Brent e WTI in ribasso del 2% dopo il report dell’OPEC, pesa l’eccesso di produzione

I prezzi di brent e WTI continuano a crollare bruscamente lunedì; l’OPEC presenta oggi le sue stime di produzione non incoraggianti. La sovrapproduzione negli USA diminuirà solo a fine anno.

I futures del petrolio scendono bruscamente lunedì, con i prezzi di brent e West Texas Intermediate (WTI) giù più del 2% sulle preoccupazioni per l’eccesso di produzione.

Nel suo report mensile pubblicato nel corso della giornata, l’OPEC ha presentato la sua stima sulla crescita della produzione per il 2015 dei Paesi fuori dal cartello dell’OPEC: ben 420.000 barili al giorno. Aggiunge, inoltre, che la produzione di petrolio negli Stati Uniti potrebbe iniziare sensibilmente solo alla fine dell’anno.

L’OPEC (Organization of the Petroleum Exporting Countries) ha anche tagliato le sue previsioni sulla domanda del proprio petrolio nel 2015 a poco più di 29 milioni di barili al giorno, in calo di 100.000 barili rispetto alla stima precedente.

Venerdì scorso, l’Agenzia internazionale per l’energia (AIE) ha avvertito che una ripresa del prezzo del petrolio è rimasto fragile a causa del rimbalzo della produzione negli Stati Uniti. L’agenzia ha aggiunto che ogni stabilizzazione del mercato del petrolio è tenue e apparente.

Petrolio BRENT e WTI qual è la differenza? Quale costa di più e perché?

Sul New York Mercantile Exchange, il petrolio greggio con consegna nel mese di aprile ha colpito un minimo di sessione di 43,57 dollari al barile, un livello che non si vedeva da marzo 2009, scambiato poco prima a 43,90 dollari, in calo di 94 centesimi, o 2,1%.

Nel frattempo, il greggio USA con consegna a maggio è sceso di 91 centesimi, o 1,93%, scambiato a 46,15 dollari dopo aver toccato un minimo intraday di 45,87 dollari.

I futures del petrolio al mercato di New York sono crollari di 4,76 dollari, o 9,61%, la scorsa settimana, la quarta perdita settimanale consecutiva e la più grande dall’inizio di dicembre.

Prezzo del petrolio: crollo del 9%, pesano il super dollaro e la sovrapproduzione

Sull’ICE Futures Exchange di Londra, il brent con consegna a maggio è sceso di 1,30 dollari, o 2,37%, scambiato a 53,71 dollari al barile. All’inizio della giornata, i prezzi hanno toccato i 53,53 dollari, il minimo dal 2 febbraio.

Il prezzo del brent sul mercato di Londra è crollaro di 4,95 dollari, o 8,47%, la scorsa settimana, la seconda perdita settimanale consecutiva.

Nel frattempo, lo spread tra i contratti sul greggio WTI e sul brent si attesta a 7,56 dollari al barile, rispetto ai 7,95 dollari alla chiusura degli scambi venerdì.

I prezzi del petrolio sono diminuiti drasticamente negli ultimi mesi: l’OPEC si ha rifiutato le richieste di tagliare la produzione, mentre gli Stati Uniti hanno estratto petrolio al ritmo più rapido in oltre tre decenni, creando un eccesso di fornitura globale.

Il dollaro USA si prende una pausa dal suo recente rally, a due giorni dalla riunione di politica monetaria della Federal Reserve che inizierà martedì.

L’indice del dollaro statunitense, che misura la forza del biglietto verde contro un paniere ponderato di sei principali valute, è sceso dello 0,85% a 99,86, dopo aver colpito un massimo intraday a 100.71, un livello che non si vedeva dall’aprile 2003.

L’euro è scivolato a 1,0471 dollari all’inizio della sessione asiatica, per poi tornare attorno a 1,0607 dollari, in crescita giornaliera dell’1,05%.

Il sentiment sulla moneta unica rimane ribassista, sulla divergente politica monetaria della Federal Reserve e della Banca centrale europea.

Investitori e forex trader tengono gli occhi puntati alla dichiarazione della Federal Reserve di mercoledì in cerca di un segnale che indichi una banca centrale pronta a rialzare i tassi di interesse.

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