggio del marchio al listino Nyse.
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